Pubblicato il: ven, Mag 15th, 2015

Conoscere l’Islam per sradicare i pregiudizi, intervista ai Giovani Musulmani Italiani

di Serena Santoro

Omar Abdel Aziz è responsabile pubbliche relazioni dei Giovani Musulmani d’Italia, un’associazione di promozione giovanile indipendente fondata nel 2001 da un gruppo di giovani musulmani. L’associazione riunisce un’ampia fascia di giovani, dai 14 ai 30 anni, accomunati dalla fede musulmana e dal sentirsi interamente cittadini italiani. Li abbiamo intervistati al fine di conoscere il pensiero, la fede e i valori dei giovani musulmani che vivono in Italia.

A mesi di distanza dai fatti di Charlie Hebdo, come giudicate le reazioni del mondo musulmano? Sono state sufficienti?

Omar Abdel Aziz, responsabile pubbliche relazioni Gmi

Sì, da parte della comunità islamica araba europea c’è stato un grande gesto, la reazione è stata forte. All’interno dei musulmani d’Occidente ci sono sicuramente dei contrasti con le frange delle comunità europee estremiste. Noi come musulmani moderati, o meglio come unici musulmani, abbiamo uno scontro con queste frange dell’Islam, sia in Italia che in Europa, uno scontro continuo ed ideologico. Questi pochi facinorosi riescono a mettere in secondo piano i valori dei musulmani che condannano l’estremismo e il terrorismo, valori che sono anche europei. Poche persone però riescono a coprire a livello mediatico queste differenze. Noi riconosciamo un problema come comunità, ci sono, non riconoscerlo sarebbe falso ed ipocrita. Lo scontro è continuo e l’idea che ne esce dell’Islam è errata.

Credete che la laicità possa essere l’unica soluzione o una delle soluzioni al fondamentalismo estremista? Le altre soluzioni?

La laicità sì, il laicismo no. Siamo per un modello di laicità all’italiana e non alla francese, nel quale venga garantito a tutti il diritto alla libertà religiosa. Non siamo per l’eliminazione di tutti i simboli religiosi, personalmente credo che il crocifisso sia una buona cosa e non mi dà fastidio. Se le istituzioni avessero un rapporto meno scontroso con noi, saremmo i migliori interlocutori contro il terrorismo, conosciamo le loro dinamiche e possiamo spiegare come funziona la comunità islamica. Le frange estremiste sono importate da paesi esterni, in cui i figli delle famiglie disagiate, per sentirsi parte di un progetto grande ed inclusivo, aderiscono ai programmi dell’Arabia Saudita.

Esistono dei dettami religiosi che potrebbero essere mal interpretati dagli jihadisti? Nelle fonti religiose esistono ad esempio riferimenti a guerre?

Esistono dei versetti, che devono essere contestualizzati in un preciso periodo storico. Alcune frange, però, prendono questi versetti e li considerano attuali, piegando il loro contenuto a proprio piacimento. I grandi sapienti dell’Islam dicono che alcuni versetti sono attualizzabili ad oggi, altri no, come alcuni che risalgono al momento in vita del Profeta. Esiste uno scontro, soprattutto con chi pensa che non si debba vivere in Occidente, e ripropone il tempo passato delle crociate.

Quanto l’estremismo è influenzato dal fatto che l’Islam non disponga di un’unità centrale? Un’unità centrale aiuterebbe a dissociare in modo più chiaro il fondamentalismo dall’Islam e a contestualizzare, dichiarando eventualmente certe fonti desuete?

Non influisce, la non presenza di un’unità centrale è funzionale ad evitare che ci sia un clero illuminato e intimidatorio. I Grandi Sapienti offrono una guida alla lettura dei testi, oggi ad esempio ci sono dei commentari del Corano – sempre curati dai Sapienti – che consentono facilità di interpretazione.  Una comprensione fluida rende la lettura dei testi più tranquilla e variabile, è un fatto positivo. La maggior parte dei musulmani condanna le frange estremiste.

Qual è il rapporto tra Islam e politica? Come descrivereste l’Islam contemporaneo?

Esiste un collegamento, per i musulmani l’Islam non è solo spiritualità personale ma è uno stile di vita. Nel Corano ad esempio ci sono diversi riferimenti alla spiritualità collettiva, all’azione politica, al principio di giustizia, al dovere di combattere la corruzione, all’aiutare il prossimo, al vivere la politica seguendo i valori islamici. È l’idea di vivere in virtù dei propri principi, dando un contributo alla società. Per quanto riguarda il potere, l’Islam è incline ad uno sviluppo del sistema democratico, lo stesso Profeta aveva consigliato la consultazione. Non c’è contrasto tra l’Islam e i valori della democrazia occidentale, tra cui la libertà, la partecipazione politica e il principio della maggioranza. Oggi c’è una deriva autoritaria ma non significa che sia legittimata.

Logo Gmi Fonte: Facebook

Anders Breivik uccise 69 socialdemocratici sull’isola norvegese di Utoya. Brevik, cattolico dichiarato, viene considerato un folle, senza alcuna considerazione delle sue motivazioni religiose. Esiste quindi un pregiudizio sull’Islam e se sì, a cosa è dovuto?

