Gli ultras dell’Hellas ci ricascano: insulti a Morosini durante la partita col Livorno
di Marco Dolcinelli
Uno sparuto gruppo di tifosi dell’Hellas Verona ha cantato dei cori offensivi verso Piermario Morosini, il calciatore deceduto in campo lo scorso aprile, durante la partita Livorno-Verona giocata sabato, allo stadio Armando Picchi della città labronica.
Il match era una delle partite di cartello della decima giornata del campionato di calcio di Serie B. Durante il primo tempo la curva livornese ha esposto uno striscione molto critico nei confronti degli avversari, che riportava la frase «Fascio tesserato servo dello Stato». Oltre alla nota e diversa connotazione politica che contraddistingue le due tifoserie, con questa scritta i livornesi volevano criticare gli avversari anche per la loro scelta di non schierarsi contro la tessera del tifoso, provvedimento inviso alla maggior parte del mondo degli ultras.
È forse questo il motivo che, poco prima dell’intervallo, ha spinto un piccolo gruppo di tifosi ospiti ad intonare degli insulti nei confronti di Piermario Morosini, il giovane calciatore che, proprio vestendo la maglia del Livorno, morì in campo lo scorso 14 aprile nella sfida contro il Pescara. Il tutto è stato concluso con saluti romani e slogan fascisti. Il coro non è stato sentito bene da tutto lo stadio, ma non è sfuggito alla Digos della questura di Livorno che ha immediatamente informato gli ufficiali di campo e la procura federale.
I colpevoli sono stati ripresi in un video. Grazie a questo, la questura è riuscita ad individuare il gruppo che ha eseguito il saluto romano. La polizia ha inoltre controllato l’audio della scena per verificare in modo esatto chi siano i responsabili del coro contro Morosini e ha inviato le immagini ai colleghi veronesi per procedere all’identificazione dei soggetti.
Saranno inevitabili conseguenze e sanzioni per la società. Sia Andrea Abodi, presidente della lega di Serie B, che Demetrio Albertini, vicepresidente della FIGC, hanno espresso la loro opinione in merito alla necessità di una punizione che sia veloce ed esemplare.
Anche tra l’opinione pubblica le reazioni sono state rapide e unanimi nel condannare il gesto, soprattutto nel mondo veronese. In particolare, la stessa società Hellas Verona ha voluto esprimere il proprio disappunto e porgere le proprie scuse attraverso un comunicato stampa. «Nonostante l’orgoglio per la propria tifoseria, da sempre sostenitrice impeccabile dei nostri colori, l’Hellas Verona F.C. Spa intende debellare con forza cori di questa natura», viene ribadito.
Il Coordinamento Calcio Club Hellas Verona, gruppo che raccoglie e gestisce l’attività di molti sostenitori gialloblu, con un proprio comunicato su Facebook ha voluto prendere le distanze da atteggiamenti di questo tipo e si è detta impegnata da sempre a stigmatizzarli.
Infine, il sindaco di Verona Flavio Tosi ha annunciato, nel tardo pomeriggio di ieri, che la Giunta comunale della città si costituirà parte civile contro i responsabili del coro. “Capisco che alla partita ci possano essere gli sfottò, ma e’ inammissibile l’offesa personale. Soprattutto quando si tratta della memoria di un bravissimo ragazzo”, ha dichiarato.
Casi del genere non sono né nuovi, né rari negli stadi, non solo in Italia. Questo in particolare ha avuto una eco per certi versi superiore rispetto al solito. I motivi vanno ricercati nel ricordo ancora vivo e doloroso che molti appassionati hanno di Morosini e nella cattiva reputazione che, per colpa di pochi idioti, la tifoseria dell’Hellas si è guadagnata nel corso degli anni. Già in passato, più di una volta, alcuni di questi soggetti hanno intonato cori razzisti o molto offensivi verso alcuni avversari, causando disagi alla società per le multe che si è vista costretta a pagare.
FONTI: ansa.it, hellasverona.it, pagina Facebook del CCCHV, per la prima immagine: panoramio.com, per la seconda immagine wikipedia.it.












