Pubblicato il: ven, ott 12th, 2012

Paul Ryan e Joe Biden, il faccia a faccia dei vice

di Leonardo Sartori

I due candidati vice, Paul Ryan (R) e Joe Biden (D)

Il primo dibattito presidenziale tra i candidati alla Casa Bianca Romney e Obama che si era tenuto a Denver aveva dato risultati pessimi per l’attuale presidente, uno scontro in cui Romney, mostrando il lato più moderato di se, aveva spiazzato il rivale democratico.

L’occasione della rivincita arriva ieri sera, giovedi 11 ottobre, quando presso il Centre College di Danville in Kentucky, i candidati vice presidente Paul Ryan (R) e Joe Biden (D) hanno duellato sui temi salienti delle elezioni che si terranno il 6 novembre. L’unico dibattito vicepresidenziale di questa campagna elettorale è stato moderato dalla giornalista di guerra Martha Raddatz, la terza donna ad aver moderato questo tipo di sfida negli Stati Uniti, la quale ha svolto un ottimo lavoro punzecchiando i due vice ed evitando che questi sfociassero in argomenti non richiesti.

L’incontro è stato aperto dalla politica estera. Esattamente settembre scorso, il giorno dell’anniversario dell’11 settembre, venne assassinato l’ambasciatore statunitense Stevens presso il consolato a Bengasi. Un evento che suscitò molte critiche nei confronti dell’amministrazione Obama, che tardò ad identificare l’attacco come atto terroristico. Ryan attacca, sostenendo che il governo non ha reagito sufficientemente, dimostrando così debolezza sul fronte estero. Biden in un certo senso ammette qualche errore, ma promette giustizia per l’attacco, e accusa il candidato Romney di voler dare inizio ad un’altra guerra. Il repubblicano Ryan accusa i democratici di aver negato di fornire più sicurezza al consolato di Bengasi, mentre il collega democratico afferma che sono falsità e che l’amministrazione Obama si è tenuta a quanto era stato riferito dalla CIA.

La giornalista Raddatz sposta l’attenzione sul nucleare iraniano, un tema caldo che mette al centro i rapporti di Washington con l’israeliano Bibi Netanyahu. Lo stato di Israele, terrorizzato da un Iran nuclearizzato, ha pensato a due possibilità di azione: nel caso in cui Romney verrà eletto nuovo presidente degli Stati Uniti, Israele attenderà prima di passare al fuoco, essendo cosciente di un aiuto incondizionato da parte di Washington. Nell’ipotesi contraria, Bibi attaccherà il prima possibile mettendo alle strette il governo statunitense. I due candidati vice si trovano d’accordo sul fatto che non possano permettere all’Iran di ottenere il nucleare, in fin dei conti sono entrambi statunitensi. Ryan attacca Obama, affermando che non è credibile e che non sta facendo abbastanza. Dall’altra parte Biden sostiene che l’Iran è ancora lontano dall’arma e che hanno fatto tutto il possibile fino ad ora, e risponde al repubblicano che la guerra è l’ultima istanza.

In tema economico i due candidati si sono attaccati di continuo. I repubblicani dichiarano che la strada obamiana è sbagliata, che sta portando a risultati opposti, mentre i democratici contrattaccano dicendo che sono ostacolati dal partito opposto. Biden afferma che “la crisi non è venuta dal cielo”, una frecciatina efficace. La discussione si sposta sull’Obamacare, tanto criticato dai repubblicani e non solo, e sulle tasse. Quest’intreccio di economia e questioni sociali sono state molto vaghe da parte di entrambi che non hanno saputo concludere concretamente questa parte del dibattito.

Seguono Afghanistan e Siria, dove il democratico Biden si vede più sicuro e dà una migliore prestazione del rivale, un po’ in confusione e contraddittorio.

La sfida si conclude con il tema dell’aborto, un questione affrontata in maniera diversa dai due cattolici: Ryan e Romney vogliono abolire il diritto all’aborto eccetto casi particolari, quali lo stupro. Biden, da cattolico, concorda con il rivale, ma aggiunge: “non possiamo imporre la nostra posizione a terzi, in questo modo andremmo contro i diritti delle donne”.

Il dibattito a Danville (KY). Al centro la moderatrice Martha Raddatz

Così si conclude il dibattito “secondario” di questa campagna, che è stato senza dubbio più avvincente dell’Obama-Romney della settimana scorsa. Secondo le analisi principali il duello si sarebbe concluso alla pari. CNN lascia la vittoria ai repubblicani, mentre CBS promuove il vice in carica. A penalizzare Biden sono state sicuramente le sue continue risate ed interruzioni, per le quali è stato richiamato sia dal suo rivale che dalla moderatrice Martha.

Il presidente Obama ha espresso il suo grande orgoglio per il vice, che “non avrebbe potuto fare meglio di così”. Insomma, qualche speranza in più per i democratici, ma è necessario vedere se Obama si riprenderà nelle prossime due sfide del 16 e 22 ottobre, concentrate particolarmente sulla politica estera.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.