Pubblicato il: mer, ott 10th, 2012

Intervista a una studentessa mirandolese sulla ricostruzione dopo terremoto

di Ilaria Caridi

Arriva affannata F. la studentessa mirandolese che gentilmente ci ha concesso un’intervista. Entrando sul suo profilo Facebook ha appena scoperto che nella sua regione ci sono state altre scosse ma sfortunatamente nessuno dei suoi amici specificava la magnitudo. Se l’avessero fatto forse si sarebbe risparmiata il rapido giro di chiamate a parenti e amici ma ormai è abituata.

Duomo di Mirandola dopo il terremoto di Maggio.

Ritrovata la tranquillità F. ci racconta che il devastante terremoto di Maggio li ha fortemente stravolti: le loro case, i monumenti storici, le scuole, le chiese, le aziende e parte dell’ospedale sono crollati o comunque resi irriconoscibili. A cinque mesi di distanza il centro storico è ancora inagibile ma piano piano, a cerchi concentrici, lo stanno riaprendo.

E le tendopoli ci sono ancora?

Sì ma sono ridotte rispetto alle dimensioni iniziali, l’obiettivo è di toglierle più presto possibile. In un primo tempo nessuno si voleva prendere la responsabilità di lasciare le persone nelle loro case, anche se agibili. Tuttavia ora c’è quasi il problema inverso: persone anziane o di mezza età non vogliono tornarci, hanno paura. Per ovviare a questo problema sono nati molti centri d’ascolto, anche per questo motivo dobbiamo ringraziare protezione civile, vigili del fuoco e ma soprattutto i cittadini che insieme hanno trovato l’energia necessaria per andare avanti.

Sono crollate anche molti negozi del centro e delle aziende. Come hanno reagito? Si sono trasferite in altre località?

Le multinazionali del biomedicale (apparecchi per la dialisi, per pacemaker) hanno deciso di non dislocare ma molte hanno sedi provvisorie, anche a 40 km da Mirandola. Organizzano bus per il trasporto dei lavoratori ma questo purtroppo non ha salvato coloro che avevano un contratto a tempo determinato, nemmeno i più giovani.

Innaugurazione centro commerciale in periferia aperto dagli ex negozianti del centro di Mirandola

Anche le attività produttive di piccoli e medi commercianti si sono dislocate nelle aree periferiche della città e con un po’ di fortuna chi in container e chi a domicilio hanno trovato situazioni temporanee non sempre economicamente vantaggiose. Addirittura pochi giorni fa è stato inaugurato un nuovo centro commerciale denominato “Il borgo di Mirandola”. Sono stati 29 negozi del centro che hanno riaperto insieme attività in periferia, per la precisione in una ex cantina in viale Gramsci. L’unione fa la forza ed insieme sono pronti a ricominciare.

E l’ospedale invece? So anche quello in parte è stato danneggiato.

Non ci sono stati problemi di evacuazione. Stanno restaurando la parte rovinata però i reparti che per sicurezza sono stati messi nei container all’esterno stanno quasi completamente rientrando nell’ospedale.

E cosa ci dici invece delle case, potete rientrarci adesso? Spiegaci dei finanziamenti, lo Stato vi dà una mano?

Hai toccato il tasto dolente. Ti faccio un esempio: le case di categoria B sono quelle inagibili ma non così totalmente dissestate. Ecco, una casa del genere dovrebbe presentare un progetto di messa in sicurezza entro il 14 Novembre per avere i rimborsi statali. Ottenuta l’autorizzazione di inizio attività vengono concessi 8 mesi di tempo per completare i lavori a proprie spese. I rimborsi non si sa ancora in che entità siano (quanti per privati, quanti per l’istruzione, per le imprese e quanti per la sanità dato che queste ultime tre hanno delle priorità). Sembra che concedano fino 80% dei rimborsi sia alle case danneggiate ma abbastanza sicure che a quelle proprio inagibili e non recuperabili. Siamo in una situazione di estrema precarietà ed incertezza ma abbiamo talmente voglia di ricominciare che più che sui finanziamenti contiamo sulla nostra forza.

Come vi sentite in questo momento? Gli aiuti arrivati dalla solidarietà degli italiani nonché dal recente concerto in Emilia è stato sufficiente o vi aspettavate di più?

Noi ci sentiamo soli con noi stessi però abbiamo apprezzato molto le dimostrazioni di solidarietà da parte di tutta Italia. E’ da ammirare come le scuole superiori ed elementari (le medie sono in piedi e sono diventate municipio per due mesi) abbiano ripreso le loro attività il 17 settembre sotto le tende, aspettando che si completino i prefabbricati e questo è stato possibile soprattutto grazie agli aiuti delle altre regioni e province. Infatti dati i pochi posti nelle tendopoli, parte degli studenti sono stati mandati in gita o stage grazie a prezzi stracciati offerti in giro per l’Italia a studenti emiliani. Anche il concerto per l’Emilia ha aiutato a sensibilizzare ma vogliamo vedere che i soldi vengano impiegati realmente per la ricostruzione. C’è da dire che, per quel che so io, gli sforzi a livello politico ci sono stati solamente a livello regionale e locale. Il nostro Sindaco (Pd), tutta l’amministrazione e la stessa regione hanno fatto il possibile ma resta quasi totale la sfiducia nel sistema politico centrale. Vedere tanti sprechi, tanta ingiustizia e squallore dall’intera classe politica fa stringere il cuore, soprattutto in momenti di difficoltà come questi.

Di cosa hanno bisogno ora gli emiliani?

Devo essere sincera?

Certo.

Beh, soldi. E non parlo dei 2 euro mandati con sms, la metà si disperde nei costi della burocrazia. Informatevi e mandateli direttamente a persone che hannl perso tutto ma non la voglia di rimettersi in gioco, lavorare e riprendersi in mano la loro vita. Questa disgrazia ci ha unito tanto. Mai come ora sono orgogliosa di essere emiliana e sono sicura che con la grinta che abbiamo adesso torneremo a breve ad essere la regione virtuosa di un tempo.

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