Pubblicato il: ven, ott 12th, 2012

KISS – Monster, liberate la lingua

di Matteo Molon

La copertina (fonte iTunes Store)

Per ravvivare un monotono mercoledì sera, intermedio alla settimana e scomodo quanto le persone appiccicose che ci si ritrova perennemente fra i piedi, la risposta è un qualcosa di “freak”, bizzarro.

Quale risposta vi può essere se non l’ascolto del nuovo episodio della avventure dei “mostri” del rock ‘n roll, dagli anni ’70 fidati avventurieri degli stereo dei rocker più imbizzarriti del pianeta?

“Monster” fin dalla prime tracce si configura nel mondo della idee quanto un album tributo alla leggenda kissiana e un ringraziamento ai fan di vecchia data, e un incitamento ai nuovi arrivati fra le fila della fan base.

Inutile negare l’aspetto commerciale dell’interna vicenda: è nuovo materiale atto a far continuare il mito delle Lingue Lingue, stimolando l’interesse, facendolo accrescere nei giovanissimi ascoltatori, che probabilmente si sono ritrovati fra le mani un Best Of o la copia di Destroyer (recentemente uscito in versione rimasterizzata) dei genitori.

Uno dei fattori di lunga durata della band risiede nella saggia commercializzazione di un’immagine ribelle, fantasiosa e fuori da ogni schema, supportata nell’incipit da Canzoni con la C maiuscola. Una base solida su cui può appoggiare un gioco d’apparenza e trasformazione.

I Kiss dal canto loro hanno trasformato il music biz, riuscendo a dimostrare come si possa sfruttare una forte immagine per ottenere successo senza scendere a compromessi con la qualità della musica registrata.

Non saranno sperimentatori, faranno sempre quell’identico rock ‘n roll veloce e impazzito, dall’impronta piratesca, ma la fanno bene, con uno stile personale e originale.

La storia si ripete in “Monster”, una serie di pezzi in folle corsa, anche questa volta freschi, anche questa volta lascianti nel gusto dell’ascoltatore la trasudazione della pinta a cui si accompagna l’ascolto.

Scivolano senza difficoltà la già citata Freak e il primo singolo estratto la scorsa estate Hell or Hallelujah. Wall of Sound fa stampare i piedi sul pavimento, mentre Outta This World la voglia di aprire la finestra e gridare a squarciagola; un “iu-huuuuu” capace di svegliare l’intero vicinato appena coricato.

All For The Love Of Rock & Roll la passerete un sabato notte nel club, anthem da ballare, anatema di tutto quello che si dovrebbe gettare addosso agli smorti e svogliati che popolano i sabati sera italiani, abbassando decisamente la frenesia generale, persone a cui sarebbe da chiedere: se non ti piace la musica ad alto volume, sudare e sgualcire quel bel vestito acquistato nella boutique in centro, che ci vieni a fare nel locale?. L’altra canzone per una lunga notte è Take Me Down Below, la quale scompiglia definitivamente tutto:

“I saw her standing there accross the room
A glass of wine and some sweat perfume
Next thing I knew
She was standing right next to me (oh, yeah!)
I told her that I had a submarine
She said, “I know exactly what you mean”
I told that my ship was ready to ride
She touched my heart when she touched my thigh”

(dal testo di Take Me Down Below)

Insomma, i Kiss mettono in scena magistralmente la solita storia, ma è parte integrante dell’immaginario e della storia del rock ‘n roll, e Loro se lo possono permettere:

“Cause it’s all for the love of rock & roll
Hear my music in the air, and I’m losing control
I don’t care what you heard, I don’t care what you do
Cause it’s all for the love of rock & roll”
“I hitched a ride on a train going no where
Got 50 bucks in the bank
Ain’t a lot of dough, but when you know the feeling, well it feels alright
Alright!
When you finish with a bang, and some honey grabs your hand, yeah
You get to thinking you’re right
That’s when you notice there’s a ring on her finger
That’s when she tells you that she’s single tonight”

(dal testo di All For The Love Of Rock & Roll)

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