Pubblicato il: dom, Ott 7th, 2012

Festival di Internazionale a Ferrara: Me l’ha detto l’uccellino. Come Twitter e i social media hanno cambiato il giornalismo

di Alberto Bellotto

Twitter e i social media hanno cambiato il giornalismo? È questa la domanda alla base dell’incontro “Me l’ha detto l’uccellino” tenutosi nel pomeriggio di venerdì al Festival di Internazionale a Ferrara.

Moderato e animato da Luca Sofri, giornalista, blogger e direttore del Post.it, il dibattito ha avuto tra i suoi ospiti Sultan Al Qassemi, editorialista che vive negli Emirati Arabi Uniti e voce autorevole del panorama arabo su twitter; David Randall, giornalista inglese senior editor del settimanale Independent on Sunday di Londra; Marina Petrillo, giornalista radiofonica e voce del programma Alaska costruito solo con materiali provenienti da internet; e infine Lee Marshall, giornalista britannico esperto di viaggi e cinema e che vive in Italia dal 1984.

L’assunto alla base dell’incontro rappresenta una delle riflessioni centrali sul futuro della professione giornalistica. Il primo a rompere il ghiaccio e a prendere una posizione netta è stato il moderatore Luca Sofri. Per il direttore del Post.it twitter ha sostituito l’attività delle agenzie di stampa soprattutto nelle news internazionali. Affermazione non condivisa però da Randall che subito e senza mezzi termini ha dichiarato: ‹‹dire che twitter è meglio delle agenzie è folle››, per il giornalista inglese, infatti, l’elemento di distinzione tra le due fonti è la fiducia. Nel rumore di tweet è difficile distinguere le fonti delle quali fidarsi, mentre le agenzie sono una base sicura per la fiducia.

Il primo ospite ad analizzare twitter e il suo impatto sulla professione e sulla ricerca di fonti è stato Al Qassemi. Per l’editorialista degli Emirati, che ha seguito e raccontato su twitter le rivolte arabe dalla Libia all’Egitto, il ruolo della piattaforma è stato quello di connettere e creare reti di relazioni tra attivisti. In molti casi la condivisione delle password ha permesso di mantenere acceso l’interesse intorno ad attivisti incarcerati permettendo di salvare la vita a molti di loro. Al Qassemi è intervenuto anche sul tema della fiducia e ha voluto sottolineare come la ricerca di fonti valide passi attraverso un controllo attento delle attività di quella fonte. In più per Al Qassemi è importante leggere non solo i tweet dei giornalisti famosi, ma anche quelli di attivisti e organizzazioni non governative.

Marina Petrillo, raccontando la sua esperienza nella realizzazione del programma Alaska, ha messo l’accento sulla necessità di fare attenzione e correggere le notizie nel corso del lavoro aumentando così la propria autorevolezza.

Poco convinto del mezzo Randall, ha insistito su due punti centrali: da un lato si è chiesto come sia possibile seguire un evento e coglierne tutti gli elementi mentre si sta twittando; dall’altro si è interrogato su come sia possibile scegliere una voce tra le milioni che circolano sul mezzo. Il primo a rispondere a Randall è Al Qassemi che ha posto al centro la questione dell’età. Twitter essendo un mezzo nuovo si adatta molto di più alle nuove generazioni e diventa maggiormente fruibile per i giovani abituati al multitasking. Per quanto riguarda l’incapacità di seguire con attenzione mentre si segue un evento, Al Qassemi è parso molto più vicino a Randall, infatti l’editorialista ha evidenziato la questione del contesto, che deve sempre essere considerato da chi segue un evento e lo racconta.

Il primo a porre l’accento sulla mutazione della professione è stato Lee Marshall. Il giornalista britannico ha spiegato che i social media hanno ribaltato e sconvolto le gerarchie, ma ha chiarito anche che l’impatto dei media sociali va distinto in due parti: da un lato l’influenza sul lavoro e sulla sua organizzazione che sono stati ampiamente rivoluzionati; dall’altro l’attività vera e propria che non è cambiata rispetto a 15-20 anni fa. Se l’impatto della stampa e della televisione ha avuto un peso paragonabile ad un valore di 6 su 10, l’avvento dei social media è stato di poco superiore a 2 su 10, evidenziando come il compito del giornalista sia sempre quello di trovare i fatti.

Un altro tema importante intorno al discorso sui social media ha riguardato l’ambito economico. Randall più che proporre soluzioni ha individuato degli interrogativi intorno alla questione della gratuità. Per il giornalista inglese esiste infatti un conflitto tra l’informazione tradizionale e quella on-line che con la sua gratuità ha aperto un fronte che ha bisogno di una rapida soluzione. Sofri, rispondendo a Randall, ha specificato come alcune forme di informazione siano diventate sempre più liquide. Su twitter infatti hanno iniziato a proliferare utenti che fanno informazione senza alcun tipo di supporto, come un sito, un blog o un giornale.

Da sinistra a destra Marina Petrillo, Lee Marshall, Luca Sofri, David Randall e Sultan Al Qassemi.

L’ultimo punto del dibattito ha posto al centro il ruolo delle relazioni che si creano su twitter. Per prima cosa la Petrillo ha sottolineato come la piattaforma abbia aperto le porte alle donne e che il sistema abbia permesso loro di partecipare al dialogo aprendo possibilità prima inimmaginabili. Oltre a questo, l’elemento centrale è rappresentato dai legami professionali che si creano e si saldano nel confronto continuo sulla piattaforma. Per la Petrillo dopo le rivolte arabe, il prossimo grande muro da abbattere e quello che divide Occidente e l’estremo Oriente. La giornalista ha espresso la necessità che i mondi interagiscano su twitter, anche se al momento la massa critica dei cinesi sul web è ferma sulla piattaforma chiusa di Weibo che non permette uno scambio con l’esterno.

Un’altra piccola rivoluzione introdotta da twitter è stata infine evidenziata da Sofri. Per il giornalista il merito della piattaforma è stato quello di riportare il piacere della scoperta che Internet aveva tolto. Se la rete aveva finito col rinchiudere gli utenti in circoli di interesse, la caratteristica apertura di twitter ha permesso di dare alla rete quella serendipity che prima non aveva.

Il dibattito, pur mettendo in luce alcune criticità, ha posto twitter al centro dei mutamenti della professione e dell’informazione, evidenziando le enormi possibilità del mezzo.

È anche vero però, che ogni tanto allontanarsi da twitter aiuta a comprendere meglio il contesto. La Petrillo e Al Qassemi hanno infatti raccontato che ogni tanto è meglio abbandonare provvisoriamente twitter per tornare al lungo formato e recuperare il piacere delle letture lunghe e dell’analisi del contesto.