Pubblicato il: ven, Lug 18th, 2014

Immigrazione negli USA, il dibattito politico si fa sempre più acceso

di Riccardo Venturi

Negli Stati Uniti l’annosa questione dell’immigrazione illegale continua ad essere al centro del dibattito politico: nel 2014 si è registrato un flusso record di passaggi oltreconfine tra Messico e Texas. Rispetto all’anno precedente, i dati ufficiali della polizia di frontiera riportano un aumento del 69%. Da gennaio, circa 90.000 migranti (molti dei quali minori) hanno tentato il disperato viaggio della vita verso nord. Una vera e propria emergenza umanitaria che Washington non può più ignorare.

Cartello al confine tra USA e Messico

Per questo motivo, Barack Obama ha già chiesto al Congresso lo stanziamento di 3,7 miliardi di dollari, budget ritenuto necessario per migliorare l’organizzazione delle forze di frontiera e facilitare le procedure per il rimpatrio degli “irregolari”. Inoltre, il presidente insiste per un maggiore coordinamento fra le diverse agenzie deputate al controllo dei confini e gli uffici che si occupano di immigrazione. Tuttavia, l’attivismo mostrato su questo tema non lo esime da critiche bipartisan; se i repubblicani, capeggiati dal governatore texano Rick Perry, accusano la Casa Bianca di muoversi con “estrema leggerezza”, l’ala più vicina alle minoranze ispaniche del Democratic Party non accetta un indurimento della linea inclusiva che ha caratterizzato le campagne elettorali del 2008 e del 2012.

Nel frattempo, due parlamentari texani hanno presentato una proposta di legge volta a cambiare l’attuale quadro giuridico e superare lo stallo del Congresso sulla riforma dell’immigrazione. Entrambi avvocati, il repubblicano John Cornyn e il democratico Henry Cuellar vorrebbero modificare la norma del 2008 che garantisce protezione speciale ai migranti minorenni non accompagnati che si trovano su suolo statunitense. Con la legge di sei anni fa, l’amministrazione Obama voleva farsi carico della situazione e mettere freno al sempre più frequente traffico di minori, rendendo più complicate le procedure per il loro rimpatrio in Centro e Sud America. Secondo Cornyn e Cuellar, invece, questa spianerebbe la strada all’immigrazione irregolare, con le famiglie che manderebbero avanti i bambini per ottenere il cosiddetto “permiso”. Al contrario, la nuova proposta faciliterebbe il respingimento dei minori e dovrebbe così rappresentare un deterrente per l’illegalità. Favorire l’immigrazione regolare servirebbe a far passare il destino di migliaia di bambini da percorsi controllati e legali, arginando il fenomeno dei “viaggi della disperazione” e i conseguenti rischi.

I veti incrociati e l’immobilismo politico rischiano di far aumentare le dimensioni dell’emergenza in corso. Dei 90.000 migranti del 2014, quasi metà sono minori provenienti da Messico, Honduras, El Salvador e Guatemala. Storie di povertà e degrado che hanno come protagonisti bambini e adolescenti che scappano dalla violenza o dalla miseria. Il tasso di omicidi in Honduras è elevatissimo: da gennaio il totale di minorenni assassinati è salito a 409, il 77% in più rispetto al 2013. Per molti, l’unico modo per sfuggire a tutto questo è provare a oltrepassare il Rio Grande e chiedere asilo politico, anche a costo di finire in mano ai cartelli della droga (sempre più coinvolti nel business del traffico di esseri umani).

Inoltre, il confronto politico è fermo anche su un caso spinoso, quello del giornalista José Antonio Vargas. Vincitore del premio Pulitzer, ma immigrato irregolare, è stato recentemente arrestato a McAllen, in Texas. Vargas è divenuto famoso dopo aver raccontato la sua storia personale sul New York Times, nel 2011. Di origini filippine, arriva negli Stati Uniti a dodici anni e va a vivere con i nonni in California; a sedici scopre di essere un “illegale” e decide di vivere con i documenti falsi fino a quando non rivela la sua condizione e produce un report sulla sua vita, “Documented”. Nonostante ciò, Vargas non ha mai avuto problemi con le autorità fino alla sua recente visita in Texas. Pur essendo stato rilasciato dopo poche ore, il giornalista dovrà presentarsi davanti a una corte che potrebbe decretarne l’espulsione. La foto di Vargas in manette ha avuto grande impatto mediatico e la decisione su un immigrato che ha lavorato ed avuto successo negli USA, quindi esempio perfetto dell’American Dream (ideale che ha dei contorni di sacralità al di là dell’Atlantico), potrebbe destare scandalo e complicare ulteriormente la situazione.

Il giornalista José Antonio Vargas

Gli americani sono comunque convinti che l’immigrazione sia una della questioni centrali da affrontare. Secondo un sondaggio di Gallup, il 17% della popolazione a stelle e strisce lo ritiene “il problema più grave”. Un record che non si registra dal 2006 (19%).  Con la richiesta di ulteriori fondi al Congresso, Obama sembra deciso ad assecondare chi chiede una linea più intransigente ed arginare il sempre più consistente flusso di clandestini, mentre il Paese si domanda se questa sia la strada più umana ed efficace da seguire.