Venti di guerra tra Turchia e Siria. Bombardamento turco in risposta ai colpi di mortaio siriani
di Matteo Paolini
Sale di nuovo la tensione tra Siria e Turchia. Cinque persone sono rimaste uccise e tredici ferite da colpi di mortaio sparati dalla Siria e caduti in territorio turco nel villaggio di Akcakar, nella provincia sudorientale di Sanliurfa che ospita la maggior parte dei profughi siriani. Tra le vittime a Akcakar anche una donna e la sua bambina di sei anni. Secondo altre fonti, tra i morti ci sarebbero anche poliziotti. In seguito all’attacco, per tutta risposta, la Turchia ha colpito obiettivi in Siria. Ma non solo. La Turchia ha chiesto e ottenuto una riunione urgente della Nato.
Gli attacchi della Siria alla Turchia «sono una flagrante violazione della legge internazionale» e la Nato ne chiede l’immediata cessazione. E’ quanto si legge nel comunicato del Consiglio Atlantico della Nato sulla crisi tra Siria-Turchia.
La riunione è stata convocata in base all’articolo 4 del Trattato che prevede l’obbligo di consultazioni tra alleati su richiesta di uno Stato membro che si senta minacciato da un’intervento esterno. Non è chiaro al momento se la Turchia intenda appellarsi anche all’articolo 5 Nato, che prevede l’assistenza di tutti gli alleati a un paese membro che subisca una aggressione.
Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu invece ha contattato personalmente il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen che a sua volta ha espresso la propria «ferma condanna» del lancio di proiettili di mortaio caduti in territorio turco: lo ha reso noto un portavoce dell’Alleanza. Poco prima Bulent Arinc, vice premier di Ankara, aveva ammonito che in base al diritto internazionale il regime di Damasco deve essere considerato responsabile dell’accaduto, ricordando inoltre come, secondo l’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord, «tutti i Paesi membri dell’Alleanza debbono reagire quando uno di essi è aggredito».
«Questo attacco abominevole è stato oggetto di una immediata risposta delle nostre forze armate secondo le loro regole d’ingaggio. Gli obiettivi bombardati sono stati localizzati via radar lungo la frontiera», ha dichiarato il premier turco Erdogan.
La tensione si è fatta altissima fra i due vicini mediorientali dopo mesi di improvvise impennate e di periodi di relativa calma. Mai come ora i due Paesi sono vicini ad un conflitto dalle conseguenze imprevedibili per tutta la regione. Il premier islamico nazionalista turco ha preso posizione l’anno scorso contro l’ex amico Bashar al Assad – le due famiglie andavano insieme in vacanza – e si è schierato con i ribelli sunniti siriani, di cui accoglie i dirigenti in Turchia e che, secondo la stampa americana, finanzia e arma. In risposta, secondo Ankara, Damasco ha dato appoggio e finanziamenti al gruppo armato separatista curdo Pkk, che da luglio ha lanciato una dura offensiva nel Kurdistan turco contro le forze di Ankara.
A fine giugno i due vicini sono stati già a un passo dalla guerra dopo l’abbattimento di un caccia turco – che secondo Damasco faceva spionaggio – al largo delle coste siriane. Ankara ha minacciato ritorsioni ma poi – anche sembra per l’assenza di appoggio di Usa e Nato a una possibile offensiva armata contro la Siria – si è limitata a dichiarazioni muscolari.
Sanliurfa, dove sono piovuti i colpi siriani, è la provincia che al momento ospita il maggior numero di siriani che, in fuga dalle violenze in corso in patria, si sono rifugiati in Turchia. Attualmente, secondo dati ufficiali di Ankara, in Turchia vivono in tutto 93.576 profughi siriani, 30.665 dei quali si trovano nei campi di Sanliurfa. I rifugiati sono ospitati anche in strutture nelle province di Hatay, Gaziantep e Kilis. La Siria ha chiesto ai Paesi confinanti di rispettare la sua sovranità territoriale e di fermare “i terroristi” che attraversano i confini per entrare in territorio siriano.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite si è riunito per discutere dell’escalation di violenza tra Siria e Turchia. L’Organo Onu, benché diviso sul conflitto siriano, potrebbe emettere presto una dichiarazione sugli ultimi sviluppi delle violenze nella regione.













