Anche i Grandi tremano, la crisi “compie” 5 anni e sconfigge ogni taboo
di Sergio Zuppiroli
Inizio di settimana piuttosto debole per tutti i listini europei, da Madrid a Londra passando per Francoforte e Parigi tutte le oscillazioni di oggi sono col segno negativo (-0,22 fino al -0,71%). Anche Milano aveva aperto in negativo ma ha risvoltato la giornata attestandosi uno scarso segno +. Lo spread è in calo e si aggira attorno ai 310 punti percentuale, mentre la differenza Bonos-Bund è all’incirca di 480. Rimanendo nel settore borsistico si registra oggi un deficit commerciale di 558,6 miliardi di yen (oltre 5 miliardi e mezzo di euro) da parte del Giappone che perdendo oltre il 12% dell’export, fa segnare un record negativo per il semestre dell’anno fiscale 2012/13. Non è però una casualità, infatti era prevedibile che tutte le grandi forze (europee e non) avrebbero accusato una brusca frenata visto l’andamento globale recessivo che sta investendo l’Occidente.
Proprio oggi, la crisi finanziaria “compie” cinque anni e dopo aver mietuto più recentemente vittime mediterranee, la bolla si sposta. Come abbiamo visto il Giappone, ma anche la Germania nel quarto trimestre di questo bollente 2012, prevede un “chiaro rallentamento della congiuntura economica”, parole del ministero delle Finanze tedesco che tramite il rapporto di oggi rende pubblica questa nota che già in molti avevano fiutato. Come accusa la Germania, e anche le altre potenze ndr, la colpa della frenata nel fattore crescita degli stati così detti “forti”, sarebbe da attribuire al peso che hanno “le debolezze congiunturali di alcuni Paesi dell’Eurozona”. Detto in altre parole si denota come alcuni paesi fungano da ancora che rallenti il cammino di quelli che, in realtà, non hanno nessuna colpa o mancata austerità. La Germania può avere tutte le sue ragioni colpevolizzando ovviamente i paesi mediterranei, ma quello che più incuriosisce sia il come abbia mosso le pedine in tutto questo periodo per non agevolare i “compiti a casa” di nessuno degli Stati a rischio. Chi è causa del suo mal pianga se stesso verrebbe da dire, e così è stato. Proprio oggi, infatti, si apprende come l’Ue abbia varato un regolamento, in vigore dal prossimo 1 novembre, dove vieta di effettuare vendite allo scoperto nude (senza la disponibilità dei titoli) e di assumere posizioni speculative sui Credit Default Swap, cds, su emittenti sovrani, inserendo l’obbligatorietà di comunicare le posizioni nette corte oltre certe soglie. Con questo piccolo ma elementare regolamento, che sarebbe dovuto entrare in vigore molto prima, si cerca di arginare il fenomeno speculazione folle da parte dei grandi operatori finanziari. Se prima, quindi, era possibile vendere a dismisura titoli di uno Stato Sovrano per far scendere il valore dello stesso, pur non avendo in mano nulla, ora sarà vietato e con questo si inizia il cammino verso una legiferazione pro stati e contro finanza.
Legiferazione che potrebbe essere completata in molti modi: partendo dalla Tobin Tax (che dovrebbe imporre una tassa per ogni movimento borsistico), fino ad arrivare ai Bond Comuni (titoli non più di uno Stato solo, ma titoli comuni per tutti i paesi che adottano come moneta l’Euro). Chissà se la Germania, dopo aver assaggiato questo stop della crescita del Pil, provi a vestire i panni degli altri Stati in recessione ormai da diverso tempo? Di conseguenza poi, chissà se la posizione tedesca riuscirà a contrastare questo giro vizioso di finanziamento pubblico per la ricapitalizzione di banche private (tramite l’Fmi), vista la già visuale restrittiva che ha applicato la Corte Costituzionale di Berlino al trattato (tramite limiti e previa approvazione del parlamento)?
Fonte: Ansa
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