Cina: censurata la versione di “Gangnam style” del dissidente Ai Weiwei
di Claudia Parmiggiani
Il record di visualizzazioni ottenuto in pochissimo tempo ha reso il video musicale dell’eccentrico “rapper” sudcoreano Psy tra i più popolari del web, ne è scaturito un vero e proprio fenomeno mondiale. La stravaganza e la leggerezza della canzone ne hanno decretato la fortuna e un indiscusso successo immediato, un tormentone che rimane impresso facilmente.
Approfittando forse dell’onda del successo che questo video musicale sta riscuotendo e del fatto che sia diffuso e apprezzato ovunque, Ai Weiwei, artista, architetto e attivista politico cinese, ha realizzato una propria versione del videoclip scatenando la reazione del governo di Pechino che, come riporta l’Ansa, lo ha prontamente censurato in tutta la Cina, ufficialmente per questioni fiscali. Le immagini pubblicate qualche giorno fa sono state girate da Ai Weiwei insieme ad alcuni amici nel giardino di casa sua e ritraggono l’artista in giacca nera, occhiali da sole e t-shirt rosa che balla a tempo di musica sventolando in aria un paio di manette.
Forse è stato proprio l’aver esibito le manette ad allertare il governo, costituiscono infatti un chiaro riferimento agli 81 giorni di reclusione che il governo di Pechino aveva imposto ad Ai Weiwei dal 2 Aprile al 22 Giugno 2011 per la sua opposizione al regime. Ai Weiwei era stato recluso in un luogo segreto e non furono diffuse notizie sulle sue condizioni, fu agli occhi degli organi di informazione mondiali che ripresero l’arresto una grave minaccia alla libertà d’espressione. Il celebre artista fu inoltre privato del passaporto dalle autorità cinesi e per questo non riuscì ad essere presente alla prima grande retrospettiva dedicata a lui all’Hirshhorn Museum di Washington. L’artista, autore tra le altre cose dello stadio di Pechino, il famoso “Nido d’Uccello” aveva chiamato provocatoriamente la sua personale versione del tormentone: “Caonima style”, termine che in mandarino è traducibile con: “erba fango cavallo”, significato quindi totalmente neutro se non fosse che foneticamente l’espressione somiglia molto a quella usata in gergo per esprimere un insulto rivolto alla madre.
“Ogni persona ha diritto di esprimersi – contesta Ai Weiwei – e questa libertà di espressione è direttamente collegata alla nostra felicità e alla nostra esistenza. Se una società chiede che uno abbandoni questo diritto, allora questa diventa una società senza creatività che non può essere una società felice”.












