Pubblicato il: mer, Giu 18th, 2014

Ragazzi israeliani rapiti, torna alta tensione tra Israele e Palestina

di Giulia Mazzetto

Le foto dei tre ragazzi israeliani scomparsi, simbolo della campagna #BringBackOurBoys.

Sono passati ormai cinque giorni da quando tre ragazzi israeliani – Gilad Shaar, 16 anni, Naftalì Frenkel, 16, ed Eyal Yifrach, 19 – giovanissimi studenti di una scuola rabbinica, sono scomparsi in Cisgiordania, nei dintorni di Hebron. Il premier israeliano in un comunicato ha espressamente affermato che Israele considera l’Autorità Nazionale Palestinese responsabile della sorte dei dispersi, causando, di fatto, il primo serio incidente da quando è stato raggiunto l’accordo tra Hamas e l’Olp, che ha aperto la strada a un governo palestinese di unità nazionale.

I tre ragazzi sono stati visti salire su una macchina con targa israeliana dopo aver deciso di tornare a casa facendo l’autostop, come loro consuetudine. Da quel momento di loro più nessuna notizia, solo la sparizione e il successivo ritrovamento dell’auto sulla quale viaggiavano, bruciata, in Cisgiordania. Sembra che sia stata ricevuta una rivendicazione da un gruppo terroristico salafita, quasi sconosciuto, “Daulat al-Islam”, la cui attendibilità risulta tuttavia ancora al vaglio degli inquirenti, che per ora non escludono alcuna ipotesi: dalla peggiore, il timore di una fine cruenta, alla possibilità che subito dopo il rapimento i ragazzi siano stati separati, rendendo così più difficili le ricerche, fino al loro eventuale trasferimento al di fuori di Israele.

A livello politico, la situazione si sta rendendo incandescente: il premier israeliano Netanyahu ha duramente attaccato Hamas giudicandola direttamente coinvolta nel rapimento e ha incolpato il Presidente palestinese Abu Mazen, nonostante egli abbia espresso ferma condanna per l’accaduto, poiché l’episodio si è verificato in territori sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Dal canto suo, Hamas ha seccamente negato il suo coinvolgimento e il suo portavoce, Sami Abu Zuhri, ha bollato l’accusa israeliana come “una stupidata”. Il Segretario di Stato Usa John Kerry ha parlato con il Presidente palestinese Abu Mazen dell’intera faccenda, visto che, tra l’altro, uno dei tre ragazzi ha anche la cittadinanza americana, esprimendo solidarietà alle famiglie, come ha fatto anche il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki Moon. Il premier Benyamin Netanyahu ha presieduto una riunione di sicurezza con i responsabili delle ricerche e ha detto di aver «dato ordine di fare ricorso a tutti i mezzi a nostra disposizione per rintracciare i rapiti, impedire che siano trasferiti a Gaza o altrove e per preparare le nostre forze a qualsiasi scenario», prospettando infine un “prezzo duro” per i responsabili, già parzialmente concretizzatosi negli arresti compiuti negli ultimi giorni di oltre 150 palestinesi, tra cui dieci deputati di Hamas.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato Hamas del rapimento dei tre ragazzi.

L’Unione Europea utilizza la voce della rappresentante per la politica estera Catherine Ashton per chiedere il rilascio immediato dei ragazzi, perché non siano minati gli sforzi per incoraggiare la ripresa dei negoziati di pace. Anche in Italia sono state numerose le reazioni: la Comunità Ebraica di Milano, per bocca del suo Presidente Walker Meghnagi, esprime sconcerto per il rapimento dei tre ragazzi e spera in una rapida e positiva conclusione della vicenda, mentre il Presidente dell’Ucei, Renzo Gattegna, riferisce «profonda inquietudine e il riaffacciarsi di dolori e preoccupazioni che spesso hanno attraversato questi anni difficili per il Medio Oriente». Il presidente della Comunità di Roma, Riccardo Pacifici, ha inoltre rivolto un appello al presidente del Consiglio Renzi e alla Ministra degli Esteri Mogherini «affinché la voce dell’Italia possa pesare nello sforzo internazionale e i tre giovani ragazzi israeliani rapiti vengano liberati».

L’episodio sta creando un’eco non indifferente anche su social network e media internazionali: l’Università di Haifa ha lanciato la campagna “BringBackOurBoys”, divenuta trendtopic su Twitter con lo stesso hashtag e resa virale anche su Facebook, dove la pagina dedicata è costantemente aggiornata sugli sviluppi della vicenda. Il titolo dell’iniziativa è un chiaro riferimento all’analoga recente campagna “BringBackOurGirls” che si proponeva di risvegliare le coscienze relativamente al rapimento di 230 ragazze nigeriane da parte del gruppo terroristico di Boko Haram in Nigeria.

Proprio pochi giorni dopo essere stati convocati dal Papa e aver pregato tutti insieme per la pace di una regione martoriata e complessa come quella del Medio Oriente, ritorna dunque alta la tensione nella zona, nel timore che il rapimento possa degenerare in possibili scontri e ritorsioni.