Pubblicato il: mar, ott 16th, 2012

A rischio chiusura lo sportello piemontese per l’agricoltura biologica: il Crab

di Claudia Parmiggiani

Ricercatori dell’Università della città di Alessandria

Spara a zero la spending review e non risparmia nessuno, nemmeno l’eccellenza e la forza propulsiva del biologico. I tagli orizzontali e indiscriminati del governo investono infatti anche questo promettente settore che sembra destinato a perdere un punto di riferimento importante e prestigioso per l’agricoltura biologica italiana: lo sportello piemontese del Crab (Centro di Riferimento per l’Agricoltura Biologica). La regione Piemonte non intende rinnovare il proprio impegno finanziario e la Provincia di Torino è determinata a metterlo in liquidazione.

Eppure il Crab genera da solo oltre mezzo milione di euro l’anno a fronte di un costo di 280.000, dati trascurati ma che denotano l’efficienza del centro e la competenza dei suoi ricercatori. Un risultato paradossale considerando il tenace successo che il settore del biologico ha avuto negli ultimi tempi e ancor più sorprendentemente durante la crisi in corso, lo dimostra anche la proliferazione di fiere enogastronomiche in tutto il Paese durante gli ultimi anni, spesso promosse da politici o enti pubblici a caccia di consensi. C’è quindi anche una miopia di fondo e una scarsa lungimiranza nel voler rallentare un potenziale punto di forza per l’economia italiana proprio in momenti in cui c’è assoluto bisogno di un rilancio economico, e invece di valorizzare le produzioni biologiche di cui siamo leader europei si procede ciecamente con tagli ai fondi. Costituisce un lavoro prezioso quello di cui si occupano i competenti ricercatori del centro, tutti laureati e con esperienze all’estero e le ricerche effettuate fanno testo in tutta Italia: tra le altre cose il Crab si occupa della salvaguardia degli “antichi” mais da polenta, specie rare e in via d’estinzione, messe in salvo e rilanciate sul mercato ma ha anche recuperato la filiera del frumento tradizionale per tornare a produrre pane di qualità, tutto ciò spesso in collaborazione con università e partner europei.

Uno dei prodotti italiani biologici d’eccellenza

“Un lavoro fondamentale- osserva Claudio Prochietto, agricoltore biologico del Pinerolese- perché attraverso il network messo in piedi dal Crab è possibile accrescere la sovranità alimentare dei territori, migliorare l’offerta per i consumatori e sostenere l’economia rurale delle nostre campagne, fondamentale per il futuro di tutti”. Quella prodotta dal Crab è un’economia reale,pulita, perfettamente sostenibile ed è essenziale che prosegua le sue attività sperimentali e didattiche utili e a impatto zero, costituisce un caso virtuoso da premiare e sostenere. Più che una spesa il costo del Crab sarebbe un investimento vitale e fecondo, Provincia e Regione dovranno considerare questi fattori ed eventualmente valutare delle alternative lasciando spazio al lavoro dei ricercatori del Crab.

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