Pubblicato il: sab, Feb 9th, 2013

L’Italia riprende ad inquinare. Gli obiettivi del protocollo di Kyoto appaiono ancora lontani

di Alberto Bellotto

Fonte: www.panorama.it

L’Italia ha ripreso ad inquinare. Il rapporto “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” pubblicato lo scorso gennaio dall’ISTAT, non lascia spazio a dubbi. Il Bel Paese, infatti, nel 2010 ha fatto segnare un incremento del 2% (rispetto al 2009) dell’emissione di gas serra. Il dato si presenta in controtendenza rispetto al 2006, anno in cui le emissioni hanno iniziato lentamente a diminuire.

Questo dato segna una battuta di arresto per quanto riguarda gli obiettivi del protocollo di Kyoto sottoscritti dall’Italia. L’accordo prevedeva una riduzione delle emissioni specifica per ogni singolo paese e in particolare, all’Italia era richiesta una diminuzione, rispetto al 1990, del 6,5% entro il 2012. In realtà fino al 2005 le emissioni hanno sempre avuto un valore positivo: dai 516 milioni di tonnellate di Co2 del 1990, fino alle 573 del 2005. Dal 2006 in poi il Paese ha fatto registrare un decremento delle emissioni, che nel 2012 si è attestato al 3,5%, lontano quindi dal 6,5% previsto.

In generale l’Europa a 27, ha registrato una diminuzione complessiva del 15,4%, mentre quella a 15 si è fermata intorno al -10,6%.

L’Italia nel contesto europeo (Istat)

Osservando la tabella sovrastante possiamo vedere che solo la metà dei Paesi ha raggiunto gli obiettivi previsti. Il Paese più virtuoso è stata la Svezia che ha fatto segnare una netta diminuzione con un valore di 91 rispetto ai 104 previsti. Bene anche Regno Unito, Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Belgio e Irlanda. Nonostante il leggero aumento del 2010, l’Italia non registra il valore peggiore. Sono infatti Lussemburgo e Austria quelli che hanno disatteso in modo più netto gli obblighi.

Emissioni pro capite divisi per regione (Istat)

Il rapporto si concentra anche sulle singole regioni. Come possiamo vedere nella seconda tabella, nel 2005 la regione con il maggior numero di emissioni è la Sardegna, con 15 tonnellate per abitante. In seconda e terza posizione si collocano la Puglia (15,3 tonnellate) e la Liguria (14,0 tonnellate). Tra le meno inquinanti ci sono invece Campania, Calabria e Marche. Il rapporto indica inoltre quali sono state le regioni che nel periodo 1990-2005 hanno ridotto le emissioni di gas serra. Al primo posto, nonostante il valore pro capite molto alto, vi è la Liguria con una riduzione del 18%. Bene anche la Campania (-9,6%) e il Veneto (-6,6%).

L’accordo di Kyoto sulle emissioni, che mirava alla riduzione dei gas serra del 5% nel periodo 2008-2012, è stato rinnovato fino al 2020 in occasione del vertice sul clima a Doha, tenutosi lo scorso dicembre. L’incontro, avvenuto nella capitale del Qatar, ha stabilito una diminuzione delle emissioni, rispetto al 1990, di un valore compreso tra il 25 e 40%, entro il 2020. Secondo diversi climatologi l’accordo, oltre a rimandare la soluzione del problema, non è sufficientemente vincolante per far fronte ai rapidi cambiamenti climatici. Le stime dei ricercatori, infatti, evidenziano come lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide sia triplicato negli ultimi 10 anni. Un altro grande limite del nuovo accordo è rappresentato dall’assenza dei grandi paesi. Mentre l’Europa, prima firmataria del protocollo, emette circa il 15% delle emissioni totali, gli altri paesi come Usa, Cina e India, non sono vincolati. In più, negli ultimi anni, Stati Uniti e Cina hanno incrementato la quota di emissioni. Gli americani fin da subito hanno osteggiato la partecipazione agli accordi sul clima, sostenendo che le limitazioni imposte sarebbero troppo gravose per il bilancio dello Stato. Al momento non sembrano intenzionati a cambiare idea, nonostante i costi altissimi dovuti ai danni ambientali subiti con la siccità e l’uragano Sandy.