Pubblicato il: ven, ott 5th, 2012

E fu così che la merda in scatola costò più della carne: viaggio tra le avanguardie del Novecento in mostra a Venezia, Ca’ Corner

di Anna Chiara Sardella

Andy Warhol, fonte: Wikipedia

Fino al 26 novembre 2012 a Venezia Ca’ Corner della Regina ospita la mostra “The Small Utopia ars multiplicata”; il tema è quello delle opere e degli oggetti in serie di tutti gli avanguardisti del Novecento, da Dalì, a Duchamp, Warhol, Ernst e Manzoni.

Quando esattamente l’uomo contemporaneo ha iniziato a mangiare carne in scatola e ad avere una opzione infinita di prodotti sempre ammiccanti sugli scaffali dei centri commerciali, oppure quando ha visto la prima pubblicità non meno di due volte nella stessa giornata, non lo ricorda e probabilmente non si pone lontanamente la bizzarra domanda. Ma, mutatis mutandis, se siamo ciò che mangiamo – asseriva Feuerbach- saremo anche ciò che vediamo, in quanto vedere è anche esperienza.

In arte l’oggetto di uso quotidiano prende il nome di ready-made ed è nato con le avanguardie storiche del primo Novecento fino ad arrivare a Andy Warhol con la moltiplicazione esasperata degli oggetti immaginifici della cultura popolare, sia che si trattasse del volto di Marylin o di una passata di pomodoro.

Scompare così, insieme alla linearità del tempo e dello spazio, il concetto di pezzo unico in arte, o meglio viene messo in crisi e sostituito dal suo doppio. Il Novecento, secolo inaugurato con le immagini laceranti delle trincee, dei campi di sterminio, e delle propagande dei mezzi di comunicazione di massa, è un secolo che rompe con la stabilità della storia e coi suoi cicli lineari. La coscienza del mondo si amplia fino a diventare il suo doppio allo specchio: è così che nascono le avanguardie artistiche, contemporaneamente all’allargamento del suffragio universale dopo l’entrata delle masse come protagoniste della storia.

Marcel Duchamp, fonte: Wikipedia

L’avanguardista, surrealista, futurista, dadaista o neoplasticista che fosse, desiderava davvero rendere l’arte più democratica, o forse – col tempo negli anni sessanta – più prolifica di guadagni, fatto sta che spesso colui che ideava l’opera principale faceva poi produrre lo stesso esemplare in serie come se si fosse trattato di una scatola di piselli.

I servizi da tè di Checkonin e Suetin sono piatti e tazze dalle fantasie geometriche che nascondono multipli di loro stessi quasi quanto l’orinatoio “fontana” di Marcel Duchamp comperata da egli stesso negli Stati uniti ai primi del secolo e successivamente esposta a 180 gradi suscitando il clamore e scandalo in tutto il mondo. Reputata all’inizio un fallimento priva di valore artistico fu replicata dallo stesso Duchamp negli anni 50 in tre esemplari che oggi valgono circa un milione di dollari. Una cifra ragguardevole, ma tuttavia bisogna costatare che le scatole di pomodoro Campbell di Warhol costano solo poche migliaia dollari, spese di spedizione incluse.

“C’è davvero oppure no?” si chiedevano tutti osservando sconvolti quelle scatolette. Ebbene sì, oggi non è più un segreto: sigillata lì dentro c’era proprio della merda senza usare eufemismi, della “merda d’artista”, una delle più famose provocazioni artistiche ad opera di Piero Manzoni appositamente per i collezionisti d’arte, da lui tanto odiati, fissando il prezzo a peso d’oro.

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