Caso Diaz, la Cassazione accusa l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro
di Francesco Pirillo
I magistrati della V sezione della Cassazione hanno emesso un’ulteriore sentenza circa i fatti accaduti all’interno della scuola Diaz, durante il G8 di Genova. “L’esortazione rivolta dal capo della polizia (a seguito dei gravissimi episodi di devastazione e saccheggio cui la città di Genova era stata sottoposta) ad eseguire arresti, anche per riscattare l’immagine della polizia dalle accuse di inerzia, ha finito con l’avere il sopravvento rispetto alla verifica del buon esito della perquisizione stessa assumendo caratteristiche denotanti un assetto militare”.
Gianni De Gennaro è quindi colui che ha ordinato, eseguito e pensato la notte di sabato all’interno dell’edificio che ospitava gli ultimi manifestanti, giornalisti e alcuni volontari medici prima di ripartire ognuno per le proprie direzioni. La situazione è allora scappata di mano e anche di fronte a persone evidentemente anti-violente, alcuni addirittura con i documenti in mano e qualche anzianotto, l’irruzione si è trasformata in una macelleria messicana.
I poliziotti, continuano i magistrati, “si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli (detti “tonfa”) e con calci e pugni, sordi alla invocazioni di non violenza provenienti dalle vittime, pure insultate al grido di bastardi”. La forza di volontà del capo De Gennaro di “riscattare l’immagine della polizia” dopo i fatti di Genova, nonostante durante alcune giornate i diversi reparti celere abbiano dato il massimo colpendo persone pacifiche e lasciando a terra un ragazzo, era notevole ma allo stesso tempo labile, per cui “la mancata indicazione, per via gerarchica, degli ordini a cui attenersi” ha causato il massacro che conosciamo.
Inoltre, De Gennaro indusse a dichiarare il falso all’allora questore di Genova Giuseppe Colucci durante il processo Diaz. Per questo fu assolto, ma ora la sentenza della Cassazione stabilisce che dietro al massacro e alla torture c’erano le sue intenzioni.
La Cassazione sottolinea inoltre l’uso della forza commessa e la definisce “ad libitum”, ovvero senza misura e qualora ci fosse una legge che regolamentasse le pratiche di tortura, la questione si sarebbe risolta con la totale condanna dei poliziotti. I 25 imputati, invece, sono stati condannati solamente per “falso in atti d’ufficio”, tra verbali e la tesi della finta coltellata, e non per lesioni andate in prescrizione. Se da un lato c’era l’intenzione di ridar lustro alla polizia italiana, dall’altra c’è la totale convinzione giuridica e sociale che il tutto ha fatto sì che la democrazia, la libertà e il rispetto dell’individuo incassassero un altro duro colpo da alcuni organi di Stato.












