Circoncisione: il disegno di legge che divide la Germania
di Ilaria Caridi
Era il 6 Novembre 2010 quando un bambino di 4 anni veniva portato d’urgenza all’ospedale di Colonia (Germania) a seguito di un’emorragia provocata da un intervento di circoncisione. Ad eseguirlo senza che ci fosse alcuna necessità terapeutica è stato un medico di fede musulmana con il consenso di entrambi i genitori, anch’essi credenti. La Procura è intervenuta e la Corte d’Appello di Colonia ha assolto il medico ma al contempo ha dichiarato l’esistenza del reato di lesione. Potrebbe sembrare senza senso ma dato il vuoto normativo il medico non poteva sapere che quanto stava facendo fosse contrario alla legge. Questa la sentenza che ha acceso l’acceso dibattito sulla liceità della circoncisione.
La circoncisione è per i maschi «l’escissione totale o parziale del prepuzio» mentre per le femmine «l’asportazione di parte o dell’intera clitoride e, talora, delle grandi e piccole labbra della vulva femminile», come delinea il vocabolario Treccani. Essa viene praticata solitamente per due motivi: nella maggior parte dei casi per credi religiosi (ebraici o musulmani) talvolta per motivi di salute in ospedale. La questione è delicata.
Nel credo ebraico la circoncisione deve essere praticata l’ottavo giorno di vita del bambino mentre in quello musulmano di solito tra i 4 anni e i 12. Entrambi gli interventi, quello ebraico e musulmano, spesso vengono effettuati senza anestesia. Data la tenera età saranno i genitori a dare il consenso all’intervento (prevalentemente praticato da non-medici). Ed è qui che si aprono le porte ad opinioni completamente diverse. In gioco ci sono il diritto all’integrità fisica perché il bimbo con l’intervento subisce una menomazione non dovuta a necessità terapeutiche, il principio di autodeterminazione del bambino che non ha voce in capitolo perché sono i genitori a decidere la sua religione e dall’altra parte il diritto di libertà religiosa nonché quello dei genitori di prendere consensualmente scelte in nome e per conto del figlio.
Circa un terzo della popolazione maschile mondiale, compresa la metà degli statunitensi, è circoncisa. Nella stessa New York le autorità sanitarie sono pronte a legiferare per limitare la pratica rituale mentre dall’altra parte la medicina moderna americana ha tratto delle conclusioni un po’ diverse. Infatti l’American Academy of Paediatrics, che nel 1999 denunciava i rischi dell’intervento, ora sostiene invece che la circoncisione riduca il rischio di infezioni all’apparato urinario nel primo anno di vita. I medici sostengono che su 909 circoncisioni un uomo eviterà il cancro al pene nonché che si riesca a limitare la trasmissione dell’HIV, del papilloma virus umano e di altre infezioni, senza avere alcun effetto negativo sulla funzionalità sessuale maschile né sull’appagamento. L’Accademia di medici però continua a denunciare quella che è comunemente definita «chirurgia amatoriale». Il problema è ancora aperto.
La sentenza in questione ha scatenato le furie delle comunità ebraiche che attraverso la voce del rav Pinchas Goldschmidt, il presidente della conferenza dei rabbini d’Europa, hanno annunciato che «Il nuovo linguaggio dell’antisemitismo è il linguaggio dei diritti umani» catalogando la sentenza come «il più grave attacco alla comunità dalla Shoah». Ma quanto dichiarato dalla Corte d’Appello di Colonia era vincolante solo in quel Lander e proprio per questo si auspicava un intervento governativo che subito è arrivato.
La Germania, dato lo sterminio della Shoah, è ora a dir poco ossessionata dalla tutela dei diritti fondamentali in particolare delle comunità ebraiche e proprio per questo ha discusso in tempi record un disegno di legge sulla circoncisione la quale viene ammessa ma con riserva di legge: che vi sia il consenso espresso di entrambi i genitori, che siano praticati interventi contro il dolore, che i genitori siano informati sui rischi e che si perseguano le regole mediche. Può lo Stato intromettersi nella libertà religiosa? Se sì, fino a che punto?
Per alcuni evidentemente non può, anzi, era stato lo stesso capo rabbino degli ebrei aschenaziti di Israele, Yona Metzger, che in una visita a Berlino ha ricordato che l’anestesia è vietata: al massimo è consentita «una goccia di vino», perché «a volte una puntura è più dolorosa della stessa circoncisione».
La questione è ancora aperta e dibattuta anche all’interno del parlamento tedesco: c’è chi dice che non legittimando l’intervento medico si aumentino i casi di chirurgia amatoriale, chi denuncia l’impossibilità di essere accettati socialmente dalla propria comunità in caso di mancata circoncisione e c’è chi invece difende il diritto del minore all’integrità fisica prima che alla libertà religiosa o ai diritti dei genitori di rappresentarlo.
Per quanto si possa essere contrari o d’accordo ad una legittimazione della circoncisione, l’apertura fornita dal dibattito scaturito dalla sentenza è un altro passo verso il multiculturalismo e la presa coscienza di pratiche prima clandestine e al momento ancora prive di tutela giuridica.












