Quando la moda fa indignare: occupato l’atelier D&G in Piazza di Spagna
di Nicole Colombi
D&G, uno dei marchi italiani più famosi del mondo, nato dal genio di Domenico Dolce e Stefano Gabbana, non è risultato essere immune alle proteste degli animalisti che, venerdì 19 ottobre, hanno occupato il negozio di Piazza di Spagna a Roma.
Per la precisione, gli attivisti travestiti da operai che hanno mosso la polemica contro i jeans sbiancati con il metodo della sabbiatura facevano parte dell’associazione ‘Animalisti Italiani Onlus’. Guidati dal presidente Walter Caporale, hanno portato avanti una protesta che sì può sintetizzare nel loro slogan: ”Uccideresti per un paio di jeans?”. E, infatti, il motivo per cui hanno deciso di indossare dei jeans, provocatoriamente sporchi di sangue, e scendere in piazza è protestare contro tutti quegli stilisti, tra cui i famosissimi Dolce e Gabbana, che usano, appunto, il metodo della sabbiatura. In Europa, questo metodo, che sul lungo periodo può provocare la comparsa di una patologia mortale come la silicosi, è vietato dal 1996, ma è ancora in uso in paesi come Cina, India, Bangladesh, Pakistan, Nord Africa.
Alcuni animalisti coinvolti spiegano in una nota lo svolgimento della protesta: «Bloccato simbolicamente l’ingresso dell’atelier, alcuni operai hanno simulato la lavorazione dei jeans incriminati, inscenando il soffocamento, la malattia e la tragica morte per silicosi degli stessi lavoratori».
Da anni, gli animalisti tentano di eliminare dal mercato jeans sbiancati con questa tecnica a suon di manifestazioni e occupazioni, ma fino ad ora il brand milanese, ma per il momenti l’esito è stato fallimentare e, ogni giorno, molti operai, anche bambini, sbiancano jeans che, probabilmente, un giorno gli costeranno la vita.
E’ in atto una petizione contro l’utilizzo di questa tecnica mortale, attraverso una raccolta firme, che può essere scaricata da www.Animalisti.it, nel frattempo, gli animalisti sperano nella coscienza dei compratori.












