Pubblicato il: mar, ott 23rd, 2012

Esperimento di democrazia diretta in Islanda: riformare la Costituzione via web

di Claudia Parmiggiani

I sei punti del referendum relativo alla nuova Carta costituzionale islandese, che dovrebbe sostituire quella del 1944, sono stati approvati dal 66,3% degli elettori votanti che dicono sì alla Costituzione 2.0, con un’affluenza alle urne però inferiore rispetto a quella del 2011.L’Islanda, che nel 2008, come tutto il continente, aveva subito l’impatto disastroso della crisi economica e finanziaria, scivolò rovinosamente in una profonda recessione. Quando poi nel 2009 il governo volle attuare le misure di austerità richieste dal FMI in cambio degli aiuti finanziari, ci fu una forte mobilitazione popolare che lo costrinse a dimettersi.

A differenza di altre nazioni dell’Ue nella sua stessa situazione, quindi, l’isola dei ghiacci scelse una strada alternativa e quando le tre banche principali del Paese (Glitnir, Kaupthing e Landsbankinn) fallirono, lo Stato procedette alla loro nazionalizzazione respingendo le politiche di rigore fiscale. I risultati sono stati eccezionali, si è registrato un tasso di crescita del 2,1% nel 2011 e del 2,7% per il 2012, dimostrando una via d’uscita dalla crisi efficiente e sostenibile con la scelta di mettere l’interesse pubblico sopra  quello di mercato. Parallelamente all’uscita dalla crisi, il Paese ha deciso di darsi un nuovo assetto a partire proprio dalla base dello Stato: dalla Costituzione. La Carta nasce proprio sull’onda dell’indignazione popolare scatenatasi durante gli anni di recessione, due anni fa, quindi una commissione composta da 25 cittadini comuni fu selezionata con il compito di redigere la bozza costituzionale. I membri di questa commissione valutarono di coinvolgere nell’elaborazione del testo tutta la cittadinanza, sfruttando uno strumento ormai largamente diffuso in tutto il Paese: il web; attraverso consultazioni, suggerimenti e interventi aperti sui social network e youtube si è giunti alla stesura del testo. La portata democratica di questa modalità di riforma costituzionale rende quello islandese senza dubbio un caso senza precedenti. “Credo che questa sia la prima volta che una Costituzione viene scritta avvalendosi di Internet”, osserva Thorvaldur Gylfason, membro del consiglio costituzionale “L’opinione pubblica può così assistere alla nascita del nuovo documento. Stiamo seguendo un procedimento del tutto nuovo e molto diverso da quello tradizionale. Una volta i padri costituenti si rinchiudevano in un luogo appartato, privo di influssi esterni”.

Una volta terminata sarà sottoposta a referendum confermativo, senza correzioni da parte dell’Althing, il Parlamento e se il progetto va a buon fine sarebbe la prima Carta scritta dai cittadini per i cittadini. Sull’opportunità o meno di una modalità così particolare di elaborazione del testo Costituzionale il Paese, come è facile immaginare, è spaccato in due e le interpretazioni delle parti politiche in campo sono fortemente antitetiche: il governo social-democratico e il premier da un lato appoggiano senza riserve l’esperimento, dall’altro l’opposizione di centro-destra si richiama a logiche più tradizionali di riforma e rivendica il ruolo del Parlamento in relazioni a tali questioni.

Fonte: Ansa

Foto: Google Public

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