Pubblicato il: mar, ott 30th, 2012

Misteriosa morte del presidente dell’Eni: la possibile nuova pista

di Ilaria Caridi

Mattei e il presidente egiziano Nasser

«Un grande boato e ho visto il fuoco», così raccontava Mario Ronchi, contadino della provincia di Pavia, ai microfoni di Rai Due. Era la piovosa sera del 27 ottobre 1962. La sera in cui in un incidente aereo moriva misteriosamente il Presidente dell’Eni: Enrico Mattei. Il giorno seguente, però, nessun quotidiano accennava all’ipotesi di attentato, anzi, tutti accusavano il conducente di essersi distratto. Il suo nome era Irnerio Balduzzi, pluripremiato pilota di aerosiluranti della seconda guerra mondiale, morto anche lui nell’incidente. L”intervista di Rai Due al contadino è stata recuperata per le indagini della procura di Pavia. Proprio li si scopre l’inaspettato: all’intervista è stato tolto l’audio proprio nei secondi in cui il contadino denunciava l’esplosione. Da quel momento Ronchi ha cambiato versione dei fatti e anche tutti gli altri contadini si sono rifiutati di parlare.

Sono passati cinquant’anni dalla morte del Presidente dell’ E. N. I. e ancora nessuno riesce a far luce sull’accaduto. Due giornalisti, Giuseppe Lo Bianco, ex capo servizio dell’Ansa di Palermo e Sandra Rizza, corrispondente dalla Sicilia di Panorama, dopo anni di studi e l’elaborazione del libro-inchiesta “Profondo Nero”, però, azzardano una pista e pensano di aver trovato un legame tra la morte di Mattei, quella del poeta e regista Pier Paolo Pasolini e il rapimento nonché assassinio del giornalista Mauro de Mauro: il fil rouge si chiamerebbe petrolio.

Chi era Enrico Mattei?

Negli anni ’50 la stampa internazionale lo definiva il più potente uomo italiano dopo Augusto. Il suo impero? Beh da giacimenti di petrolio a oleodotti, da milioni di miliardi da gestire a relazioni internazionali tali da essere egli stesso scambiato per il Ministro degli Esteri italiano. Figlio di una casalinga e un sotto-ufficiale dei carabinieri, Enrico iniziò a lavorare in fabbrica non appena terminate le medie. Pochi anni dopo riuscì a conseguire il diploma in ragioneria e aprì un’industria nel settore chimico a Milano che subito divenne principale fornitrice delle Forze Armate. La svolta nella sua vita è avvenuta però sul finire della seconda guerra mondiale quando lo Stato lo incaricò di liquidare l’A.g.i.p. (l’agenzia petrolifera statale italiana) a causa dei suoi continui sprechi di denaro e per interessi alleati contro i quali l’Italia non poteva pronunciarsi avendo perso la guerra.

Mattei non era d’accordo: liquidare l’ A.g.i.p. avrebbe voluto dire dipendere completamente dalle decisioni estere e dall’oligopolio delle sette sorelle, le compagnie petrolifere americane. Cambiò nome all’A.g.i.p. che nel 1953 prese il nome di E.N.I. (energia nazionale idrocarburi). Essendo l’ E. N. I. un’impresa statale il suo obiettivo non era tanto quello di speculare sulla vendita del petrolio quanto di farne abbassare il più possibile il prezzo per poter agevolare il consumatore, spiegava Mattei in un’intervista televisiva. Proprio per questo prese l’iniziativa di pattuire con i paesi proprietari dei giacimenti di lasciare il 75% dei ricavati al paese fornitore. Questo era certamente contrario agli interessi delle sette sorelle che sul petrolio volevano guadagnare. Mattei non era altro che un personaggio scomodo che voleva imporre una politica di mercato diversa in un oligopolio di cui, fino a quel momento, l’Italia non aveva fatto parte.

