Pubblicato il: mar, Gen 21st, 2014

Italia, tasso di mortalità infantile tra i più bassi al mondo

di Miriam Rubbà

L’Italia presenta un tasso di mortalità infantile, entro i primi 5 anni di vita, tra i più bassi al mondo. Se nel 1887 si contavano 399.505 decessi, nel 2011 se ne sono registrati 2084. Un salto di qualità notevole, considerando che si è passati da 347 decessi per mille nati vivi a circa 4 per mille.

Sono questi alcuni degli interessanti risultati emersi dallo studio dell’Istat, dal titolo “La mortalità dei bambini ieri e oggi in Italia”, che mostra come il nostro Paese sia caratterizzato da un tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni pari a 3,3 per mille, inferiore alla media europea e a quella degli Stati Uniti. Grazie al confronto con le nazioni in via di sviluppo, l’Istat pone in evidenza che alcuni Paesi africani presentano dei tassi coincidenti con quelli registrati in Italia all’inizio degli anni ’30, mentre i valori numerici di alcuni Paesi asiatici sono paragonabili ai tassi registrati negli anni’50.

Diminuisce, quindi, la mortalità infantile. Questo calo di decessi ha inizio in quasi tutti i Paesi europei, compresa l’Italia, nel corso del XVIII secolo, quando la minaccia della peste tende a svanire e le epidemie divengono meno frequenti. Tuttavia, è solo verso la fine del XIX secolo e in seguito alla Prima Guerra Mondiale che si assiste ad una consistente diminuzione della mortalità, anche se rispondono primariamente le nazioni dell’area settentrionale e orientale rispetto ai Paesi dell’Europa mediterranea, dove il regresso della mortalità infantile comincia più tardivamente. I valori positivi subiscono improvvisi arresti e inversioni di tendenza particolarmente importanti nei due periodi bellici, a danno soprattutto delle misere condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione, salvo poi, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, gettare le basi di uno Stato moderno sulle macerie di un’Italia lacerata. Fondamentali per la riduzione della mortalità infantile sono la riforma ospedaliera del 1968, che trasforma gli ospedali fino ad allora gestiti da enti di assistenza e beneficenza in enti pubblici, disciplinandone l’organizzazione e le funzioni, e la legge 833 del 1978, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale e determina la nascita della pediatria di famiglia.

Nell’Italia del 1985 la mortalità entro i 5 anni è dovuta nel 65% dei casi a malattie infettive. Oggi, il 72% dei decessi è dovuto a condizioni di origine perinatale (48%) e a malformazioni congenite (24%). Vale sottolineare in tal senso i miglioramenti delle condizioni igieniche e sanitarie dovute alle vaste riforme attuate su tutto il territorio nazionale e ad una maggiore alfabetizzazione delle donne, alla variazione dei regimi alimentari e allo sviluppo di una cultura dei diritti dell’infanzia. Un ruolo significativo hanno avuto le nuove misure di profilassi e di cura delle malattie, grazie ai progressi della scienza e della medicina, e la lotta contro malattie che una volta erano endemiche nel Paese, quali ad esempio la malaria, la tubercolosi o il morbillo.

Nel 2011, l’85% dei decessi sotto i 5 anni avviene nel primo anno di vita e la metà delle morti si concentra nei primi sette giorni. Malgrado il tasso di mortalità infantile italiano sia inferiore a quello medio europeo e compreso tra quello francese (pari a 3,5 per mille) e spagnolo (pari a 3,2 per mille), persistono delle disparità tra il Nord e Sud Italia. Infatti, al Sud si registra un tasso di mortalità infantile più alto rispetto al Nord. Inoltre, un’ulteriore differenza emerge tra i bambini residenti italiani, per i quali il tasso di mortalità infantile è pari a 2,9 per mille nati vivi, e i bambini residenti stranieri il cui tasso di mortalità infantile è pari a 4,3, anche se per entrambi il trend è in discesa.

Vanta il primato al mondo la Svezia, Paese in cui l’assenza dei conflitti o la loro limitazione ha rivestito un ruolo senz’altro rilevante a tal fine. Nel 1887 la mortalità infantile italiana è per la società povera e arretrata una piaga piuttosto evidente rispetto a Francia e Svezia. Il livello di mortalità osservato per la Francia all’inizio del periodo è pari a 250 per mille nati vivi, valore che viene raggiunto dall’Italia solo dopo 20 anni, ovvero nel 1907. A determinare questo svantaggio sono le condizioni socio-economiche del Paese e la mancanza di infrastrutture idonee a garantire i livelli essenziali di benessere. È solo intorno al 1869 (Ospedale Bambino Gesù di Roma) e al 1882 (Ospedale dei Bambini di Palermo) che nascono i primi ospedali pediatrici italiani. Dagli anni ’80 a seguire è possibile rilevare un tasso di mortalità che tende a sovrapporsi con quello della Svezia e della Francia. Nel corso del ‘900, tuttavia, la velocità di riduzione dei decessi è maggiore in Italia: questi Paesi impiegano rispettivamente 26 e 19 anni per vedere dimezzati i tassi da 100 a 50 per mille nati vivi, mentre all’Italia servono solo 14 anni.