Pubblicato il: Sab, Mar 14th, 2015

Vicenza, turismo accessibile al MOVE!: etica ed estetica nella progettazione inclusiva dell’universal design

di Beatrice Manzato

Dal 13 al 15 marzo la Fiera di Vicenza ha ospitato MOVE! il Salone Professionale del Turismo e dell’Ospitalità Universale, ex Gitando, ormai consolidato appuntamento internazionale del turismo accessibile. Un mercato europeo che vale 800 miliardi e riguarda 12 milioni di persone in Italia, che raramente viaggiano da sole, attraendo ulteriore fatturato.

Questa tre giorni si è affermata nel corso degli ultimi anni come meta di riferimento del turismo inclusivo, settore in cui la Regione Veneto si mostra leader, anche a livello internazionale.

Tra gli espositori dell’evento fieristico vicentino, tutt’altro che locale, enti pubblici e privati, non solo italiani ma di diversi paesi europei, come Austria, Portogallo, Slovenia, Croazia e Romania. Oltre alla Commissione Europea, la Regione Veneto, l’ENAT (European Network for Accessible Tourism), la Fiera di Vicenza S.p.a. e Village for all V4A®, MOVE! è partner di UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite), del New York City Mayors Office for People with Disability e dell’Istituto Europeo di Design.

Le novità

Nei tre giorni di Fiera, suddivisa in quattro macro aree tematiche – accoglienza del turista, shopping e servizi, attività sportive e di svago, mobilità e viaggi – le novità più attese dal pubblico sono state il Meeting Internazionale del Turismo Accessibile, con un focus sulle soluzioni proposte dal design universale, e la presentazione di una “Suite4all” disegnata dall’Architetto Simone Micheli in collaborazione con Roberto Vitali. Un esempio di progettazione inclusiva, prototipo di una stanza d’albergo lussuosa e funzionale che mira a sconvolgere e rivoluzionare i criteri estetici di una camera d’albergo normalmente riservata alle persone con disabilità.

Tra gli ospiti principali del Salone anche V4A, che ha presentato grandi novità per le strutture ricettive, come V4Ainside, un software progettato dallo stesso Vitali, presidente di V4A e portavoce del Comitato per la Promozione e lo Sviluppo del Turismo Accessibile del Ministero del Turismo. Un sistema che raccoglie i dati di ogni struttura e permette, tramite schede preimpostate, di verificare e valutare i criteri di accessibilità della struttura turistica esaminata, consentendole poi di accedere all’elenco delle migliorie da intraprendere a livello strutturale, comunicativo e organizzativo.

Accessibilità e design

L’accessibilità universale è un approccio progettuale di cui si parla oramai da 50 anni. «Tutti siamo disabili» spiega Igor Zanti (Ied) «perché la persona di altezza o vista media usata spesso come parametro nella realtà non esiste». «L’universal design deve progettare qualcosa che sia accessibile a tutti, e non solo per le disabilità motorie, ma anche per gli over 65 e i bambini».

La mostra-installazione realizzata per Move! da Simone Micheli con Village for All. La suite con bagno risponde alle esigenze di ogni possibile fruitore e rompe con il passato, proponendo una concezione anche estetica delle camere d’albergo per disabili.

Un concetto di ospitalità accessibile, inteso in senso ampio, che si applica oggi a differenti categorie di disabilità e non soltanto alla mobilità ridotta. Obesità, intolleranze e allergie alimentari, cecità e sordità, diabete e dialisi sono solo alcune delle esigenze specifiche a cui le strutture e i servizi che si dichiarano accessibili devono poter rispondere, permettendo un accesso sempre più universale e inclusivo ad una vacanza senza ostacoli o limitazioni.

Una progettazione inclusiva che però deve superare le incongruenze, unendo l’etica, intesa come utilizzabilità, all’estetica, ovvero l’oggetto di design, come dimostrano i nuovi sanitari per le aziende, nei quali una modifica impercettibile dell’altezza garantisce un’accessibilità universale. «Oggi non può più esserci una progettazione fine a se stessa ma è necessario tenere presente la sensibilità della storia più recente. Per progettare bisogna partire dai bisogni e dalle esperienze sul campo, requisiti propedeutici ad una legiferazione europea» continua Zanti. Ma non solo, sono anche necessari adeguati percorsi di formazione per i progettisti di domani. L’Istituto Europeo di Design, a tal proposito, ha previsto nel proprio programma un corso interamente dedicato all’accessibilità che, con la creazione di progetti universali e sostenibili, e il contributo di professionisti del settore, è in grado di costruire una progettazione sempre più vicina alle necessità. Una suggestione in via di sviluppo.