Perché è (quasi) impossibile investire in Russia : il caso IKEA – Parte I
di Simone Policardi
La Russia rientra ufficialmente nel gruppo dei maggiori paesi emergenti definito BRIC, insieme al Brasile, all’India e alla Cina. Tra queste, proprio la Russia detiene il PIL pro capite più alto e uno dei debiti pubblici più bassi al mondo, un avanzo di bilancio e riserve in valuta estera al terzo posto mondiale ed è difficile trovare finanze pubbliche in condizioni migliori. Nel grande ex impero sovietico oggi vivono circa 142 milioni di abitanti su una superficie totale di 17.075.400 km².
Senza dubbio queste cifre sono impressionanti, ed è altrettanto impressionante che le strategie economiche della politica russa siano praticamente le stesse dell’epoca sovietica. Un sistema economico che si basa fondamentalmente sull’estrazione e l’esportazione di materie prime, tra tutte gas e petrolio che riforniscono gran parte dell’Europa. Un sistema che strozza sul nascere la creazione di una classe imprenditoriale, perché chi riesce a fare soldi oggi, specialmente se sono tanti, secondo le autorità è un ladro ed evasore e per questo deve essere arrestato (vedi caso Khodorkovsky). I padroni assoluti del panorama economico e di conseguenza politico russo sono veramente pochi e sono coloro che dopo la caduta dell’URSS sono riusciti ad ottenere la benevolenza dei capi del governo o molto spesso membri del governo stesso.
Oggi, i pezzi da novanta della sfera economica russa fanno la corte al businessman per eccellenza, Vladimir Putin, un uomo che ha saputo sfruttare la sua influenza e il suo potere per compiere complesse manovre economiche con intenti puramente personali. Il presidente infatti agirebbe tramite lo schermo di società finanziarie estere per controllare alcuni importanti asset: ll 37 per cento della compagnia petrolifera Surgutneftegaz; il 4,5 per cento di Gazprom, il gigante del gas; il 75 per cento della Gunvor, società svizzera di brokeraggio, che rivende all’ estero buona parte del petrolio russo che non viaggia tramite oleodotti. La Gunvor, secondo voci raccolte dai giornali russi, nel 2007 avrebbe ottenuto petrolio proprio dalla Surgutneftegaz con lo sconto di 35 dollari al barile, contro i due dollari normalmente riconosciuti agli altri broker. Quell’anno la Gunvor avrebbe avuto profitti per 8 miliardi di dollari. Non è un caso che il patrimonio del presidente russo, secondo voci vicine al Cremlino, si aggiri attorno ai 40 miliardi di dollari.
Per la popolazione le abitudini sono dure a morire. Il sistema economico filtra i prodotti importati, che costano molto di più rispetto a quelli locali e questo produce una grave stagnazione del mercato. Mosca è sicuramente la città delle aziende e dei servizi, ma altre grandi città russe si sono sviluppate nel corso del tempo attorno ad enormi complessi industriali. Basti pensare alla città di Togliatti (Togliattigrad), a 800 km a sud-est di Mosca che circonda la gigantesca fabbrica AvtoVAZ che produce auto Lada, che da lavoro a un quarto degli adulti dei 700 000 abitanti della città.
Il 10 settembre 2010, durante la sua presidenza, Medvedev aveva condannato in un articolo, l’arretratezza economica russa basata esclusivamente su risorse naturali e sulla corruzione. Ricordando il presidente della perestroika Mikhail Gorbachev, Medvedev aveva duramente denunciato la totale dimenticanza del governo nei confronti del cittadino e dei suoi bisogni oltre alla mancanza delle strutture e delle tecnologie adeguate. Aveva così promesso una serie di riforme volte alla modernizzazione. Le idee sicuramente non mancavano e Medvedev sembrava realmente deciso e determinato nel proseguire verso quella direzione. Ma il progetto non arrivò ad essere attuato. Medvedev era già stato soprannominato il burattino di Putin e di certo l’allora Primo Ministro aveva nettamente influenzato le sue posizioni. Putin ancora oggi rappresenta il paladino protettore dell’elite dominante, la quale permeata fin nelle radici dal cancro della corruzione, prima o poi e in un modo o nell’altro ricambierà il favore.
Perché la Russia non può diventare un grande centro dell’industria manifatturiera come la Cina? Perché non esistono computer, smarthphone, mobili, ecc.. “Made in Russia”?
Nel corso del XX secolo tante compagnie multinazionali hanno tentato di penetrare il mercato russo. Quasi tutte hanno fallito. Nella seconda parte verrà raccontata l’esperienza, in parte traumatica, di IKEA.
Rimandiamo alla seconda parte dell’articolo: http://giornaleilreferendum.com/2012/11/02/perche-e-quasi-impossibile-investire-in-russia-il-caso-ikea-parte-ii/













