Pubblicato il: gio, ott 25th, 2012

Estelle, la nave per Gaza è stata costretta ad attraccare nel porto di Ashod e gli aiuti umanitari non arrivano

di Francesco Pirillo

La nave Estelle (da Asia blog)

Estelle, la nave su cui c’erano 30 attivisti europei tra cui membri del parlamento svedese, greco, norvegese e spagnolo, terza imbarcazione del progetto Fredoom Flottilla, è stata bloccata dalla Marina militare israeliana e costretta ad attraccare al porto di Ashod a 70 km da Gerusalemme. Sabato pomeriggio le navi israeliane hanno impedito all’imbarcazione di raggiungere la Striscia di Gaza, meta del viaggio, per portare alla popolazione palestinese oggetti e cemento per la normale vita quotidiana.

La Striscia di Gaza è ormai da anni sotto assedio e l’Operazione Piombo Fuso durante il 2008 non ha fatto altro che peggiorare le condizioni del popolo palestinese. La nave, partita dalla Svezia aveva attraccato nei porti norvegesi, francesi, spagnoli e al porto di Napoli. Proprio il capoluogo campano aveva patrocinato la missione e in quella occasione il sindaco Luigi De Magistris aveva dichiarato che “il Comune di Napoli riconosce lo Stato della Palestina e patrocinerà tutte le iniziative volte a favorire la pace tra Israele e Palestina”.

Estelle portava con sé strumentazione medica, strumenti musicali, palloni da calcio e libri e giocattoli per bambini. Inoltre, per la realizzazione degli edifici aveva anche 41 tonnellate di cemento, utile per la ricostruzione di strade e vie colpite dalle bombe. Sulla Freedom Flotilla c’era anche Marilena, amica di Vittorio Arrigoni, ucciso dai terroristi il 15 aprile del 2011 mentre si trovava a Gaza. “Vittorio sarebbe molto contento nel sapere che il suo Paese, che spesso lo aveva deluso, è riuscito a contribuire in modo così importante al progetto Estelle”, aveva dichiarato Marilena durante un’intervista rilasciata ad alcuni giornalisti de l’Unità e de La Repubblica.

A bordo c’era anche un altro italiano, Marco Ramazzotti Stockel della Rete degli Ebrei contro l’occupazione. Espulso da Israele è tornato in Italia ed ha così commentato la missione: “abbiamo raggiunto il nostro obiettivo politico che era quello di parlare e far parlare della situazione di Gaza e della Palestina, perché Gaza e Palestina sono centro di tensione internazionale per l’Europa e l’Italia”. Ha poi continuato che è doveroso “difendere i diritti umani dei palestinesi, i quali sono trattati malissimo. Il mio privilegio è che posso parlare, i palestinesi no. Sono chiusi in un ghetto terribile. Da questo viaggio viene un messaggio forte: aiutateci a parlare di Palestina e di Gaza”.

Marco Ramazzotti Stockel ha sottolineato quanto la Palestina e la Gaza siano lasciate sole a se stesse mentre intorno il governo israeliano continua a fare terra bruciata affinché le condizioni peggiorino. Stockel ha così concluso appena atterrato a Fiumicino: “contro di noi sono arrivate 4 navi da guerra, un elicottero e motoscafi. Ridicola e gigantesca prova di forza militare. Alcune persone a bordo sono state trattate male, io me la sono cavata forse perché avevo la giacca con la Croce Rossa”.

Israele non perde un attimo di tempo per affermarsi prepotentemente sullo scenario mondiale e la forza bellica posseduta dal governo non sembra voler limitare il suo operato anche contro gli stessi attivisti israeliani presenti sulla nave. Elik Elhanan ha parlato di “Uso eccessivo di forza contro di noi, senza alcuna ragione. Scosse elettriche con taser con odio vendicativo”. Dichiara di essere stato accusato di “aiutare il nemico” e di aver tentato “l’infiltrazione in una parte della Terra di Israele che non è parte dello Stato di Israele”.

La Striscia di Gaza è ormai da anni sotto assedio e l’Operazione Piombo Fuso durante il 2008 non ha fatto altro che peggiorare le condizioni del popolo palestinese (da blog galatina)

A guidare la spedizione c’era un ex disertore ebreo, Dror Feiler il quale ha voluto fortemente partecipare a questa missione per aiutare chi davvero sta soffrendo la questione israelo-palestinese, ovvero il popolo di Gaza che lotta ogni giorno per sopravvivere. “Non sono io il nemico. Penso che il problema di Israele sia il governo di Israele”, aveva commentato prima di salpare alla volta della Striscia. Nel 1970 Feiler si rifiutò di servire il suo esercito nei territorio occupati. Con stoicismo e convinzione ha eseguito gli ordini dell’etica ed ha scelto di vivere per i diritti e la vita dei palestinesi e di tutti gli abitanti della Striscia di Gaza e non per la morte e l’annullamento di un fittizio nemico. Definito tra i primi refusenik, Feiler ha da sempre subìto persecuzioni da parte del governo israeliano e l’emarginazione sociale da parte di quella maggioranza di persone che credono nell’annullamento dei diritti civili e della persona arabo-palestinese.

Alcuni attivisti sono ancora sotto processo nei tribunali e detenuti nelle carceri israeliane e le varie ambasciate si stanno muovendo per riportarli a casa, con non pochi problemi. Una semplice nave che trasportava giocattoli e medicine è stata bandita e chi era a bordo è stato arrestato o espulso, mentre a Gaza la popolazione è in condizioni critiche per via del conflitto e della politica israeliana che infierisce col proprio potere politico sul vivere comune.

La comunità internazionale non attua delle regole che contribuiscono alla rinascita di una zona martoriata dalla guerra, in cui i diritti civili e primari dell’essere umano sembra valgano di meno rispetto ad altre parti. Vittorio Arrigoni era solito dire: “restiamo umani”.

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