Pubblicato il: mar, Apr 29th, 2014

Ronda della Carità sull’ordinanza Tosi: «Non prendiamocela con chi non si può difendere»

di Chiara Gagliardi

I volontari della Ronda della Carità all’opera. 

Ha fatto scalpore in tutta Italia, l’ultima ordinanza del Sindaco di Verona Flavio Tosi: il divieto di portare cibo alle persone senza fissa dimora che di notte si rifugiano in Cortile Mercato Vecchio, piazza Viviani e piazza delle Poste ha ormai fatto il giro della stampa nazionale. Cosa cambierà, di conseguenza, per le associazioni di solidarietà che da anni si occupano di fornire un pasto caldo e un po’ di conforto a chi è costretto a vivere per strada? Ne abbiamo parlato con Rino Allegro, volontario storico dell’organizzazione Ronda della Carità «Amici di Bernardo», in ricordo di un clochard morto nel primo anno di attività.
Nel 2013, la Ronda della Carità ha dispensato 65575 pasti per le persone bisognose, ha distribuito 9123 coperte e oltre 140mila bottigliette di acqua, thè e latte nella sola zona urbana di Verona. Con i suoi 220 volontari, l’associazione prosegue il suo lavoro di solidarietà: uno dei suoi principali partner è la stessa cittadinanza di Verona.

Come cambierà l’attività della Ronda dopo l’uscita di questa ordinanza?

Nell’attività della Ronda della Carità non cambierà proprio niente. Come tutti gli anni, noi ci siamo già spostati da quella zona del centro chiamata ora «museale», che comunque è sempre stata una zona di valore culturale, in un altro posto, che si trova a trecento metri dal luogo indicato dall’ordinanza. Per noi perciò non cambia niente; è l’ordinanza stessa che cambia. È un’azione che non ci aspettavamo da un sindaco che ha sempre visto quello che facciamo. Pensavamo che l’«uomo» sindaco fosse cambiato dall’inizio del suo mandato, ormai molti anni fa. Probabilmente sotto c’è qualcos’altro.

L’ordinanza del Sindaco Tosi contiene alcune affermazioni riguardanti il lavoro svolto dalle associazioni di solidarietà come la Ronda: «valutato, in particolare, che anche nei periodi primaverili ed estivi, non connessi cioè all’emergenza freddo, nelle sopra menzionate aree avviene una distribuzione di cibi, bevande e coperte»; «nessuno di loro intende farsi assistere dal Comune, nemmeno per un percorso di accompagnamento»; «emerge la pericolosità sociale delle persone che ivi bivaccano»; «avendo già predisposto idonei locali per garantire una dignitosa somministrazione dei pasti in orario serale». Qualche commento in proposito?

L’ordinanza dice che ci sono già delle strutture idonee per assistere queste persone; parlano di strutture che effettivamente ci sono, ma che sono aperte solo per il pasto di mezzogiorno. A mezzogiorno ci sono i frati Betania, i frati di San Bernardino, le suore della Misericordia, c’è qualche attività al Don Calabria; prima di tutto, però, non garantiscono un pasto a tutti. Inoltre, noi agiamo proprio di sera, e questo non è stato capito. Nelle strutture idonee a lavorare per i senzatetto durante il giorno, alle sei di sera è finito tutto, e non c’è più nessuno, fino alle otto di mattina, che possa dare assistenza a queste persone. Noi agiamo di sera proprio perché altrimenti non c’è niente, e diamo alla città di Verona un servizio di quasi ventiquattro ore su ventiquattro. Perciò, sono andati a colpire chi porta il cibo alle persone deboli e indifese, che non si trovano in questa condizione per scelta. Molti anni fa poteva essere una scelta; ma come si può leggere ora sui giornali, non si parla più di clochard e dell’idea di essere liberi. Si parla di «senza fissa dimora». Se la persona, femmina o maschio, non ha un lavoro, non ha nemmeno una dignità: la dignità arriva quando si ha anche una casa. Per cui non è che i senzatetto non vogliono stare alle regole. Abbiamo molti stranieri e molti italiani, che si spostano da un luogo all’altro; però non è per colpa nostra, non è per il nostro pasto che arrivano nella zona.
Non si può negare che le persone senza fissa dimora siano diffidenti, ma non verso di noi: ci vedono arrivare tutte le sere, e in un certo senso si fidano di più, anche se non sempre ci vengono a raccontare tutta la loro storia. È capitato solo a qualche singolo volontario. Bisogna sempre ricordare che non siamo tutti solari, e che loro vivono la strada: per questo non si può fare di tutta l’erba un fascio. Certo, può capitare che, magari, bevano del vino, alzino la voce e si arrabbino, e che le pareti della zona rimbombino e diano fastidio alla gente che abita lì. Però a fare violenza a questi poveri io non ci sto.

