Pubblicato il: ven, Lug 4th, 2014

Caso Aldrovandi, disposto il sequestro dei beni degli agenti condannati

di Stefania Manservigi

È scattato il sequestro, da parte della Corte dei Conti, dei beni dei quattro agenti condannati in via definitiva per l’omicidio di Federico Aldrovandi, il diciottenne deceduto nel 2005 a Ferrara a seguito di un controllo di polizia.

Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi.

Il sequestro, di natura conservativa, è stato disposto dalla sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna della Corte dei Conti e si riferisce ai circa 1.870.000 euro individuati dalla procura come danno erariale e offerti a suo tempo, dopo la condanna di primo grado nel luglio 2009, dal Ministero degli Interni alla famiglia di Federico a titolo di risarcimento.

I quattro agenti, Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri ed Enzo Pontani, sono chiamati quindi a restituire, ora, quanto anticipato a suo tempo dallo Stato per un totale di circa 467.000 euro ciascuno.

A tal proposito è stata notificata in questi giorni la misura che prevede il sequestro di un quinto dello stipendio, dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari di proprietà dei quattro agenti fino alla concorrenza dell’importo complessivo.

Soddisfatto il commento da parte di Patrizia Moretti, la madre di Federico: «È la vera giustizia che cammina, che va avanti, fa i suoi passi e mette a poco a poco a posto le cose.»

Una notizia positiva che, aggiunta a quella della notifica di un provvedimento simile a cinque poliziotti del G8 per le percosse a un minorenne, apre nuovi scenari alla battaglia intrapresa in questi anni affinché anche chi porta una divisa possa essere chiamato a rispondere dei reati commessi, senza corsie preferenziali. A tal proposito la Moretti commenta: «Probabilmente stanno mettendo a posto tutte queste ingiustizie. Forse, spero, è la nuova linea di una Polizia che non vuol più veder sporcata la propria divisa. Una linea giusta perché quanto fatto da queste persone rappresenta un danno enorme al corpo cui appartengono, ben al di là di un semplice danno di immagine. Alla fine anche i poliziotti vengono messi di fronte alle loro responsabilità. E questo è semplicemente giusto.»

È la parola giustizia, in effetti, la parola che più si respira nelle cronache di questi casi giudiziari. Giustizia, quella che aspettano ancora la famiglia Cucchi, la famiglia Uva e come loro molte altre vittime di servitori dello Stato che non hanno mai pagato per i crimini commessi.

@stestefyz