Palazzo dell’impresa Eni

Molti avrebbero avuto moventi validi per spingersi ad organizzare un attentato simile ma l’ipotesi non è stata neanche presa in considerazione dal momento che per sbaglio i pezzi dell’aereo sono stati lavati e dall’autopsia dei corpi non è risultato nulla che potesse essere d’aiuto. Un’altra questione in sospeso individuata dal procuratore Vincenzo Calia resta quella del contadino e la sua dichiarazione al Tg due: gli permette di costruire gratuitamente una strada sul podere, la Snam (società del gruppo E. N. I.) lo assume come custode del sacrario di Enrico Mattei che sorge sul luogo del disastro, gli fornisce l’allacciamento corrente elettrica. La stessa figlia del signor Ronchi è stata assunta dal gruppo ENI. Il procuratore Calia incrimina Mario Ronchi per falsa testimonianza e favoreggiamento aggravato ma il procedimento è rimasto sospeso in attesa della conclusione di quello principale.

Il caso Mattei viene rimesso in discussione nel 1994 a causa di un’altra scomparsa: quella di Mauro de Mauro, un giornalista mandato dal regista Francesco Rosa per indagare sugli ultimi giorni di vita di Mattei. Rosa stava infatti per girare un film dal titolo “Il caso Mattei”. De Mauro è stato rapito dalla Mafia e poi ucciso. Pentiti di cosa nostra hanno dichiarato «ha scoperto qualcosa sul sabotaggio dell’aereo di Mattei». I magistrati di Caltanissetta mandano le informazioni ricevute alla procura di Pavia e il 20 settembre del 1994 a Pavia si apre l’inchiesta ma tutti i documenti del caso Mattei sono spariti: i faldoni sono vuoti e anche i cartellini sono scomparsi. I magistrati ordinano una nuova perizia scandagliando il terreno con una sonda elettro magnetica. I corpi vengono riesumati e analizzati. I segni trovati su effetti personali, corpi e aereo indicano che nel piccolo reattore è esplosa una bomba. La teoria dell’attentato alla vita di Mattei prende piede.

Perché ucciderlo? Beh i moventi sono molti: probabilmente l’esecutore fu Cosa Nostra ma in quanto i suoi interessi erano colpiti indirettamente: sono i cacciatori di petrolio esteri ad esserne preoccupati. Tutt’altra ipotesi potrebbe essere quella dell’organisation de l’armée secrète francese che combatteva l’indipendenza algerina. Mattei invece si era pronunciato a favore, anzi, aveva addirittura fornito all’Algeria finanziamenti militari per incentivare la sua liberazione dal colonialismo francese, sperando in future alleanze petrolifere. E molte altre teorie data la sua influenza in Italia e nel mondo. Ma come collegare tutto questo alla morte del poeta e regista omosessuale Pier Paolo Pasolini? Pier Paolo è morto la notte tra l’uno e il due dicembre 1975 nella stazione di Ostia, dove è stato trovato il suo corpo martoriato, massacrato e investito appositamente da una macchina. A incolparsi della sua morte è un 17enne, Pino Pelosi, che racconta di un litigio fra due amanti: lui stesso e Pasolini. A 35 anni dalla morte del poeta, dopo aver scontato la pena, Pelosi fa una dichiarazione shock in un programma televisivo: «Io non ho ucciso Pasolini, sono stati cinque uomini». Nel libro “Profondo Nero” Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza ipotizzano che la causa della morte di Pasolini potrebbe essere riconducibile a “Petrolio”, il romanzo rimasto incompleto e pubblicato postumo, nel quale lo scrittore denuncia la criminalità del potere in Italia partendo proprio dall’uccisione di Enrico Mattei. Si parla di un complotto nato con Mattei e fomentato negli anni successivi per tappare la bocca a giornalisti come De Mauro o Pasolini.

Una storia agghiacciante offuscata dal mistero di tre inspiegabili morti prive di giustizia e a cinquant’anni dalla morte il caso resta irrisolto. Chiunque scopra qualcosa viene eliminato per questo spesso si evita di parlarne: «il tentativo era soffocarci o lasciarci deboli», diceva Enrico Mattei.

Fonte:

Faherenheit, Radio 3, Enrico Mattei cinquant’anni dopo.

Blu notte – misteri italiani – il caso Mattei,Carlo Lucarelli.

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini Un’unica pista all’origine delle stragi di stato, Milano, Chiarelettere, 2009.

Foto:

1- Google Public

2- eni.com

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.