Cortile Mercato Vecchio è uno dei luoghi incriminati, in cui le persone senza fissa dimora si rifugiano. 

L’ordinanza parla anche di un rischio igienico-sanitario connesso alla presenza dei senzatetto.

Il rischio c’è, e non posso dire di no. La figura del senzatetto è ormai l’immagine principale di chi fa i propri bisogni in strada. Tuttavia, nella stessa ordinanza è scritto per fortuna che l’igiene è minacciata anche da chi passa la propria serata nei bar, e dopo aver bevuto lo spritz piuttosto che andare in bagno scende in strada. Diciamo che potrebbe essere un cinquanta e cinquanta. Io capisco che per l’Amia dover lavare le strade alle sei e mezza di mattina è pesante… però, ancora una volta, non è colpa loro. Diamo la possibilità di avere una tessera o qualcosa che possa consentire ai senzatetto di entrare in un bagno per fare i propri bisogni. Si stanno mandando via delle persone perché i servizi non ci sono. Sorridendo, si potrebbe dire che di notte sono loro a fare la guardia ai nostri musei!

Si parla anche di «pericolosità sociale degli individui che bivaccano». Riconosce anche questo rischio?

Le posso dire che in questi ultimi anni, in quella zona, non si è letto nemmeno un articolo sulla stampa che parlasse di molestie verso una persona; anzi, si può dire che sono state le persone che passavano in quella zona a molestare i senzatetto. Nessuno è stato rapinato dalle persone senza fissa dimora negli ultimi anni; io non ho mai sentito che uno di loro si sia fatto avanti per rubare il portafoglio a qualcuno, e sono piuttosto attento alla cronaca sull’argomento. Io penso che il motore di tutto sia la paura; paura di vedere queste persone e che rispecchino una società che a noi non piace. C’è anche chi non li vede: molte persone mi hanno detto che non riescono a capire dove siano questi senzatetto. Sono le stesse persone che, quando chiedo dove guardano quando camminano, mi rispondono: «Guardo la strada». È lo specchio della nostra società: la paura di non essere abbastanza forti da reggere questo nuovo stile di vita, così frenetico, e di non riuscire a stare al passo. Purtroppo queste persone non sono riuscite a stare al passo. Noi andiamo là per portare un po’ di speranza e per far sentire loro che sono ancora delle persone, per far capire che possono riprendere in mano la loro vita e riavere un’esistenza decorosa. Non ricca; ricchi lo saranno già dentro, perché hanno degli amici che li aiutano senza interesse. Oserei dire che potrebbero essere portatori di voti elettorali, quando avranno una nuova residenza. Perché andarsela a prendere con i poveri? Le persone povere sono indifese, e si vuole affondarli ancora di più. Quella zona è l’unica a Verona dove possono ripararsi, purtroppo; se potessimo avere un capannone dove ripararli, come accade in tutte le nazioni democratiche, la situazione sarebbe certamente migliore per tutti.