Pubblicato il: mer, Dic 10th, 2014

Perché un Pride a Verona: «Una città di discriminazioni, intolleranza e crimini d’odio»

di Serena Santoro

Il Verona Pride 2015 è il primo pride del Triveneto, che torna a Verona dopo ben 14 anni di distanza dall’ultima manifestazione. Il Pride, ufficialmente presentato nella sede di via Antonio Nichesola 9, è organizzato da Arci Verona, Arcigay Pianeta Urano, Arcilesbica Verona, Brigitte Bardot, Io sono minoranza, Lieviti, Milk Center Verona e Romeo In Love, con il supporto di tutte le associazioni del Nord est. Il Pride consisterà in una serie di eventi e culminerà in una marcia dell’orgoglio lesbico, gay, bisessuale e transessuale nelle vie del centro di Verona il prossimo sabato 6 giugno 2015.

Perché c’è ancora bisogno di un Pride in Italia? «L’Italia è uno dei pochi stati dell’Unione Europea in cui non esiste ancora una legge contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Inoltre, è uno dei pochi paesi in cui le unioni tra persone dello stesso sesso non sono in alcun modo riconosciute» spiega Luigi Turri, vicepresidente del comitato Verona Pride.

Fonte: comunicato stampa

Ma soprattutto perché un Pride a Verona? «La città scaligera è ancora un laboratorio di discriminazioni, intolleranza e crimini d’odio che si manifestano nelle forme più cruente o apparentemente più moderate» incalza Turri.

Verona è una città dove vivono migliaia di persone lgbtqi che sono spesso relegate ad una clandestinità sociale e culturale. E non è nemmeno casuale la scelta di farlo quest’anno. Oltre al trentesimo compleanno del movimento lgbt veronese, nel 2015 cade anche il ventennale della mozione numero 336, una mozione omofobica con la quale Verona nel 1995 – unica città in Europa – respinse l’applicazione della risoluzione europea in materia di diritti civili e pari opportunità. L’anno scorso, quando la mozione aveva già 18 anni, un ordine del giorno ne ha tentato la rimozione, ma fu respinto con 17 voti contrari e 7 favorevoli.

In occasione del voto i consiglieri espressero la loro opinione. Il consigliere Zelger: «Non c’era nulla di offensivo nella mozione del 1995», il consigliere Di Dio «Queste proposte vengono create solo con il fine di creare scompiglio», il sindaco Tosi «Definire omofoba quella mozione sarebbe stato offensivo nei confronti di chi la votò».

“L’omosessualità contraddice la stessa legge naturale e l’applicazione della risoluzione europea avrebbe effetti fortemente negativi sulla formazione psicologica e umana dei giovani” recita la mozione, che ha impegnato l’amministrazione comunale a non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali.

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Una politica di stampo omofobo che, denuncia il comitato, non si limita al Comune ma coinvolge l’intera Regione Veneto. Infatti, nonostante la Giunta regionale si fosse impegnata a combattere ogni forma di discriminazione legata all’orientamento sessuale e al genere, quest’anno ha istituito la festa della famiglia naturale. Una ricorrenza in occasione della quale le scuole devono promuovere la collaborazione dei principi educativi, culturali e sociali su cui essa si basa, discriminando la diversità.

Il comitato Verona Pride chiede quindi a Comune e Regione:

  • l’abrogazione della mozione regionale 270 del Consiglio della regione Veneto del 2014, della mozione comunale 336 del 1995 e dell’ordine del giorno Zelger 426 del 2014;
  • il riconoscimento delle coppie di fatto e dei matrimoni contratti all’estero nei registri dello stato civile;
  • l’impegno dei comuni per il rispetto delle differenze e dell’inclusione e l’adesione alla Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per l’orientamento sessuale e l’identità di genere;
  • la promozione e il finanziamento di progetti di formazione e sensibilizzazione alle tematiche lgbt e la preparazione di adeguato personale scolastico nelle scuole al fine di accogliere figli e figlie di famiglie lgbt seguendo le proposte dell’Unar e del Dipartimento delle pari opportunità;
  • l’integrazione delle persone lgbt anziane;
  • il potenziamento dei consultori;
  • le campagne informative per il diversity management e la gestione di risorse umane attraverso la valorizzazione delle differenze.

Tra i diversi eventi che anticiperanno la marcia finale anche “Dyke on Bike”, una biciclettata organizzata da Padova a Verona da Arcilesbica. «In questa città i rigurgiti fascisti sono ancora troppo forti e l’omofobia dilaga anche a livello istituzionale» sostiene Elena Toffolo, segretaria nazionale di Arcilesbica, che sottolinea l’esigenza della visibilità lesbica in un Pride.