Pubblicato il: lun, ott 15th, 2012

Uno stivale di imprenditori

di Nicole Colombi

Mai come in tempo di crisi chi non ha un lavoro si lancia in iniziative imprenditoriali.  Il terreno italiano, è, quindi,  un terreno fertile, per la nascita di nuove aziende, ma i semi piantati in questo terreno, riescono a far nascere una pianta robusta?

Secondo un recente studio di Confartigianato il 49,5% delle nuove imprese viene stroncato nei primi 5 anni di vita, da un ambiente ostile nei confronti dell’iniziativa economica.  Ma, il restante 50,5 % delle aziende resiste e va ad arricchire un tessuto economico che, nonostante il periodo di recessione, è tra i più attivi del mondo.

Secondo Confartigianato, infatti, la media di 6,6 imprese ogni 100 abitanti fa schizzare  il bel paese in testa alla classifica dei paesi ad economia avanzata con più alta iniziativa imprenditoriale. La medaglia d’oro, l’Italia, l’ha ottenuta grazie all’artigianato che, con 1.448.867 aziende, ha una distribuzione capillare sul territorio. Allargando il panorama, seguono a ruota l’Italia la Francia, con 4,1 imprese ogni 100 abitanti e il Regno Unito in cui si possono contare 2,8 aziende ogni 100 abitanti.

Lo studio in questione rivela anche che le città con più alta concentrazione di aziende di artigianato sono Prato, con 10.770 artigiani (4,3 imprese ogni 100 abitanti), Fermo con 7383 aziende artigiane (4,1 ogni 100 abitanti) e Reggio Emilia che annovera 20.812 imprenditori artigiani (3,9 imprese ogni 100 abitanti).

Le piccole imprese e l’artigianato sono, quindi, il salvagente dello stivale, anche nella fase più acuta della crisi, tra il 2007 e il 2010,  le microimprese con meno di 9 adibiti hanno registrato un aumento dell’1,2% degli occupati che, se ragguagliato con il calo dell’1,5% degli addetti del totale delle imprese, è una sorta di crescita record.

«Siamo un popolo di imprenditori – sottolinea il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini – e lo dimostriamo a dispetto della crisi e dei tanti ostacoli che spengono le iniziative imprenditoriali. Questa propensione va sostenuta sia nella fase di avvio dell’impresa, sia soprattutto durante la vita dell’azienda. Non basta puntare sulle start up innovative se poi in Italia continuano a non esserci le condizioni favorevoli perché le imprese possano svilupparsi e generare occupazione. Per offrire un futuro alle giovani generazioni occorre sicuramente facilitare la creazione d’impresa, ma è anche indispensabile dare segnali concreti alle imprese già esistenti e assicurare la continuità e la solidità del nostro tessuto produttivo».

Quello che è chiaro è che ciò che evita il collasso economico del nostro paese sono, anche, le piccole aziende, spesso poco nominate,  fatte di lavoratori indefessi e silenziosi, che amano il loro lavoro e lo svolgono ogni giorno nonostante le difficoltà.

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