Pubblicato il: ven, Mag 10th, 2013

Corea del Nord, Pechino chiude i rapporti con la banca del “nucleare”

 di Alberto Bellotto

Bank of China 

La Cina sceglie il pugno di ferro contro la Corea del Nord. La Bank of China, controllata direttamente dal governo di Pechino, ha deciso, unilateralmente lo scorso 7 maggio, di chiudere il conto della banca nordcoreana Foreign trade bank. L’istituto di credito, che non potrà più svolgere alcun tipo di operazione sul suolo cinese né avere rapporti con le altre banche, viene ritenuto uno dei finanziatori del programma nucleare di Pyongyang.

Secondo il dipartimento del tesoro degli Stati Uniti la banca coreana avrebbe finanziato con milioni di dollari la Korean Mining Development Corp., una delle aziende di armi della Corea del Nord.
La scelta di Pechino arriva a qualche mese di distanza dalle sanzioni dell’ONU e dell’Unione Europea. Per la Cina si tratta della prima azione concreta contro il paese coreano. Secondo gli Stati Uniti la Foreign trade bank è responsabile del programma militare e nucleare della Nord Corea e allo stesso tempo viene impiegata da Kim Jong-Un e dalla sua famiglia per riciclare denaro di dubbia provenienza. In realtà l’istituto si occupa anche di gestire i flussi di credito delle Ong e degli aiuti umanitari. Francia e Germania hanno infatti espresso preoccupazione per un’eventuale ricaduta sulla popolazione civile.
Pechino, da sempre unico alleato della Corea del Nord nella regione, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali ma tutto sembra essere ricondotto alla recente escalation militare di Pyongyang. La Cina, infatti, ha mal digerito le minacce di Kim Jong-Un agli Usa e alla Corea del Sud. Shi Yinhong, docente di relazioni internazionali all’università di Renmin, ha spiegato che la decisione rappresenta “un segnale al leader nordcoreano perché smetta di ignorare le richieste di Pechino e di destabilizzare la penisola coreana”.  Lo stesso nipote di Mao aveva invitato la Corea del Nord ad abbandonare la strada del nucleare in favore di uno sviluppo pacifico del paese qualche mese fa.
John Park, docente di Relazioni Cina – Corea del Nord dell’università di Harvard, ha spiegato che la decisione della Bank of China “di aderire alle sanzioni internazionali, deriva dalla necessità di mantenere una certa reputazione”. In realtà, prosegue Park, i rapporti tra la Bank of China e Corea nel Nord sono andati riducendosi negli ultimi anni, anche se la loro interruzione “ha un significato di forte impatto”. Secondo Park azioni maggiormente incisive potrebbero arrivare nel caso di una “revoca dei permessi per le compagnie coreane che operano in Cina”.

Il leader nordcoreano Kim Jong-Un

Asia News riporta che la decisione di Pechino ha un forte valore simbolico. Pyongyang ha sempre ignorato le indicazioni e le prese di posizione della comunità internazionale perché aveva l’appoggio incondizionato della Cina. La decisione cinese costringerà la Corea del Nord a scendere a patti con gli altri paesi, Corea del Sud e Stati Uniti su tutti.
La chiusura della Foreign trade bank è solo l’ultimo episodio di una lenta diminuzione degli scambi tra Cina e Corea del Nord. Nei primi tre mesi del 2013 il volume di traffici tra i due paesi ha registrato una contrazione del 7%, per un valore approssimativo di 1,3 miliardi di dollari. Nello specifico l’export cinese verso la Corea del Nord si è contratto del 13%, corrispondente a circa 720 milioni di dollari. Allo stesso tempo le importazioni sono cresciute del 2,5%. I dati non conteggiano però i generi di prima necessità come cibo, carburanti e aiuti sanitari, che continueranno ad essere inviati regolarmente e che al momento rappresentano una delle principali forme di sostentamento dello Stato coreano.

@albertobellotto