Pubblicato il: mer, Gen 1st, 2014

Russia, censurato il documentario sulle Pussy Riot

di Giulia Mazzetto

Nadia e Maria durante la conferenza stampa dopo il loro rilascio

Sono passati solo pochi giorni da quando le due componenti delle Pussy Riot Nadia Tolokonnikova e Maria Aliokhina sono state liberate dal carcere grazie ad un’amnistia voluta dal Presidente Putin in occasione del ventennale della Costituzione russa. Per le due ragazze, però, la scarcerazione è stata soltanto una trovata propagandistica di Putin in vista delle Olimpiadi invernali, che tra poco più di un mese si terranno a Sochi e che invitano a boicottare. Questa teoria circa l’amnistia concessa dal Presidente ad attivisti simbolo di lotte recenti, quali appunto le due femministe punk, alcuni militanti di Greenpeace e oppositori politici, parrebbe suffragata dalla successiva mossa del governo, che ha censurato la prima proiezione in Russia del documentario «Pussy Riot: una preghiera punk».

La proiezione del film, disponibile anche su Youtube, era in programma nel pomeriggio di domenica scorsa al centro Gogol di Mosca, ma è stata improvvisamente bloccata all’ultimo momento. Maxim Pozdorovkin, co-regista del documentario insieme a Mike Lerner, ha infatti denunciato al New York Times di aver ricevuto una telefonata che minacciava un immediato licenziamento dei dipendenti del centro culturale se avessero proiettato la pellicola. Alla telefonata inoltre ha subito fatto seguito una lettera formale del dipartimento della cultura di Mosca in cui si accusano gli artisti e i registi del documentario di essere inutili provocatori e si afferma che «il ruolo dell’arte è quello di salvare il mondo, renderlo un posto migliore, non di infiammare il pubblico con storie scandalose prive di meriti culturali». Sono state poi cancellate in gran fretta anche altre due proiezioni in programma a Mosca nei giorni seguenti.

Le due attiviste, che erano state condannate a due anni di carcere per vandalismo aggravato da odio religioso a causa di una preghiera punk anti-Putin cantata nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca nel 2012, hanno comunque ribadito con forza che non si arrendono, che la loro volontà di continuare a combattere contro il Presidente russo resta immutata, e, alle incalzanti domande dei giornalisti provenienti da tutto il mondo, hanno risposto che il loro atteggiamento nei confronti del “sistema-Putin” non è affatto cambiato.

Le Pussy Riot

Nella loro prima conferenza stampa dopo il rilascio, tenutasi a Mosca, Nadia e Maria hanno infatti annunciato lo scioglimento del gruppo Pussy Riot e la creazione di una nuova Ong in difesa dei diritti umani, chiamata Zona Prava, con l’obiettivo di essere d’aiuto alle battaglie dei prigionieri delle carceri russe, portando alla ribalta le loro condizioni detentive, fornendo un adeguato aiuto legale e – perché no – anche una risonanza mediatica internazionale. Le ragazze sperano infatti che la loro notorietà possa aiutare a far conoscere le condizioni dei prigionieri russi e gli abusi perpetrati nei loro confronti dal sistema, da loro definito dittatoriale, creato da Putin. Problemi che la Tolokonnikova aveva già descritto in un’ormai famosa lettera al Guardian, inviata un paio di mesi fa, in cui la Pussy Riot denunciava giornate lavorative di 16/17 ore, continue umiliazioni e violenze, privazione del sonno e condizioni igieniche pessime, in un’atmosfera di minaccia e ansia perenne e definendo infine i prigionieri «animali sporchi senza diritti».

Del board dell’organizzazione farà parte probabilmente anche l’attivista anti corruzione e blogger Alexei Navalny e in più le ragazze vorrebbero coinvolgere, sia pur a livello meramente ideologico e non economico, l’imprenditore russo Mikhail Khodorkovsky, anch’egli da poco scarcerato grazie all’amnistia concessa dalla Duma. Secondo il progetto, il sostegno economico arriverà invece tramite crowdfunding e proprio per questo le due Pussy Riot hanno ribadito che l’impatto della loro immagine mediatica è fondamentale.