Pubblicato il: gio, ott 25th, 2012

Presidenziali statunitensi, dopo l’ultimo dibattito le previsioni rimangono incerte

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di Leonardo Sartori

Terzo e ultimo dibattito presidenziale lunedì in Florida

Lunedì sera si è concluso il terzo e ultimo dibattito presidenziale presso la Lynn University, a Boca Raton, Florida. Bon Schieffer, giornalista della CBS, ha avuto l’onore di moderare l’incontro convergente la politica estera, che ha visto un Obama attaccante, deciso e sicuro, di fronte a un Romney chiaro ma decisivamente meno aggressivo.

Il Medio Oriente è stato al centro del confronto. Inizia Romney, che esprime le sue preoccupazioni per la zona, scenario di continui avvenimenti scioccanti, conseguenza del fallimento di Obama, che non si intimidisce e risponde chiaro e dice che “al-Qaeda è stata decimata sotto la mia amministrazione”. Sulla questione Siria, nessuno dei due ha intenzione di coinvolgere i soldati statunitensi in un conflitto. Obama segue la via diplomatica e le sanzioni, linea condivisa da Romney che esige maggiori sanzioni e si mostra impaziente di mettere in piedi un nuovo governo amico di Washington. Per la linea di azione in Egitto il presidente non ha rimorsi, e continua la collaborazione con Il Cairo affinché si possano sviluppare quelle libertà comunemente ritenute fondamentali; concorda il governatore del Massachusetts, e preme per maggiori alleanze.

Il secondo blocco riguarda il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Romney, da bravo repubblicano, annuncia che non verrà tagliato il budget militare, anzi, gli USA “devono essere forti, leader nel mondo”, perché gli USA “sono il paese con la responsabilità di promuovere la libertà”. Obama rassicura che gli Stati Uniti sono un stato forte. Aggiunge inoltre che bisogna lavorare sull’energia pulita, importante per il ruolo del paese nel mondo.

Il candidato repubblicano avvisa che per ritrovare i budget utili per promuovere politiche necessarie verranno tagliati programmi che lo stato non può permettersi, come l’Obamacare, che cancellerà dal primo giorno, mentre il Medicare verrà dato in gestione agli Stati, guai a chi tocca l’apparato militare. Obama attacca, sostenendo che non c’è bisogno di altro denaro investito nel militare, quando questo non lo richiede.

Grande tema Israele e Iran. I due sono d’accordo sull’appoggio da fornire al loro alleato, Israele, e condannano all’unisono il nucleare iraniano. Obama afferma che l’Iran si trova economicamente nel momento peggiore degli ultimi anni proprio per le sanzioni economiche imposte, e la pressione diplomatica messa in azione. Romney vuole più pressione e sanzioni più severe, mentre le sanzioni militari rimangono come ultima istanza, e avverte che l’amministrazione Obama è e si mostra debole, e per questo motivo l’Iran non teme più gli USA.

L’attenzione si sposta sull’Afghanistan, dalla quale le truppe verranno ritirate nel 2014, e del Pakistan, paese chiave per il successo del primo.

In tema commerciale la Cina rimane protagonista del discorso politico statunitense. Obama e Romney concordano che Pechino deve giocare con le stesse regole del gioco, perché commerciando in questa maniera “unfair”, colpisce le aziende e il lavoro nordamericano.

I candidati Obama e Romney

In generale il presidente in carica ha avuto la meglio, criticando e attaccando di continua il governatore Romney, mentre quest’ultimo ha avuto un atteggiamento molto più pacato, talvolta concordando con le posizioni del concorrente democratico.

Ma la vittoria obamiana del dibattito ha risolto l’incertezza che nell’ultimo mese incombe sul risultato delle elezioni? I così detti swing States (Colorado, Nevada, Wisconsin, Florida, New Hampshire, Iowa e Virginia) non danno risultati chiari negli ultimi sondaggi, e intanto Romney sembra ottenere sempre più consensi nel web. Da non tralasciare che Obama è stato deludente per molti durante il suo primo mandato, elevando il tasso di astensionismo tra gli elettori democratici, dando vantaggio ai repubblicani, ansiosi di ottenere un cambio nell’amministrazione federale. Ma mancano ancora 10 giorni all’election day, sufficienti per cambiare le carte in tavola.

  • rosalba sarnelli

    forza Obama che vincerai nuovamente ,anche per bloccare il KKK !!!

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