Pubblicato il: mar, Mag 13th, 2014

Save the Children, campagna “Illuminiamo il futuro” contro la povertà educativa

di Giulia Mazzetto

Save the Children Italia lancia la campagna “Illuminiamo il Futuro” per porre l’attenzione sulla crescente “povertà educativa” fra i minori, condizione strettamente correlata alla povertà economica, che sta privando bambini e adolescenti, nei quartieri svantaggiati di molte città italiane, di tutte le opportunità di crescita formativa e culturale.  Attraverso la presentazione del dossier “La Lampada di Aladino – L’Indice di Save the Children per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia”, la Onlus in prima linea per la tutela dei minori propone un’analisi della situazione basata su una raccolta dettagliata di dati ed indicatori su vari aspetti della povertà educativa, denunciando che la povertà strettamente economica riguarda ormai oltre 1 milione di minori distribuiti su tutto il territorio nazionale, ma, dato ancor più sconcertante, 3 milioni e 500mila bambini sono a rischio di emarginazione ed esclusione sociale.

Il logo della campagna “Illuminiamo il futuro”

Save the Children promuove fino al primo giugno 3 settimane di sensibilizzazione e raccolta fondi. Inoltre, avvia un intervento programmatico sul territorio attraverso l’apertura in 5 città (Palermo, Catania, Gioiosa Ionica, Bari e Genova) di centri significativamente chiamati, secondo il leitmotiv della storia della Lampada di Aladino, “Punti Luce” e gestiti in collaborazione con una rete di organizzazioni partner ben radicate sui territori interessati. L’esperimento, in aree caratterizzate da scarsità di servizi vuole provare a rispondere concretamente alla deprivazione educativa e culturale di tanti minori e concedere loro la possibilità di conoscere e coltivare i propri talenti. Nei centri, bambini e adolescenti potranno perciò studiare, giocare e avere accesso ad attività sportive, culturali e creative accompagnati da un piano formativo personalizzato, che permetterà loro di avere una “dote educativa”.

Oltre alla ristrettezza economica, infatti, si fa strada un tipo di povertà meno visibile e per questo maggiormente pericolosa, perchè capace di lasciare segni profondi, a volte non rimediabili, nel lungo termine. Per povertà educativa si intende quello stato di privazione della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare liberamente capacità e far fiorire talenti ed aspirazioni nel periodo in cui il capitale umano è più malleabile e recettivo, con conseguenze nel futuro educativo, lavorativo, emotivo e sociale dei giovani.

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Per documentare questa situazione e mostrarne la distribuzione territoriale, il dossier presentato ha costruito il primo e sperimentale Indice di Povertà educativa IPE, costituito da indicatori sulla copertura degli asili nido e dei servizi integrativi pubblici, di classi a tempo pieno nella scuola primaria e secondaria, di istituzioni scolastiche con servizi mensa, scuole con certificato di agibilità e aule con connessione ad internet, tasso di dispersione scolastica, bambini che siano andati a teatro o a concerti, che abbiano visitato musei o monumenti, che pratichino qualche sport e che abbiano letto dei libri. Il risultato mostra che Campania, Calabria e Puglia e Sicilia risultano le regioni in cui è più scarsa e inadeguata l’offerta di opportunità educative e formative per bambini e adolescenti, mentre al polo opposto della classifica vi sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia Romagna. Tuttavia, in ogni caso, anche le regioni più ricche di servizi perdono di smalto al confronto degli standard europei: due esempi su tutti riguardano la copertura degli asili nido − che secondo gli obiettivi europei dovrebbe essere del 33% nella fascia di età 0-2 anni e arriva invece a stento al 26,5% in Emilia Romagna, mentre la Calabria ottiene la maglia nera con il suo 2,5% − e il livello di dispersione scolastica, fissato dall’Unione sotto il 10%, che conosce numeri altissimi in Sicilia (25,8%) ma anche in regioni del Nord come la Valle d’Aosta (19%). Il ranking regionale ottenuto fornisce conferma che nelle regioni dove vive il più alto numero di bambini in povertà economica ci sono anche i livelli più alti di povertà educativa, sia in termini di offerta di servizi che di partecipazione dei minori alle attività culturali ed educative.

«Finora ci si è occupati soprattutto della povertà economica di bambini e adolescenti, partendo dal dato eclatante di un milione di minori che vivono in uno stato di povertà assoluta», spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, «ma esiste una povertà altrettanto insidiosa e spesso sottovalutata che è la cosiddetta povertà educativa, su cui la nuova campagna di Save the Children vuole focalizzare l’attenzione di tutti».