Pubblicato il: mer, Dic 25th, 2013

Adozioni bloccate in Congo, alla vigilia si avvicina la soluzione

di Chiara Gagliardi

Il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, di origine congolese. 

Una telefonata del Presidente del Consiglio Enrico Letta per sbloccare la situazione delle ventiquattro adozioni in stallo nella Repubblica Democratica del Congo: la vigilia di Natale ha portato con sé una buona notizia per tutte le famiglie che attendono di conoscere la sorte dei propri figli adottivi. Letta ha chiamato il premier congolese Augustin Matata Ponyo Mapon, spingendo per accelerare le tempistiche e per far sì che le famiglie possano tornare in Italia con i bambini. Mentre una delegazione di alti funzionari della Farnesina e del Ministero dell’Integrazione è già in viaggio verso Kinshasa, le ventiquattro coppie ancora in Congo si apprestano a passarvi il Natale. Si spera però in una rapida soluzione: «Siamo ottimisti», ha commentato il portavoce.

La situazione delle adozioni nella Repubblica Democratica del Congo è in stallo da settembre: in quel periodo, le autorità congolesi hanno deciso di bloccare le adozioni internazionali intervenendo sul flusso verso l’Italia. Le famiglie, una volta scese in Africa, si sono viste negare il nullaosta per tornare nel proprio paese con i figli adottivi. Il blocco era stato imposto per sospetti di procedure irregolari: stando a quanto dichiarato dalle stesse autorità, tuttavia, il problema non riguardava l’Italia. A novembre lo stesso Ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge, era intervenuta per risolvere la questione, ottenendo assicurazioni su una conclusione positiva dell’iter.

Il premier della Repubblica Democratica del Congo Mapon, d’altronde, ha dichiarato che la situazione non evidenzia particolari problemi fra lo stato africano e l’Italia: sono temporaneamente sospese tutte le adozioni internazionali. Il Ministro dell’Interno congolese Richard Muyej Mangez aveva infatti parlato di bambini «venduti a omosessuali», specificando che «intorno al mondo delle adozioni ruota tanta criminalità». Mapon ha assicurato: «La volontà di Kinshasa è di procedere, con la massima considerazione e nello spirito di amicizia esistente fra i due Paesi, al riesame dei casi, in tempi rapidi e conformemente alle procedure vigenti».

Le famiglie italiane, bloccate in Africa ormai da un mese, sono comunque fiduciose ed ottimiste. Il tempo trascorso in Congo ha consentito ai genitori di trascorrere del tempo con i bambini, in attesa che venga loro riconosciuto il diritto di tornare in Italia. Francesca, madre trevigiana, dichiara al Corriere della Sera: «Ci hanno consigliato di uscire accompagnati. L’ambasciata sta facendo molto per noi, ma l’unica gioia è che da un mese siamo con i nostri figli. C’è già un legame molto forte».