Pubblicato il: mar, Ott 21st, 2014

Staffetta solidale per la mortalità infantile, una corsa contro il tempo

di Chiara Gagliardi

Una corsa che metaforicamente diventa una corsa contro il tempo, perché i minuti per salvare la vita di un bambino sono davvero pochi. Save the children, rete internazionale di associazioni non governative per la difesa della salute e dei diritti dei bambini, lo ricorda costantemente: nonostante il problema non affligga le nazioni più agiate, la mortalità infantile è ancora un’emergenza globale. E dedicare anche solo un momento a tutti i neonati in difficoltà è un atto d’amore: per questo motivo è stata organizzata a Roma la staffetta Race for survival. A prendere parte all’evento saranno oltre duecento bambini: in contemporanea, si correrà anche in altri quarantanove paesi di tutto il mondo.

La scritta "Every child" protagonista della staffetta. Fonte: Adnkronos

La scritta “Every child” protagonista della staffetta.

La staffetta solidale è stata organizzata in concomitanza con l’uscita del rapporto Nati per morire. Indice di rischio mortalità mamma-bambino, che fornisce dati sconcertanti sulla situazione globale. Africa sub-sahariana e Asia meridionale sono i luoghi del mondo più a rischio, complici le precarie situazioni sanitarie, il mancato accesso alle cure durante la gravidanza e la malnutrizione ancora presente. In Africa sub-sahariana addirittura 1 bambino su 11 nati perde la vita prima del compimento dei 5 anni. Le cause di un 1/3 di queste morti sono da attribuire a polmonite per il 15%, a diarrea per il 9% e a malaria per il 7%.

L’epidemia di ebola in Sierra Leone, Guinea e Liberia sta mietendo altre vittime, soprattutto fra i giovanissimi. In questi paesi ben 2,5 milioni di bambini con età inferiore ai 5 anni sono esposti al rischio del contagio del virus.

La mortalità è però un fenomeno che colpisce non solo i bambini ma anche le loro giovani madri: su oltre 7 milioni di adolescenti madri dai 15 ai 19 anni, 70000 di loro perdono la vita con la nascita del figlio.

Il numero di «mamme bambine» è altissimo soprattutto in Ciad e in Nigeria. In Ciad ad esempio 152 bambini ogni 1000 nascono da mamme adolescenti, e di queste solo il 23% ha accesso ad un numero minimo di cure prenatali.

La Somalia è all’ultimo posto dell’indice di rischio mortalità mamma-bambino con 180 decessi ogni 1000 nati, mentre l’Italia si trova al diciannovesimo posto della classifica, in una zona «non pericolosa» ma comunque in una posizione più alta di quello che si potrebbe pensare. Il direttore della sezione italiana di Save the children, Valerio Neri, commenta: «È inaccettabile che ogni giorno 17mila bambini continuino a morire per cause banali, come una diarrea o una polmonite, e che milioni ogni giorno debbano vivere in paesi molto difficili, in condizioni di povertà, violenza, mancanza di cure e cibo, in una continua sfida contro la morte».

Lo sport sostiene inoltre una giusta causa: all’evento presenzierà il campione di nuoto Massimiliano Rosolino, mentre le federazioni del Lazio di podistica ed atletica leggera aiuteranno nello sviluppo della staffetta solidale. I duecento bambini che prendono parte alla corsa passeranno il testimone ai loro coetanei, nel ricordo di tutte le piccole vite spezzate dalla mancanza di mezzi per sopravvivere. Le soluzioni per prevenire la mortalità infantile sono spesso semplici e di facile applicazione, ma non sempre l’attenzione delle grandi organizzazioni si concentra su questo problema. Drammaticamente vere sono le parole di Neri: «È inaccettabile che un bambino debba rischiare la vita solo per essere nato nel posto sbagliato».

@chia0208