No, non si tratta di un pregiudizio ma di una facilità mediatica. È a livello mediatico e politico che viene alimentato lo scontro di civiltà, e su questo le destre europee e i partiti xenofobi hanno gioco facile. Bisogna conoscere le vere motivazioni, analizzare in profondità e interrogarsi sul perché gli estremisti, nella follia, compiano questi gesti. Noi condanniamo la situazione di paesi come l’Iraq, che hanno subito occupazione americana. Alcuni folli potrebbero essere ad esempio stimolati da un’ingiustizia subita. Condanniamo in ogni caso entrambi.

La satira in Europa, anche la più estrema, è tendenzialmente accettata in quanto ritenuta espressione di libertà. Si crea un problema con le culture e i paesi che non hanno la medesima concezione. Pensate che la satira andrebbe fatta solo con chi condivide gli stessi strumenti?

La libertà di satira è giusta, anche se non crediamo che dovrebbe toccare gli aspetti religiosi, nel rispetto della sensibilità altrui. Non siamo per una satira estrema ma non per questo le stragi vanno comprese. Anche quando la satira riguarda la religione, la violenza va rifiutata, è una strada inutile.

Pensate che l’Occidente di oggi sia senza valori? Pensate che i giovani terroristi cresciuti in Europa abbiano paradossalmente trovato nella violenza ciò che l’Occidente non ha saputo dare loro? Che ruolo gioca la ghettizzazione sociale?

Il capitalismo estremo ghettizza tutte le persone disagiate. Alcuni trovano conforto nelle droghe e negli stupefacenti, altri finiscono per identificarsi con una religiosità estrema, attinta casualmente, creando un’identità estremista.  È il caso dei giovani delle banlieue francesi, il sistema non li integra, e nel vuoto desiderano sentirsi parte di un programma più grande. L’Occidente ha valori, soprattutto attinti dalla tradizione cristiana, anche se oggi c’è una disvalorizzazione e si parla di radici cristiane solo in contrapposizione alle islamiche. La ricerca dell’identità non va però trovata nello scontro e nell’attribuzione di un’etichetta. Esistono dei valori universali e umani, musulmani, cristiani e non religiosi.

Cosa pensate della richiesta di una maggiore trasparenza nelle “moschee”, ad esempio attraverso le prediche in italiano? Cosa rispondete a chi è convinto che nelle moschee si trasmetta odio? 

Le prediche sono già in italiano. Oltre alle cerimonie in arabo, sono disponibili le traduzioni per i fedeli. Siamo quasi due milioni di musulmani in Italia, la seconda religione del Paese, e se nelle moschee venisse comunicato l’odio, qualcosa sarebbe già accaduto. Abbiamo buoni rapporti con i servizi segreti e la Digos, noi li accettiamo sempre in caso di chiarimenti, senza nascondere nulla. Esistono dei singoli Imam tendenti a posizioni estremiste ma sono già stati sottoposti a rimpatrio dal Ministero dell’Interno. Come Gmi, ad esempio, facciamo parte delle tavole per l’Islam italiano del Ministero dell’Interno, avendo un dialogo costante e quotidiano con le istituzioni. In ogni caso le prediche sono aperte e si possono venire ad ascoltare. La maggiore trasparenza dipende poi dalle singole moschee, noi ad esempio abbiamo raccolto l’invito del Comune di Milano. Non dobbiamo nascondere nulla e le seconde generazioni si offrono spesso per le traduzioni.  

Un'immagine del direttivo Gmi Fonte: giovanimusulmani.it

Il direttivo dei Giovani Musulmani d’Italia

Sdoganiamo il preconcetto dell’Islam antifemminista, che spesso viene contrapposto alla libertà femminile occidentale.

Nella comunità araba esiste una forte tendenza al maschilismo, all’uomo padrone e alla famiglia patriarcale. L’Islam però non ha un aspetto antifemminile: le donne hanno svolto un ruolo determinante, come ad esempio la moglie del Profeta, che era una mercante e grande imprenditrice, oppure un’altra moglie, Aisha, insegnante religiosa. Questi sono i riferimenti ai testi sacri, poi che i musulmani non si comportino così è un altro discorso. In Arabia Saudita la tendenza al maschilismo è forte, al contrario ad esempio della zona turca. I musulmani non arabi di oggi sono più vicini al mondo musulmano rispetto agli stessi arabi. I paesi arabi stanno vivendo una regressione ma dovranno essere le donne le prime a doverne uscire, attraverso una rilettura originaria delle fonti. Nella nostra rete di seconda generazione non abbiamo nessun genere di maschilismo.

Cosa vi ha dato di positivo l’Occidente e quali valori stimate di questo continente? Credete che il mondo arabo necessiti di una sorta di “illuminismo”, seppure con le sue peculiarità?

Valori universali come vivere dignitosamente e in modo libero sono grandi valori di Dio, e l’Islam li abbraccia. La giustizia e aiutare il prossimo sono valori sia musulmani che europei. Due anni fa ad esempio ero in Egitto durante un colpo di stato, e se non avessi avuto il passaporto italiano non sarei ora qui. C’è bisogno di un illuminismo, ma sarà diverso da quello europeo, partendo dalla rilettura originaria dei testi coranici e affermando il diritto alla libertà e alla vita dignitosa. Bisogna tornare alle fonti originarie e attingere a principi come libertà ed equità sociale.