Pubblicato il: lun, ott 8th, 2012

Studenti che lavorano, doppio impegno ma basso riconoscimento: intervista a se stessa

Nicole Colombi intervista se stessa

Titolo risonante, considerato la giornalista superba a cui l’ho rubato, ma Oriana Fallaci non è stata plagiata, solo citata. Il susseguirsi di domande e risposte, in cui intervistatore e intervistato coincidono, avrà come argomento di dibattito un tema caro a molti studenti universitari come me: le tasse.

D: “Nicole Colombi, lei è una studentessa universitaria, cosa ne pensa della decisione di alzare le tasse per gli studenti fuori corso?”

R:” L’idea di base ha una sua logica, ciò che è stato tralasciato, però, è un’attenta analisi della composizione degli studenti fuori corso”.

D:”Si spieghi meglio.”

R:”Nell’immaginario collettivo chi non finisce l’università entro i tempi è un ragazzo che, invece di frequentare i corsi e studiare, passa le serate a folleggiare in discoteca con gli amici, ma la realtà è spesso ben diversa. Io, ad esempio, sono una studentessa di scienze della comunicazione che si laureerà fuori corso di un anno (spero), le serate però non le passo in discoteca, bensì a lavorare come cameriera per contribuire alle spese della mia famiglia.”

D:”Ci racconti la sua giornata tipo”

R:”In questo periodo sto facendo il tirocinio, quindi mi sveglio alle 7 circa per prendere l’autobus e sono di ritorno alle 15, pranzo, riposo un’ oretta e poi inizio il mio turno di lavoro in pizzeria. Nei giorni super impegnati inizio alle 17, in quelli un po’ più blandi alle 20. In ogni caso vado a letto abbastanza tardi. Prima dell’inizio del tirocinio la mattina studiavo, ora proprio non ho il tempo.”

D:”Quante ore passa a lavorare?”

R:”Grosso modo 26 la settimana.”

D:”Gli aumenti delle tasse, però, saranno proporzionali al reddito.”

R: ”Certo, ma io vivo con i miei genitori, quindi i nostri tre redditi si sommano. Questo significa che sulla carta non siamo una famiglia con condizioni economiche precarie, ed è così in effetti, ma è così proprio perché tutti e tre ci diamo da fare, me compresa.”

D:”Esistono delle agevolazioni per gli studenti lavoratori?”

R:”Ci si può iscrivere part-time, pagando delle tasse ridotte ma impiegandoci il doppio degli anni per conseguire la laurea, serve, però,  attestare il numero di ore occupate al lavoro e la maggior parte degli studenti lavora con contratti a chiamata, quindi non ha un tot di ore assicurate da contratto. Inoltre per legge, uno studente lavoratore ha il diritto a permessi retribuiti per impegni interenti all’università, ma sono nuovamente esclusi quelli con contratto a chiamata, che sono la maggioranza. Tutte queste agevolazioni valgono chiaramente per chi svolge lavori con orari che si sovrappongono a quelli dell’università, per chi lavora la sera invece, ed è la maggioranza, le agevolazioni non valgono. In pratica per ottenere lo status di studente lavoratore non basta essere uno studente lavoratore.”

D:”In conclusione quale critica muove a questa riforma?”

R:”Io ritengo che se uno studente è fuori corso perché è un figlio di papà che pensa solo a divertirsi l’aumento non sarà certo uno stimolo a farlo laureare in tempi brevi e se, invece, uno studente è fuori corso perché lavora e ha, materialmente, meno tempo per studiare non potrà di certo abbreviare i tempi. In ogni caso, quindi, questi rincari non saranno utili ad avvicinare la laurea, serviranno solo a portare più soldi nelle casse pubbliche (e già ne diamo parecchi).”

D:“Come descriverebbe, quindi lo studente universitario medio?”

R:”Innanzi tutto demolirei l’immagine che ci propinano i telegiornali. La maggior parte degli studenti non decide di iscriversi all’università per ritardare di qualche anno il drammatico momento dell’entrata nel  mondo del lavoro, spremendo le tasche dei genitori. I più(e lo dico perché vivo tra giovani universitari) sacrificano i loro week-end e Natale, Pasqua, 1°maggio e 31 dicembre per aiutare la famiglia e sperano che un giorno avranno un lavoro migliore.  Molti rinunciano al corso che preferivano perché lo offre un’università che non possono raggiungere da pendolari e l’affitto proprio non possono permettersi di pagarlo. Altri, invece si iscrivono comunque e danno esami senza frequentare perché, anche loro, l’affitto non possono pagarlo.

Io faccio parte di quelli fortunati, tutto sommato, perché con un po’ di sacrificio posso fare quello che voglio, ma penso che questa auto-intervista serva a dare voce anche a quelli che studiano la notte e non escono a mangiare una pizza per mesi, ma nonostante ciò non riescono a laurearsi in tempo e vedono le tasse lievitare per colpa del fatto che non sono nati ricchi. Di questi studenti (e sono la maggioranza) nessuno parla mai.”

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