Pubblicato il: mer, Mag 21st, 2014

#RightsAddict: l’omofobia in un mondo capovolto

di Vincenzo Lentini

La bandiera Rainbow al Campidoglio

Nei giorni scorsi, durante la settimana Rainbow indetta dal Comune di Roma in attesa della giornata internazionale contro l’omofobia – celebrata lo scorso 17 maggio – Fabio Morici è tornato con il sesto video della sua #RightsAddict, la campagna di sensibilizzazione per i diritti LGBT diventata ormai virale sul web.

Nel corso dei mesi, l’attore e autore romano ha cercato di capire il motivo principale per cui l’Italia faccia così tanta fatica nell’affermazione dei “diritti per tutti”, esplorando in modi diversi i tanti aspetti di un Paese alle prese con una piaga sociale, che non ha nulla da invidiare a una malattia: l’omofobia. Nel suo ultimo video, con la dissacrante ironia che lo contraddistingue, Fabio immagina un mondo al contrario, dove il coming out non è necessario, perché l’omosessualità non è mai avvertita come un problema. In questo mondo capovolto a rivendicare i propri diritti sono gli omofobi.

Sono proprio loro i bersagli di questa società immaginaria che li considera una terribile minaccia per la famiglia non-tradizionale e una «ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace». Nell’Utopia di Morici gli omofobi non possono (ancora) avere figli, perché molta gente pensa che sia giusto che un bambino debba crescere in un «ambiente sano e sereno», senza contare il fatto che se una coppia di omofobi dovesse avere un figlio gay, quest’ultimo crescerebbe sommerso in un mare di complessi. Tuttavia nessuno degli intervistati (fittizi) a cui Morici dà il volto si definisce omofobo-fobico. Gli omofobi sono ben accetti nella società, a patto «che non esternino la loro omofobia in pubblico». Del resto, a casa loro possono fare ciò che vogliono.

Fabio Morici in uno screenshot del suo ultimo video

In questo video, che come un finale di stagione chiude la serie #RightsAddict – che comunque continuerà ad essere promossa tramite svariati eventi in tutta Italia – Fabio Morici guarda un mondo al contrario, perché a volte, cambiare il punto di vista può essere la chiave di volta essenziale per il cambiamento, il passo decisivo verso il progresso. Inoltre, per la prima volta in tutta la sua campagna di sensibilizzazione dei veterosessuali, l’attore romano nomina per la prima volta la parola “omofobia”, bestia nera ancora troppo difficile da abbattere nella lunga guerra per i diritti.

«Dall’omofobia si può guarire». È questa l’ultima frase (non scritta) pronunciata da Fabio, l’unico frammento a staccarsi da quel mondo immaginato e raccontato in un minuto e 26 secondi. Una frase che è realtà. È speranza.