Anonymous attacca il sito della Polizia e rende pubbliche migliaia di informazioni riservate
di Francesco Pirillo
Anonymous colpisce ancora. Dopo aver attaccato virtualmente il sito di Trenitalia, Equitalia, dell’Enel, del Ministero della Difesa e dell’Interno, quello dei Carabinieri e del Vaticano, lunedì è toccato al sito della Polizia di Stato. Hanno trafugato tra i server della Polizia ed hanno reso noto, sul loro sito, verbali delle manifestazioni e numeri di telefoni cellulari privati, email di ogni calibro e buste paga degli agenti.
“Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro. Siamo in possesso di una notevole mole di materiale: ad esempio documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura; file riguardanti i Notav e i dissidenti; varie circolari ma anche numerose mail, alcune delle quali dimostrano la vostra disonestà (ad esempio una comunicazione in cui vi viene spiegato come appropriarvi dell’arma sequestrata ad un uomo straniero senza incorrere nel reato di ricettazione). Il livello di sicurezza dei vostri sistemi, al contrario di quanto pensassimo, è davvero scadente, e noi ne approfittiamo per prenderci la nostra vendetta. Is there any problem, Officer?”
Le notizie riguardano le questure e gli uffici sparsi per il territorio italiano e si riferiscono a dati che vanno dal 1998 ad oggi. 1,3 gigabyte di file, divisi per cartelle, sono a disposizione di chiunque visiti il loro sito. Una diffusione coatta di quello che sembrava fino ad oggi irraggiungibile e altamente segreto. Gli hacker hanno reso vulnerabili i sistemi nazionali ed internazionali di monitoraggio, controllo e divulgazione di tutto quello che a loro sembra ingiusto e a cui hanno dichiarato guerra. Anonymous utilizza la rete per combattere ciò che loro non condividono e definiti “uno stormo di uccelli che viaggia insieme nella stessa direzione” riescono ad entrare nelle viscere del sistema colpendo al cuore.
La rete crea uno scudo di protezione che fa sì che l’anonimato rimanga tale e il prolungamento di esso assicura una duratura efficacia nella lotta. Nella parte finale del loro discorso si legge: “Rivendichiamo a gran voce: l’introduzione del reato di tortura che prevenga il ripetersi di carneficine già note e attribuisca una pena a chi, nascosto dietro una divisa, si accanisce sulla dignità umana; la telesorveglianza continua di ogni luogo in cui le Forze dell’ordine svolgono il proprio ruolo, al fine di prevenire abusi e documentarli nel caso si verifichino. Le immagini dovranno essere disponibili pubblicamente e in tempo reale per facilitare la denuncia di torture e maltrattamenti; l’apposizione di un codice ben visibile sulle divise, al fine di identificare facilmente un agente in tenuta antisommossa; che le forze dell’ordine, almeno durante il servizio di sorveglianza dei cortei, siano disarmate”.













