«Pura anarchia»: riscoprendo Woody Allen nell’attesa del prossimo film
di Chiara Gagliardi
Dagli anni Settanta a questa parte, è una presenza costante nelle sale cinematografiche. Woody Allen, regista ed attore eclettico, nell’ultimo periodo sforna un film all’anno. Il pubblico lo segue costantemente, e le accoglienze sono delle più disparate: dall’ovazione per Midnight in Paris (2011) al tiepido scetticismo di To Rome with Love (2012), Woody Allen ha sempre saputo divertire e scandalizzare, con il suo spirito tra il pungente e lo yiddish e una recitazione esitante e quasi fastidiosa. Per il 2013, non poteva mancare un suo nuovo lavoro: ecco che viene annunciato Untitled Woody Allen San Francisco Project. La nuova pellicola vedrà come protagoniste Sally Hopkins e Cate Blanchett, oltre alla partecipazione di Alec Baldwin. Se tutti, però, conoscono l’Allen regista, pochi hanno avuto occasione di affrontarlo come scrittore.
Racconti e trascrizioni di monologhi, storie surreali e personaggi sospesi fra il fallimento ed i sogni di gloria: questo è Woody Allen così come emerge dalla carta stampata. L’ultimo lavoro editoriale del regista è «Pura Anarchia» (Mere Anarchy), uscito nel 2007: un libriccino dall’aria apparentemente innocua, ma che sa colpire nel segno. Diciotto brevi racconti che rappresentano altrettanti personaggi che possiamo definire “alleniani”, ossia pieni di speranze e un po’ narcisisti, ma duramente disillusi dalla vita, con una buona dose di alienazione. Dal cittadino credulone di “Errare è umano, fluttuare è divino” all’attore mediocre e fallito di “Riscatto Tandoori”, dal venditore di preghiere al padre disperato perché il figlio non è stato ammesso in un asilo di lusso, Woody Allen presenta un collage di vite esagerate e di uomini inetti, ma sempre profondamente umani.
La penna del regista corre veloce e scorrevole sulla carta bianca, donando ai lettori un testo facile da leggere e da affrontare, leggero e frizzante, ma che lascia un segno indelebile. È proprio l’umanità stessa la vera protagonista dell’opera di Allen, un’umanità rappresentata attraverso dei personaggi impossibili e un po’ assurdi. Un’umanità che non ha nessuna regola, nessun punto fermo per affrontare la vita nel suo svolgimento e tutta la frenesia del mondo odierno, e si dibatte per restare a galla in un vortice di “anarchia”, come già espresso nel titolo. Un’umanità che, vista da uno sguardo esterno, fa sorridere tragicamente per la sua ingenuità. Il successo, la fama, il denaro, l’importanza sociale sono le nuove Muse della popolazione alleniana, che si avvicina al suo obiettivo per poi perdere tutto repentinamente, che diventa distopia del mondo odierno, che attraverso iperboli ed esagerazioni spinge ad una riflessione attenta e spietata. Ciò che si considera importante, ha davvero un peso così fondamentale? Oppure fa solo parte di un gioco di specchi che punta a far perdere quello che già si ha?
Un’opera di narrativa che diventa un compendio dell’opera del regista, che ci mostra Woody Allen “in tutto e per tutto”, e che contemporaneamente offre uno sguardo inedito (o meglio, ancora inedito, nonostante la grande quantità di pellicole prodotte) sui classici protagonisti alleniani, destinati a diventare simboli. Un libro piacevole ed interessante, che trova la sua sintesi in queste poche parole: «Ricordo il suo corpo contro il mio e un bacio che mi fece schizzare un getto di vapore dagli orecchi. Rammento anche l’espressione dei suoi occhi quando la consegnai alla polizia di New York. Sospirai per la sua splendida carrozzeria sprecata, mentre i piedipiatti la ammanettavano e la portavano via. Poi me ne andai al Carnegie Deli e ordinai un pastrami al pane di segale, con cetriolini e mostarda – la materia di cui sono fatti i sogni».













