Pubblicato il: gio, ott 11th, 2012

Schettino chiede giustizia, immotivato il licenziamento

di Michele Zagni

La nave da crociera Costa Concordia

Francesco Schettino era al comando della nave da crociera Concordia, di proprietà della compagnia di navigazione Costa Crociere, quando essa urtò uno scoglio nelle vicinanze dell’isola del Giglio, riportando uno squarcio di circa 70 metri ed arenandosi a circa un chilometro dalla costa dell’isola.

Nel naufragio morirono 32 persone, più di un centinaio rimasero ferite, mentre ad oggi la nave incagliata fa ancora bella mostra di sé al largo dell’isola, per un danno materiale e di immagine per la compagnia difficilmente quantificabile; come se ciò non bastasse, tale tragedia ha avuto un’eco planetaria per le cause che hanno portato all’urto con lo scoglio, ma soprattutto per il comportamento del comandante.

Schettino comandò infatti di deviare dalla rotta prestabilita, avvicinandosi più del dovuto all’isola del Giglio, per rispettare una prassi consolidata, ovvero il saluto, portato mediante l’utilizzo della sirena della nave, agli abitanti dell’isola. Non è dato sapere quanto il saluto fosse apprezzato dagli stessi abitanti.

Purtroppo, ciò che ha scosso l’opinione pubblica di tutto il mondo, doveva ancora avvenire: il comandante Schettino, in barba al basilare ordinamento marittimo di qualsiasi nazione, e venendo meno al suo ruolo di ufficiale in comando, ha infatti abbandonato la nave poco dopo l’urto, mentre a bordo c’era ancora buona parte dei passeggeri.

L’ultimo, grottesco dettaglio, è stato dato dalle tre telefonate fatte dal capitano di fregata Gregorio De Falco, comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, allo stesso Francesco Schettino, in cui gli intimava per numerose volte di tornare sulla nave a fare il suo dovere, controllare che i passeggeri riuscissero a mettersi in salvo e riferire l’andamento delle operazioni di salvataggio, ma senza successo alcuno.

Il comandante Schettino

Il comandante Schettino rispose infatti che il relitto era impraticabile e che stava dirigendo le operazioni da una lancia: indipendentemente dalla veridicità o meno delle affermazioni, resta purtroppo il fatto che il comandante aveva abbandonato la nave con ancora passeggeri a bordo, ma soprattutto emerge, impietoso, il confronto con il comportamento del commissario di bordo Manrico Giampedroni, salvato solamente 36 ore dopo il naufragio, rimasto bloccato sul ponte della nave con una gamba rotta mentre cercava gli ultimi passeggeri da mettere in salvo.

Il comandante Schettino, la cui telefonata con il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno resterà probabilmente come uno dei peggiori e più vergognosi episodi della storia marittima italiana, è stato indagato per naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono di nave in pericolo: una vergogna non solo per qualsiasi comandante, ma anche per qualsiasi persona che si rispetti.

Evidentemente non per Francesco Schettino.

Il ricorso contro il licenziamento deciso dalla Costa Crociere, contestandone la motivazione di “giusta causa”, è un atto che mostra una totale mancanza di rispetto nei confronti delle vittime, dei loro familiari, ma soprattutto del più comune e banale buon senso.

Clicca per iscriverti alla newsletter di Giornale Il Referendum e ricevere notifiche di nuovi articoli per e-mail.