Pubblicato il: lun, ott 29th, 2012

Il grande fratello nuoce gravemente alla salute

di  Nicole Colombi

Prima il romanzo di Orwell e poi il reality show ci hanno fatto capire che vivere con un “Grande Fratello” che ha gli occhi costantemente puntati su di noi non aiuta di certo ad essere rilassati e spontanei. Ma quanto questa mancanza di privacy a cui ogni anno centinaia di persone si sottopongono volontariamente nella speranza di conquistare un po’ di notorietà agisce sulla nostra psiche?

La risposta ce la fornisce l’Helsinki Privacy Experiment, uno studio finlandese condotto per capire cosa succederebbe se l’invasione della privacy nella nostra vita quotidiana, già ripresa in molteplici modi (telecamere a circuito chiuso sparse per le città, accessi sul web, pagamenti carte i credito e i bancomat, …) fosse portata all’eccesso.

I finlandesi hanno capito cosa succede alle persone che non possono mai sentirsi davvero sole attrezzando le case di dieci volontari con “occhi elettronici” di ogni genere: telecamere, microfoni, sorveglianza dei computer, degli smartphone, della televisione e registrando ogni momento che queste persone passavano a casa. I partecipanti avevano il compito di rispondere ogni mese a dei questionari per valutare il loro livello di stress e, dopo dodici mesi, sono stati intervistati dai ricercatori.

Il risultato ottenuto dallo studio ci farà vedere con occhi più comprensivi tutti i più folli concorrenti di reality, infatti, tutti i soggetti hanno sviluppato livelli sostenuti di stress e ansia fino ad arrivare alla rabbia. «Il livello massimo di preoccupazione per la propria privacy ha raggiunto il picco nel giro di tre mesi, dopodiché i partecipanti si sono in qualche modo “abituati” e hanno messo a punto strategie comportamentali per avere una maggiore sensazione di controllo della situazione” spiega Antti Oulasvirta, uno dei ricercatori responsabili del progetto.  Questa modifica dei loro comportamenti, però, li ha resi più fragili: di fronte a degli imprevisti, spesso, non sono stati in grado di mettere in atto comportamenti utili.

Ciò che, incredibilmente, è stato ritenuto l’elemento più intrusivo è il controllo delle attività al PC ma anche le telecamere e i microfoni onnipresenti sono stati mal sopportati. I soggetti si sentivano privati abusivamente della propria intimità, di essere stati privati della piacevole sensazione di essere soli a casa propria.

Insomma il disagio procurato dalla mancanza assoluta di privacy sembra essere assoluto. I ricercatori, inoltre, suppongono che i dati nel caso in cui i soggetti non fossero volontari sarebbe addirittura peggiore.

 

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