Pubblicato il: mar, Set 30th, 2014

Stato Islamico, le reazioni dei musulmani su Twitter

di Giulia Mazzetto

Di fronte al quotidiano orrore perpetuato dallo Stato Islamico, in tanti chiedevano una netta presa di posizione, nel senso di una decisa condanna da parte del mondo musulmano moderato. La risposta è arrivata dal Regno Unito, dove con la campagna #NotInMyName, rivolta direttamente al Califfato, molti musulmani, soprattutto giovani, hanno manifestato senza mezzi termini la loro protesta contro i terroristi, gridando al mondo la loro assoluta estraneità e non condivisione dei propositi di chi distorce e vuole imporre con la violenza la fede islamica.

Uno dei tweets ironici, nell'ambito dell'iniziativa #MuslimApologies. (Fonte: nuzzel.com)

Uno dei tweets ironici, nell’ambito dell’iniziativa #MuslimApologies.

A lanciare l’iniziativa, dopo la barbara uccisione di David Haines e il rapimento di Alan Henning, è stata l’organizzazione londinese Active Change Foundation, che tramite il video messo in rete il 10 settembre scorso ha dichiarato che: «l’uccisione di un uomo innocente non ha giustificazione in nessuna religione né cammino di vita». Attraverso la campagna i musulmani britannici hanno voluto affermare a gran voce il loro rifiuto dell’IS, della sua ideologia e delle sue atroci azioni e dimostrare che quella gente non può e non deve essere considerata rappresentante della fede islamica o della comunità musulmana nel suo complesso. Un vero e proprio ripudio dei fondamentalisti che, a detta del fondatore di ACF Hanif Qadir «non sono veri musulmani, non praticano i veri insegnamenti dell’Islam, e sono nemici di tutta l’umanità». L’iniziativa della folta schiera dei musulmani britannici, è stata subito seguita dai rappresentanti di molti altri paesi, in primis Francia, Norvegia e Germania, che hanno organizzato manifestazioni di dissenso verso le posizioni espresse dall’IS.

Ma la campagna ha generato anche una reazione diversa in una parte di musulmani che, se da un lato si è sentita in dovere di marcare apertamente la distanza tra la vera fede islamica e la propaganda terroristica dei seguaci di Al-Baghdadi, in questi giorni è tornata a farsi sentire, recapitando un messaggio al mondo occidentale con il nuovo hashtag #MuslimApologies. Il significato è estremamente semplice: «non dobbiamo scusarci se una minoranza di estremisti propone un’idea di Islam che la maggioranza dei musulmani non condivide», e utilizza l’ironia per rapportarsi a quella sorta di islamofobia che spesso, in reazione alle azioni dei gruppi islamici fondamentalisti, finisce per addossare a coloro che professano la religione musulmana stereotipi e luoghi comuni non del tutto veritieri.

In modo satirico, molti giovani di fede musulmana hanno così twittato finte scuse per tutto ciò che viene, a torto o a ragione, collegato al mondo islamico, addossandosi le colpe per gli studi nel campo della matematica e della medicina, per scoperte ed invenzioni come caffè, occhiali, shampoo, macchine fotografiche e scacchi, ma anche sarcasticamente per entrambe le guerre mondiali, per la crisi finanziaria e persino per la morte del Re Leone nel cartone Disney, portando l’hashtag #MuslimApologies in cima ai trend topics in Gran Bretagna. Si tratta evidentemente di tweets volutamente esasperati e giocosi, ma che sottolineano la frustrazione di alcuni musulmani nei confronti delle percezioni errate che gli occidentali qualche volta hanno in tema di Islam.

Secondo i promotori di questa contro-iniziativa, la costante richiesta di scuse musulmane implica due cose: innanzitutto che i musulmani sono considerati un gruppo totalmente omogeneo nel suo genere, senza alcuna distinzione, e in secondo luogo che continuano a non essere veramente accettati come parte della società occidentale. Il messaggio veicolato sui social è perciò molto chiaro: la campagna #NotInMyName, oltre a distogliere l’attenzione dalle reali cause che hanno portato alla situazione attuale, accentuerebbe l’islamofobia e le discriminazioni perché, se doverosa è la richiesta di una presa di posizione che condanni fermamente azioni terribili come quelle poste in atto dai militanti dell’ISIS, tutt’altra storia è la ricerca di scuse per qualcosa che non si ha fatto e verso cui si dimostra di non aver nulla a che fare.