Quel “pasticciaccio brutto” delle Primarie di CSX: Renzi contesta Bersani sulle regole
di Stefano Capponi
Matteo Renzi pareva di buon’umore all’inizio del suo discorso oggi, al PalaOlimpico di Torino. Davanti agli spettatori, ha iniziato con una battuta sulle contestazioni di Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico e suo principale avversario nella sfida delle Primarie di Centro-sinistra 2012.
“Mi scuso per il ritardo, ma è a causa di un volo dalle Cayman, dove sono andato a prelevare le ultime risorse che erano fondamentali…” ha scherzato il Sindaco di Firenze. Davide Serra, uomo dell’alta finanza sostenitore di Renzi, che lo aveva incontrato insieme ad altri finanzieri per sottolineare il loro sostegno al giovane politico democratico, l’ha presa invece con meno allegria, e ha duramente attaccato Bersani, che l’ha giudicato a sua volta alquanto permaloso.
Ma la vera polemica con il Segretario del primo partito italiano Renzi la fa a proposito dell’ancora nebulosissimo regolamento delle Primarie: “Caro segretario, le regole fanno male a te. Le primarie sono ispirate dalle vostre paure e non dal nostro coraggio. Mi spiace per Bersani. La parola comunicazione non deve far paura alla sinistra, non è una parolaccia. È un autogol se la comunicazione è di plastica, come qualcun’altro ha fatto per molti anni”. Vi sono regole infatti alquanto particolari nelle pagine che progettano la competizione: innanzitutto, si stabilisce il doppio turno (25 novembre e 2 dicembre), su cui Renzi non mostra totale contrarietà. Poi però vi sono altri punti più circospetti: la cancellazione del voto per i sedicenni; il no al voto fuori sede; voto per il secondo turno se non si è votato al primo solo con apposita giustificazione (come ai tempi delle scuole medie); firma dell’appello pubblico per il sostegno al Centro-sinistra; e la regola più discussa e discutibile in assoluto, ovvero la pre-iscrizione all’albo degli elettori addirittura da fare in un luogo diverso da quello della votazione.
Le disposizioni suscitano molte polemiche, e a tratti non appaiono ai Renziani come regole “giuste”: se da una parte si possono ritenere giustificabili infatti la contrarietà al voto dei minorenni (dato che poi non potranno sostenere in gran parte la coalizione alle elezioni non avendone diritto), e la firma per il sostegno come dissuasione per i possibili infiltrati, altre, in primo luogo la pre-iscrizione in luogo diverso, appaiono insostenibili e senza senso. Infatti, il ramo su cui Renzi sembra fare più presa, cioè gli elettori non aficionados del PD, indecisi e a rischio “grillismo”, potrebbe essere anch’esso dissuaso dalla partecipazione, perché certo rischiare di doversi prendere più di un giorno di tempo per le primarie e magari dover attraversare la città per firmare da una parte e votare dall’altra è una cosa scomoda, specialmente per chi lavora o ha dei figli e non ha abbastanza voglia di sacrificare più del tempo necessario per un voto a delle primarie di coalizione.
I Bersaniani ribattono che il Segretario è stato fin troppo buono ad accettare la candidatura di un membro del PD come Renzi, dato che inizialmente lo statuto indicava come unico candidato naturale il capo del Partito, e che le polemiche sono insensate e pretestuose.
Ma come la pensano i possibili elettori del Centro-sinistra? C’è a tal proposito un sondaggio per La Repubblica Genova di CSS che indica che innanzitutto il 46,3% si dichiara contrario addirittura al doppio turno contro il 46% dei favorevoli, inoltre il 44,8% si dichiara altrettanto contro l’attestazione di fedeltà e l’iscrizione all’albo degli elettori, mentre il 43,7% è favorevole. Nonostante i dati siano risultati dalle opinioni di possibili elettori PD o di altri partiti di CSX, si mostra un’evidente contrarietà alla linea di regolamento duro e restrittivo che i Democratici appaiono voler intraprendere. Questo non può che far sì che coloro che non sono di Centro-Sinistra, ma rientrano nella sfera degli indecisi, non possano giudicare queste regole in maniera positiva.
Matteo Renzi parla di comunicazione, ed è proprio secondo lui la comunicazione uno dei punti deboli del Partito Democratico di Pierluigi Bersani; certo le suddette norme, magari anche emesse in buona fede, non apparirebbero agli occhi degli elettori come giustificabili se non per rendere più ostacolata la corsa dell’avversario principale tramite una minore partecipazione alle Primarie, e si tratterebbe quindi di un caso di mancanza oltre che di comunicazione esterna di strategia. E, oltre alle Primarie, dalle parte del PD si dovrebbero rammentare che da vincere ci sono anche le prossime elezioni.
Fonti: ansa.it; genova.repubblica.it












