Pubblicato il: mar, Ott 29th, 2013

Regno Unito: organi internazionali contro il reclutamento di minori nell’esercito reale

di Andrea Gentili

David Buck in una foto con sua madre, all’età di 17 anni. 

Il Regno Unito rimane l’unico Stato europeo ad arruolare minori d’età nel proprio esercito. Nell’Onu, è l’unico membro del Consiglio di Sicurezza a farlo. Nel mondo, il Regno Unito è accompagnato in questa classifica da soli altri 18 Stati, tra cui El Salvador, Messico, Corea del Nord, Iran. Recentemente, anche lo Zimbabwe, ha alzato l’età minima di arruolamento a 18 anni.

Il Forces Watch, l’associazione che controlla l’etica degli arruolamenti militari nel Regno Unito, ha denunciato il fatto che, secondo uno studio del 2008 del King’s College di Londra, i soldati più giovani che furono mandati in Iraq nel 2005 furono anche quelli che tra tutti soffrirono di più di grave stress al momento del loro ritorno in madre patria. Negli ultimi 5 anni, circa il 32% degli under 18 arruolati sono stati mandati immediatamente in fanteria (non possono essere mandati in prima linea e in missioni all’estero se ancora minorenni), un reparto che da solo costituisce il 14% di tutto l’esercito della Corona. Nel 2012, 2250 minori (il 23.4% delle nuove reclute) vennero arruolati nell’esercito britannico.

David Buck, ex militare dell’esercito britannico, parla apertamente della sua vita in mimetica in un video pubblicato su Fatratfilms. David, come molti altri ragazzi inglesi, aveva deciso di arruolarsi a 17 anni, attratto da una vita «di viaggio, di azione, di frenesie, di avventura», come la dipingevano i volantini, le pubblicità in televisione e le pagine dei giornali. «Ero estasiato e manipolato da tutta quella propaganda. Per me rappresentava tutto quello che un ragazzino di 16 anni avrebbe potuto desiderare. Quando ho visto tutto quello che la vita da militare poteva offrirmi  ho pensato solo a una cosa: uao, voglio farlo!» racconta il 41enne inglese. Nel 1991 David aveva 19 anni e fu mandato in Kosovo. Per la prima volta vide corpi bruciati vivi di esseri umani, per la prima volta ne sentì l’odore. «Ma quando sei così giovane non capisci, non capisci cosa sta succedendo attorno a te. Quando sono tornato a casa mia mamma non mi riconosceva, ero così cambiato. La vita da militare mi aveva trasformato».

Al suo ritorno, all’età di 26 anni, gli fu diagnosticata la sofferenza da disordine post-traumatico da stress, che lui attribuisce all’aver assistito a tali terribili scene a quella giovane età. Nel 2005 fu richiamato alle armi alla volta dell’Iraq, ma quando tornò nel 2006, cercò di alleviare i propri incubi con l’alcool, da cui diventò dipendente.

«C’è anche una sorta di ricompensa, se convinci nuove persone a reclutarsi», spiega David, «Quando mi sono arruolato, l’ufficio di reclutamento mi ha regalato una business card da dare ai miei amici e mi avrebbero pagato 150£ per ogni amico che avrei convinto.» conclude. Chris Slater, 50 anni, un’altro ex soldato dell’esercito britannico, rimarca lo stesso concetto: «A Newcastle, la prima volta che varcai la porta dell’ufficio di reclutamento, avevo solo 14 anni. E a 15 anni mi arruolai, mi avevano convinto a fare parte della squadra di geni militari. Ma ho scoperto solo dopo qualche anno che l’ufficio guadagnava una commissione nel reclutare nuovi minori.»

Nel 2006, lo stesso Ministero della Difesa inglese aveva ribadito il concetto che è meglio arruolare persone prima che queste trovino uno stile di vita alternativo, ossia prima che raggiungano la maturità. Tuttavia, molti organi ufficiali hanno fatto pressioni affinché l’età minima di reclutamento fosse alzata a 18 anni: tra questi troviamo il Commissario dell’Onu per i diritti dei bambini, l’Unicef, il Rappresentante speciale della Segretariato Generale dell’Onu per i bambini nei conflitti armati, Mary Robinson (ex Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani) e la Croce Rossa Internazionale.