Pubblicato il: lun, ott 15th, 2012

Sintesi dei Nobel 2012: spiccano l’UE e i suoi “60 anni di pace” e il romanziere cinese Mo Yan

di Stefano Capponi

I Premi Nobel 2012, come accade spesso nella storia di questa premiazione che ha una storia lunga più di un secolo, ovvero 117 anni, anche quest’anno hanno scatenato la loro ondata di polemiche. E ciò sia per quanto concerne gli ambiti politici e umanistici, sia per quanto concerne gli ambiti scientifici.

E’ infatti in un contesto molto dibattuto sia in medicina e biologia che in bioetica, ovvero quello della ricerca sulle cellule staminali, che sono stati vinti i Nobel della Medicina, i primi a essere consegnati lo scorso 8 ottobre 2012. I vincitori vengono da Oriente e Occidente, e sono Shinya Yamanaka, giapponese, e Sir John Gurdon, britannico. I due sono stati premiati per il loro comune lavoro sulla riprogrammazione nucleare, un ambito, quello della riprogrammazione, che investe moltissime materie, dalla biologia ad appunto, la medicina. Essa potrebbe far sì, con la regressione delle linee cellulari a livello di staminali, che si possa seriamente contribuire alla ricerca per la lotta ad alcune malattie gravi degenerative come i morbi di Parkinson e Alzheimer. Shinya Yamanaka è nato a Osaka, ha 50 anni, e si è specializzato anche sulla generazione di staminali pluripotenti: aveva già ricevuto numerosi premi per le sue ricerche. Gurdon, invece, baronetto inglese, è saltato all’onore delle cronache per la sua pagella scolastica in ambito scientifico non molto brillante; ora una delle sue materie preferite è la clonazione (clonò già nel 1958, a soli 25 anni, una specie di rospo a partire da cellule somatiche adulte).

I migliori chimici del 2012 per la giuria del Nobel si sono dimostrati invece due statunitensi: Brian Kobiika, degli USA centrali, e il newyorkese Robert Lefkowitz, sessantasettenne, si sono occupati dei recettori cellulari accoppiati alla proteina G, facente parte della grande famiglia dei GTPasi (tipo di enzimi). Queste ricerche sono state importanti per l’umanità nella creazione di determinati farmaci, ad esempio per la cura dell’ipertensione.

Il momento della destinazione del premio per la Chimica a Kobika e Lefkowitz

E non distogliendoci dalla scienza, vediamo che i Premi Nobel per la Fisica sono andati al franco-marocchino Serge Haroche e a David J. Wineland. Haroche, laureatosi alla Università di Parigi VI (dedicata a Pierre e Marie Curie), di famiglia ebraica, si è messo a lavorare con Wineland, sessantaseienne di Milwaukee (Wisconsin) sull’ampio settore dei quanti. In particolare i due si sono concentrati sia sulla misurazione dei sistemi quantistici individuali, sia addirittura sulla loro manipolazione. Detta in soldoni i due hanno saputo isolare le particelle, in particolare i fotoni (particelle di luce), dall’ambiente osservandone i comportamenti, per vedere come si rapportano luce e materia. Da un punto di vista tecnologico ciò interessa sia per l’importanza che questo ha avuto nella creazione degli orologi atomici, sia per la creazione potenziale di futuri superveloci computer quantistici.

Passando ai Nobel a quella grande parte dell’arte e della bellezza che è la Letteratura, quest’anno il premio va a un Cinese, Mo Yan, cinquantasette anni, della cittadina di Gaomi, Cina Orientale. Mo Yan è un nome d’arte di Guan Moye (il suo vero nome), e significa “Colui che non parla”. La giuria l’ha premiato con questa motivazione: “con un realismo allucinatorio fonde racconti popolari, storia e contemporaneità”. Mo Yan infatti unisce nei suoi romanzi sia la storia sia la tradizione cinese; pur non perdonando alcune politiche alla dittatura oligarchica che vige nella Repubblica Popolare, come fa nella sua opera, che in Italia uscirà nel 2013, le Rane, riguardo “la politica del figlio unico”, e sperando pubblicamente nella liberazione di attivisti come il Nobel Xiaobo, non è un elemento di totale e forte criticità per il governo di Pechino, che ha ritenuto stavolta la premiazione politicamente accettabile. 

Infine, il Premio Nobel che ha suscitato più polemiche di tutti, è il Premio Nobel all’Unione Europea. Non è la prima volta che il Nobel va a un’organizzazione (era già successo ad es. nel 2005 con l’AIEA e nel 2007 con l’IPCC); questa volta la motivazione risiede nei 60 anni di pace e avanzamento dei diritti umani e della democrazia che l’Unione ha contribuito a mantenere nel Vecchio Continente. Nonostante le polemiche a seguito dei grandi errori, che si vedono oggi specialmente sul versante economico, che ha fatto l’Unione nel proprio processo di auto-creazione e di auto-sviluppo, ciò affermato non può che essere considerato una verità storica, e forse vuole essere un supporto “psicologico” per questo per alcuni definitivo momento di crisi.  Si discute su chi ritirerà il premio: c’è chi pensa a figure politiche, chi, come il Commissario UE Oettinger, ai tre vertici (il belga Van Rumpuy, il portoghese Barroso, il tedesco Schultz- e forse anche il cipriota Christofias), insieme ai Capi di Stato e Governo di ogni membro: certo sarebbe un’immagine che potrebbe ridare una speranza di unità davanti alla crisi del presente.

L’ultimo premio ad essere affidato, oggi stesso, è il Nobel all’Economia. Il premio va ad Alvin E. Roth e Lloyd Shapley, del Massachussets, due statunitensi che si sono occupati degli studi sulla stabile allocazione delle risorse, e per le analisi sulla configurazione dei mercati, che nessuno, nemmeno i più importanti economisti e tecnocrati, sono forse mai riusciti totalmente a capire. Il periodo di crisi economica ce lo dimostra, e chissà se anche questo premio scatenerà a sua volta polemiche.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.