Il ritorno delle pinces: le subdole strategie del marketing dei pantaloni.
di Stefano L. Alberti
Indovinate un po’? I pantaloni con le pinces sembravano da diversi anni scomparsi in ogni persona e negozio che aspirasse ad essere modaiolo o quanto meno giovanile. Pochi esemplari restavano nei mercatini dell’usato, fra i fondi di magazzino, o in quelle bottegucce un po’ periferiche, destinate a utenti ampiamente pensionati o a professori universitari deliberatamente démodé e desiderosi di marcare la loro distanza da chi stesse dalla parte opposta della cattedra.
Ora invece Calvin Klein, Dries Van Noten, Burberry e Gucci ne hanno riempito le sfilate; pure Prada ha optato per un taglio più pieno, anche se con delle riprese e non con le pinces: di tutto ciò ci informa il seriosissimo Wall Street Journal.
Nemmeno Dior manca all’appello, sotto la nuova direzione di Kris Van Assche.
Certo, non sono più le pinces estremamente voluminose, che magistralmente Kapuscinski, nel l’aureo libretto “In viaggio con Erodoto” descriveva in un suo completo di sovietica memoria; oggi o le pieghe sono meno visibili, o se ne mette una sola per gamba.
Il designer Billy Reid ha applicato le pinces a dei pantaloni lisci e questa è la colorita motivazione: “A volte i pantaloni a pieghe possono sembrare, da dietro, un pannolino.”
Come si chiedono in America, “Will it play in Peoria?”, cioè funzionerà anche negli ambienti meno fashion-conscious?
Il Wall Street Journal cita il caso di un impiegato quasi sessantenne di Phoenix, Arizona, che da fedelissimo dei pantaloni con le pinces è passato a quelli lisci, relegando i primi a una porzione meno che minoritaria del suo guardaroba.
Il rovescio della medaglia è che, se le pinces decollano, uomini con armadi pieni di pantaloni lisci andranno a fare shopping, a tutto vantaggio delle imprese, il cui obiettivo massimo è sempre quello di spingere a un rinnovo completo del guardaroba. Si veda per esempio, in tema di abiti e giacche, il passaggio dai due ai tre bottoni.
Lo scopo originale delle pinces è stato quello di consentire una maggiore elasticità quando si sta seduti, con particolare attenzione agli uomini sovrappeso, secondo Alan Flusser, autore del volume caposaldo “Dressing The Man”, nonché celebre sarto su misura.
Le pieghe erano grandi nell’abbigliamento maschile fino alla metà degli anni ’50, quando l’influenza europea diede spazio al pantalone liscio, per poi scomparire, in generale, quasi del tutto con gli anni ’90.
Presso la famosa ditta Dockers, un marchio che è diventato quasi sinonimo di pantaloni kaki con le pinces, il passaggio taglio liscio è stato graduale.
Peraltro, circa il 60% dei pantaloni della celebre e conservatrice ditta Brooks Brothers, sia come parte di abiti sia se venduti separatamente, sono lisci, rispetto al 45% di due anni fa, ha detto Guy Voglino, direttore divisionale merce. Nella sua moderna linea di completi “Regent”, il 90% dei pantaloni sono piatti, rispetto al 70% di due anni fa.
Gli ineffabili osservatori del blog Put This On rilevano che l’industria dell’abbigliamento non persegue né il buon gusto, né la comodità, ma, come è ovvio, il profitto, per cui è molto facile vedere cambiamenti repentini di moda senza un vero motivo, ma con l’unico scopo di fare invecchiare precocemente le collezioni degli anni passati.
In linea di massima, gli uomini in sovrappeso stanno meglio con le pinces, mentre i loro amici più snelli stanno egualmente bene con o senza, potendosi spingere a un taglio più liscio e asciutto senza esporsi a cattive figure o alla scomodità. Quando le pinces uscirono di moda, si videro migliaia di uomini con il ventre un po’ prominente strizzarsi letteralmente nei pantaloni lisci, senza conseguirne alcun tipo di vantaggio, se non quello di essere formalmente “à la page”.
Ora, non appena il ritorno delle pinces arriverà anche da questa parte dell’Atlantico, siamo pronti a scommettere si vedrà il fenomeno contrario, e uomini snelli si sentiranno in dovere di snobbare i loro calzoni se sprovvisti della piegolina. E’ il mercato, bellezza!











