Pubblicato il: mer, Feb 12th, 2014

Vladimir, il ragazzo gay russo che chiede asilo all’Italia

di Vincenzo Lentini

#ioSOCHIsbaglia: l’hashtag lanciato su Twitter da @CONDIVIDILOVE

Che la vita in Russia per un ragazzo gay non sia facile è un dato di fatto. Lo sa bene Vladimir, un giovane di 25 anni, fuggito dal suo Paese d’origine perché omosessuale, che adesso chiede asilo politico all’Italia.

La politica di Putin, rappresentata in particolare dal discutibilissimo decreto che vieta ogni tipo di propaganda gay e che ha condotto all’arresto di diversi giovani “colpevoli” anche solo di aver sventolato una bandiera rainbow in pubblico, ha alimentato il clima d’odio e violenza nei confronti degli omosessuali, vittime di quella che ha assunto le dimensioni di una vera e propria persecuzione. Gang di omofobi battono a tappeto i principali social network per dare la caccia a giovani omosessuali che diventano bersagli di spedizioni punitive volte a umiliarli, picchiarli e distruggere le loro vite, dato che tutta la “caccia” – dal momento della preparazione fino alla cattura della “preda” – è ripresa da una videocamera e poi pubblicata in rete.

Vladimir – che non è il suo vero nome – aveva paura. La sua vita cominciò a diventare impossibile già all’università, quando decise di cambiare corso per via delle continue angherie da parte dei colleghi. Le cose peggiorarono ulteriormente dopo la laurea: da allora svolse svariati lavori – grafico in una rivista, poi tipografo e persino designer presso un’azienda dolciaria – ma l’aria sul posto di lavoro si faceva sempre più irrespirabile, satura di intimidazioni che non esitavano a scemare: più forte era la resistenza opposta da Vladimir, più le minacce si facevano pressanti. L’unico modo per porre fine a tutto questo era firmare una lettera di dimissioni.

Vladimir non ha pensato neanche per un momento di rivolgersi alle forze dell’ordine: sarebbe finita come quella volta in cui «cinque aggressori nazisti» lo sorpresero all’uscita di una discoteca per riempirlo di insulti, calci e cazzotti. Alla stazione di polizia gli dissero che poteva anche morire. Per non parlare di quella notte in cui «dieci uomini armati di mazze fecero irruzione in un locale gay lanciando molotov e picchiando la gente». Così, nell’indifferenza generale, nel Paese di Putin l’onda di disprezzo e violenza nei confronti della comunità LGBT aumenta a vista d’occhio, acquisendo proporzioni gigantesche attraverso i gruppi omofobi che diventano sempre più organizzati e tacitamente “legittimati” dal governo.

Vladimir decise di lasciarsi alle spalle quella vita diventata impossibile: fece le valigie e partì per l’Italia, Paese che aveva già visitato in vacanza. Ma dopo alcuni mesi di pace, vissuti circondato da nuovi amici, il suo visto turistico sta per scadere: Vladimir tra poco dovrà tornare in Russia, anche se ha il disperato desiderio di restare. È per questo motivo che il giovane, i cui conti bancari sono già stati bloccati dalle autorità russe, ha presentato, appoggiato dal Gay Center, la sua domanda di asilo politico alle autorità italiane, la prima per discriminazioni di genere. Il giovane omosessuale, inoltre, ha tutte le intenzioni di incontrare personalmente il Premier Enrico Letta, tornato in Italia dopo la sua partecipazione – tanto contestata – alla Cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi.

La paura non ha mai abbandonato Vladimir, neanche durante il suo soggiorno in Italia. Vive nel terrore di essere rintracciato dalle autorità del suo Paese e di essere costretto a uscire allo scoperto, perché sa che neanche la sua famiglia lo appoggerebbe: «Mio padre è un ex militare, se lo sapesse mi ucciderebbe». Se adesso la patata bollente della storia di Vladimir potrebbe passare nelle mani del governo italiano, è anche vero che l’allarme “omofobia” in Russia è diventato assordante, nonostante l’ingiustificabile silenzio che circonda la sua comunità LGBT: «Nel mio Paese non puoi essere omosessuale, viviamo come fantasmi», dice Vladimir.