Pubblicato il: mer, ott 17th, 2012

McDonald’s chiude il punto vendita in Galleria e chiede i danni al comune di Milano

di Gerardo Canteri

McDonald’s di Milano

La giornata di ieri è stata particolarmente affollata in Galleria Vittorio Emanuele II. Dalle 13 alle 15, infatti, allo storico McDonald’s sono stati serviti pasti gratuiti. Ma la notizia circolava già da diversi giorni. Il punto vendita in Galleria era destinato alla chiusura per via della scelta, da parte dell’amministrazione comunale, di sfrattare il fast food per fare posto ad una boutique di alta moda.

Così, in 5 mila ieri sono andati a partecipare ad una sorta di ultimo pranzo “democratico”. Dopo aver avuto la pazienza di attendere in un’eterna fila, il cliente ha potuto avere, come da accordo, un panino, una bibita ed una porzione di patatine.

Si tratta ovviamente di una provocazione, lanciata direttamente dall’amministratore delegato di McDonald’s Italia, Roberto Masi, che ha voluto in qualche modo sollevare la questione su quello che lui definisce un’ingiustizia. «Mi spiace che alcune parti che governano la città si dimentichino di sentire i bisogni dei nostri concittadini», ha detto Masi, «La Galleria non è frequentata solo dal mondo dell’alta moda ma da ragazzi e persone di tanti ceti sociali e noi riusciamo a coprire buona parte di questi bisogni».

Ma la polemica, che di certo si farà sentire nelle prossime settimane, verte più precisamente sulle modalità con la quale il comune di Milano ha interrotto il rapporto con il fast food. Sempre secondo l’amministratore delegato della McDonald’s Italia, infatti, il bando con il quale è stata decisa la nuova assegnazione presenta più di qualche ombra. Masi afferma come il comune aveva precisato che il bando stesso fosse rivolto esclusivamente ad attività a prevalenza tecnologica. Quindi l’assegnazione ad un negozio di abbigliamento è sembrata una presa in giro. «Ovviamente noi non abbiamo neanche partecipato. Tutti pensavamo fosse stato fatto per Apple. Ora pare abbia vinto Prada che, onestamente, non capisco cosa abbia di più tecnologico di noi», afferma Masi. «Non capiamo poi perché solo per McDonald’s», ha continuato, «ci sia stata questa volontà di non rinnovo. Per carità, sono cose che possono capitare, ma così come è stato gestito no, questa è una situazione unica nel suo genere e in Italia non ce l’aspettavamo. Per questo chiediamo giustizia»

Con la McDonald’s in una causa in avvio nei confronti del comune (la prima udienza dovrebbe tenersi a febbraio 2013), volano subito parole grosse: la multinazionale ha fatto sapere che i danni subiti dalla chiusura del punto vendita si possono quantificare in 24 milioni di euro, soldi che, si lascia intendere, saranno rinfacciati direttamente all’amministrazione comunale.

Ma intanto si abbassano le saracinesche in un angolo che, nel bene o nel male, ha accompagnato per vent’anni le vite milanesi.

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