Federer sempre più recordman: 300 settimane da numero uno
di Gianluca Valotti
Che Roger Federer sia un fenomenale tennista, lo si sa da tempo, oramai l’ha capito chiunque, anche i cosiddetti ignoranti in materia, coloro che non seguono il tennis; come sappiamo, lo sanno anche i muri, come si suol dire: è entrato nella leggenda, fra le leggende sportive, ha vinto e stravinto tornei, conquistato trofei e record a non finire.
Lo svizzero pare non essere mai sazio, riuscendo a unire ad una classe cristallina straordinarie motivazioni, una grande forza psicologica, un’incredibile continuità da urlo, sia chiaro, non come quello della famosa opera di Munch, urlo ovviamente, inteso in senso positivo: urla di gioia, passione, di congratulazioni, simili ad una standing ovation, dalla durata però, di un’intera carriera.
Roger è il classico campione, sportivo che sa segnare un’epoca, divenire il personaggio principale della sua attività sportiva, il campione rispettato, temuto da tutti, per cui puoi non tifare ma ti è impossibile non ammirare.
Nello scorso secolo si è parlato di calciatori eccezionali come Pelè, Maradona, Van Basten e Platini, si è scritto di altri giocatori altrettanto fantastici, in grado di entusiasmare intere platee e generazioni; in Formula 1 sono passati in primo piano Lauda, Prost, Senna, senza dimenticare campioni venuti prima che lo sport diventasse mediatico, ugualmente veloci e vincenti, su tutti Juan Manuel Fangio; qualsiasi disciplina, dalla più famosa, seguita, a quella meno celebre e con un minor numero di tifosi al seguito, tutte hanno avuto campioni al centro di tale attività, gente straordinaria, personaggi fenomenali: una frase banale ma che rende l’idea di come si sia sviluppato lo sport ed in quale maniera continui a svilupparsi, mostrando al mondo campioni, sportivi che sanno vincere e convincere, sognare e far entrare spesso a loro insaputa, la gente nei propri sogni.
Se un tempo nel calcio c’erano Pelè, Maradona e chi più ne ha più ne metta, oggi ci sono Xavi, Iniesta, Messi e Cristiano Ronaldo; in Formula 1 nessuno ha segnato l’ultimo decennio quanto Michael Schumacher, lo stesso è accaduto in Moto GP con Valentino Rossi e in campo tennistico, che ha visto anni or sono dominare campioni quali Ivan Lendl, John Mcenroe, Andre Agassi, dal 2003 ha visto trionfare spesso e volentieri Roger Federer.
Elvetico con una fame sportiva degna dei numeri uno, pronta a venir fuori nei momenti migliori e che gli ha permesso in settimana di sconfiggere Stanislas Wawrinka in tre set con il punteggio di 4-6, 7-6, 6-0 e raggiungere la trecentesima settimana da numero uno nella classifica ATP.
In un mondo come quello sportivo, in cui si utilizzano parole a sproposito, dove vengono utilizzate non quelle più giuste oppure sensate, spesso quelle ad effetto, da prima pagina, è possibile, anzi, corretto e dimostrato da diversi punti di vista affermare l’abuso della parola impresa, una di quelle parole sì abusate ma non se si parla di lui, il migliore tennista in attività e uno dei migliori d’ogni epoca: Roger Federer.











