Pubblicato il: mer, Ott 23rd, 2013

Aung San Suu Kyi ritira il premio Sakharov assegnatole nel 1990

di Valeria Vellucci

Aung San Suu Kyi e Martin Schultz durante la consegna del Premio

Aung San Suu Kyi, importante figura della scena politica birmana, militante, attivista per i diritti umani e leader dell’opposizione alla giunta militare, ha ritirato ieri il Premio Sakharov per la libertà di pensiero assegnatole nel 1990. La consegna è avvenuta 22 anni dopo la nomina a causa degli arresti domiciliari cui è stata sottoposta dal 1990 fino al 2010.

Istituito nel 1988 in memoria del dissidente politico russo Andrej Dmitrievič Sakharov, il prestigioso riconoscimento è stato consegnato dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, dinanzi a una platea di europarlamentari riuniti in seduta plenaria a Strasburgo. Schulz ha definito Aung San Suu Kyi come “un grande esempio di libertà e democrazia”.

Sessantotto anni, una vita dedicata alla difesa dei diritti umani e all’opposizione verso il regime militare dittatoriale al potere nel Myanmar dal 1988. Fondatrice della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld), Suu Kyi si candida alle elezioni multipartitiche del 1990. Seppure l’esito sia stato una schiacciante vittoria del neonato partito, il regime militare annulla il risultato impedendole di divenire primo ministro. Seguirà un colpo di stato che sottoporrà il Paese a un lungo e duro regime dittatoriale, tuttora vigente, e con molti membri della Lega Nazionale per la Democrazia arrestati arbitrariamente.

A causa della sua costante campagna di denuncia di soprusi e violazioni dei diritti umani in corso nel Myanmar, nonché per l’opposizione al regime, Aung San Suu Kyi viene condannata agli arresti domiciliari. A fasi alterne e con concessioni di semilibertà, la pena durerà 20 anni. Verrà liberata nel 2010 grazie alle costanti pressioni internazionali.

Aung San Suu Kyi

«È importante che insegniamo ai giovani l’importanza della libertà di pensiero. La libertà di pensiero inizia con il diritto di porre delle domande. E questo diritto il nostro popolo a Myanmar non lo ha avuto per così tanto tempo che alcuni dei nostri giovani non sanno neanche come si fanno le domande». E ancora: «Abbiamo bisogno di istruzioni, di sanità, di libertà, del diritto di forgiare il nostro destino e di poter decidere cosa sia meglio per noi stessi. Vogliamo fare in modo che il diritto di pensare liberamente sia preservato. Tale diritto non è ancora garantito al 100%. Dobbiamo ancora lavorare molto prima che la costituzione sia rispettata». Queste le parole di Aung San Suu Kyi espresse durante la cerimonia.

Inoltre, rivolge un appello ai governi europei affinché facciano pressioni sulla giunta militare birmana perché venga modificata la costituzione, la quale prevede che una donna non possa candidarsi alla presidenza del Paese. Se ciò accadesse, potrebbe essere tra le candidate delle elezioni presidenziali del 2015.

Tra gli alti importanti riconoscimenti, Aung San Suu Kyi è stata Premio Nobel per la Pace nel 1991 (ritirando il premio nel giugno 2012) per “la sua lotta non violenta per la democrazia e i diritti umani”, nel 2000 ha ottenuto una laurea honoris causa all’università di Bologna, nel 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la Medaglia d’Onore (massima onorificenza del Paese) e le è stata donata la cittadinanza onorifica canadese come avvenuto pochi giorni fa per la giovane Malala Yousafzai, vincitrice del Premio Sakharov 2013.