Pubblicato il: mar, Feb 11th, 2014

Indagine shock sui rapporti con minorenni resa pubblica in occasione del Safer Internet Day

di Giulia Mazzetto

Lo sconcertante risultato dell’indagine Ipsos mostra che l’81% degli intervistati pensa che le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti siano diffuse e trovino il loro input su internet.

Si celebra oggi, 11 febbraio 2014, il Safer Internet Day, la giornata dedicata dalla Commissione Europea alla sensibilizzazione dei minorenni ad un uso corretto e consapevole della Rete, il cui hashtag ufficiale è #SID2014. In coerenza con la constatazione che i bambini e i ragazzi di oggi sono nativi digitali e hanno accesso ad Internet in misura sempre maggiore, Save the Children dedica una crescente attenzione ai nuovi media, valutando opportunità e rischi che questi rappresentano per le giovani generazioni. In continuità con le attività promosse negli anni passati, la sede italiana della onlus ha commissionato all’istituto Ipsos un sondaggio su questo tema, i cui risultati sono stati raccolti in un rapporto reso pubblico in questi giorni.

Vero è che i media hanno già di recente messo in evidenza vari episodi di mercificazione del corpo degli adolescenti, sia a livello reale che virtuale, ma i dati riscontrati, nero su bianco, nel documento Ipsos, mettono in luce una situazione preoccupante. L’indagine, realizzata su un campione di 1.001 adulti tra i 25 e i 65 anni, non arriva a sdoganare la pedofilia, ma sicuramente pone un serio allarme sul crescente abbassamento della soglia di tollerabilità su quello che è giusto e quello che è sbagliato nei rapporti online tra adulti e adolescenti. Il dato che salta immediatamente agli occhi è infatti quella percentuale pericolosamente alta di adulti, addirittura il 38%, che giudica accettabile avere rapporti con minorenni. Un italiano su tre.

La media è calcolata su base nazionale, ma considerando i dati disaggregati si nota che la percentuale in questione è molto più rilevante nelle regioni del nord, mentre al sud e nelle isole, dove le società sono più tradizionaliste, la media si abbassa, rimanendo comunque a quota 20%. La fascia classificata dal documento come “più social”, ovvero coloro hanno un profilo su un social network, un sito o un portale e risultano trovarsi più a loro agio nel condividere foto, video e conoscere persone nuove tramite internet, sono quelli che stupiscono di più: hanno percentuali più alte per tutte le voci mostrate e, in particolar modo, per il 75% di loro, il doppio rispetto al 37 del campione totale, il web è un mezzo per conoscere persone disponibili a fare amicizia o anche ad intrattenere un rapporto di affetto/amore, inoltre il 16%, contro l’8 del campione, ritiene che non vi sia alcun pericolo nel farlo.

Il logo ufficiale della giornata dedicata ad un web più sicuro 

Colpisce anche la convinzione che l’iniziativa online sia presa per lo più dai minori, condivisa dal 41% del campione: un alibi che assomiglia molto a quel «se le donne vengono molestate, è perché vanno in giro vestite troppo poco», che qui potrebbe essere trasformato in «va bene perché gli adolescenti di oggi sono più maturi e disinibiti». Gran parte del campione si scopre infine non adeguatamente informato rispetto alla normativa italiana in materia, in primis rispetto all’art. 609-quater c.p. riguardante gli atti sessuali con minorenni. I “più social” addirittura dichiarano di essere molto informati a riguardo ma poi concretamente pensano che non sussista alcun reato ad eccezione del caso in cui vi sia violenza o costrizione da parte dell’adulto.

«Non ci aspettavamo un grado di tolleranza così alto dei rapporti da parte dell’opinione pubblica che, a nostro avviso, prelude a un’accettazione di una deresponsabilizzazione e di un disimpegno degli adulti rispetto al loro ruolo nei confronti degli adolescenti», commenta Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, «ci rivolgiamo dunque alla società civile, così come a tutti gli attori coinvolti: gli adulti, gli adolescenti, i media, le istituzioni e gli organi di controllo, al fine di innescare un dibattito continuativo sul ruolo educativo e sulle responsabilità degli adulti in genere, che siano o meno genitori, nei confronti degli adolescenti».