Pubblicato il: mar, Giu 24th, 2014

Immigrazione, nuove misure per controllare la fuga dal Messico verso gli Usa

di Giulia Mazzetto

La nuove misure ordinate d’urgenza del Presidente americano Obama sull’immigrazione illegale producono di fatto un’ammissione: il flusso di migranti, soprattutto minorenni, nel primo periodo del 2014 ha colto di sorpresa e rappresenta un problema serio che può sfociare in una crisi umanitaria e politica. Il Presidente Usa ha annunciato perciò nuove misure per rafforzare i controlli ai confini, soprattutto in Texas, dove si sta verificando un vero e proprio boom di donne e minori che provengono dal vicino Messico, senza alcun documento di riconoscimento. I passi successivi dovrebbero consistere nel dislocamento di vari giudici nelle aree di confine per velocizzare la burocrazia delle richieste di asilo e dell’eventuale immediato rimpatrio degli adulti illegali e nell’utilizzo di braccialetti elettronici per caviglia al fine di controllare che chi viene rilasciato non tenti di rientrare subito o riesca a scappare dai centri allestiti per coloro che attendono udienza sulle loro richieste.

La frontiera tra Messico e Stati Uniti.

Secondo i repubblicani, l’ondata di arrivi sarebbe dovuta al Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), il programma voluto nel 2012 da Obama che si fonda sul presupposto che un minore di 15 anni che abbia attraversato illegalmente, da solo o con un genitore, il confine statunitense debba ricevere un trattamento differenziato ed in qualche modo “privilegiato” rispetto alle regole destinate agli adulti irregolari. Il programma stabilisce, infatti, che sia impedito il rimpatrio forzato dei ragazzi che nel frattempo abbiano frequentato le scuole americane o prestato servizio militare nel Paese, entrati negli Usa entro il 15 giugno 2007. Dalla sua entrata in vigore, nel luglio 2012, il programma DACA, amministrato da US Citizenship and Immigration Services (USCIS), ha ricevuto quasi 675.000 applicazioni e ora si sta avvicinando la data per la prima ondata di richieste di rinnovo, che possono essere inoltrate con scadenza biennale.

Il proposito del DACA è sicuramente lodevole: concedere sollievo temporaneo dal rimpatrio forzato a giovani privi di documenti entrati nel confine americano, consentendo loro di perseguire le proprie ambizioni liberi dalla paura di essere deportati. Questi giovani hanno usato il loro nuovo status per iscriversi nei settori dell’istruzione superiore, perseguire opportunità di lavoro e accedere ai servizi bancari e ad altre risorse essenziali. Tuttavia, a detta dell’ala repubblicana, l’annuncio avrebbe creato confusione e false speranze, spingendo migliaia di genitori a tentare di fare passare il confine ai propri figli dai paesi limitrofi, agognando per loro una vita migliore negli Usa e fomentando così l’immigrazione irregolare. La Casa Bianca ha poi promosso anche una normativa che mira a supportare i ricongiungimenti familiari, se i padri e le madri sono entrati negli Stati Uniti per lavorare onestamente, regola tuttavia applicabile soltanto ai giovani e ai bambini arrivati prima del 2011 e non riguardante quindi la nuova ondata di illegali.

Le autorità americane non erano preparate alla gestione di un flusso tanto consistente di arrivi: o meglio, le aspettative erano state considerate, ma in numero decisamente più basso. Basti pensare che se nel 2011 i bambini non accompagnati che attraversavano il confine sono stati poco più di 13.000, tra il 2012 e il 2013 sono addirittura raddoppiati, toccando quota 25.000 e per la fine del 2014 sono attese punte tra i 60.000 e i 90.000 minori. Obama ha chiesto 2,3 miliardi di dollari per fronteggiare l’emergenza: 140 milioni in più di quanti ne aveva richiesti al Congresso in occasione del budget annuale.

Le uniche immagini scattate da un fotografo della Associated Press nel centro di detenzione temporanea per minori di Nogales, in Arizona.

L’impreparazione dell’Amministrazione Democratica si è palesata anche in una recente polemica relativamente al centro di detenzione Nogales, adibito in Arizona, all’interno del quale nell’ultimo mese sarebbero stati “ammassati” i numerosi piccoli migranti non accompagnati, entrati illegalmente nel Paese e provenienti principalmente da Messico, San Salvador, Guatemala e Honduras, durante il periodo di attesa per il disbrigamento delle pratiche del giudizio per immigrazione clandestina. Il centro risulta interdetto ai giornalisti e soltanto la settimana scorsa, dopo molte insistenze da parte della stampa e delle associazioni per i diritti umani, preoccupate per le voci relative alle condizioni igienico-sanitarie della struttura, è stato permesso l’ingresso ad alcuni reporter e qualche scatto all’interno ad un fotografo della Associated Press. La situazione rivelata è buona per ora, ma pur sempre precaria visto l’afflusso decisamente superiore alle previsioni, la diversità delle età dei piccoli “ospitati” e le lungaggini burocratiche che inevitabilmente li aspettano non potendo essere rimpatriati senza un genitore pronto ad accoglierli.

È perciò evidente che, sulla gestione della tematica dell’immigrazione, Obama gioca una partita fondamentale, soprattutto in vista delle elezioni midterm di novembre: veementemente criticato in materia dai repubblicani, secondo un recente sondaggio Gallup, il 65% degli interpellati non si dice soddisfatto del suo operato, con la conseguenza che due americani su tre per ora bocciano la sua azione.